Volevano sfidare Netflix, ora danno la colpa al coronavirus

Volevano sfidare Netflix, ora danno la colpa al coronavirus

Luglio 04, 2020 - 18:13
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La parabola di Quibi, che doveva rivoluzionare l'intrattenimento digitale. I risultati sono ampiamente sotto le attese. 

Non tutto il settore dell’intrattenimento digitale ha beneficiato della pandemia di coronavirus. C’è anche chi l’ha pagata. È il caso di Quibi, una piattaforma di contenuti video brevissimi (massimo 10 minuti), pensati per gli smartphone. La piattaforma era rivolta in particolare ai pendolari e agli utenti dei trasporti pubblici, che fra una destinazione e l’altra potevano seguire serie e show vari che avevano come caratteristica quella di avere puntate appunto estremamente brevi. Doveva essere l’alternativa a Netflix, ma si è rivelato un fallimento.

Come spiega il Wall Street Journal a maggio 2020 il totale degli utenti era di 1,5 milioni, a fronte di una previsione di 7,4 milioni. Ovviamente visto il target la pandemia ha dato il colpo finale a Quibi, ma a ben vedere, i problemi non nascono con il coronavirus, anche se i dirigenti hanno imputato alla pandemia il fallimento del progetto. La società è ora a corto di finanzianti e grossi sponsor hanno chiesto di rinegoziare i loro impegni: Pepsi, Taco Bell, WalMart… . A fondare la piattaforma era stato Jeffrey Katzenberg (ex DreamWorks) assieme a Meg Whitman, ex ceo di HP. A pesare sull’insuccesso della piattaforma sono però state scelte come quella di rendere i contenuti visibili solo da smartphone. Ma anche la pessima qualità dei contenuti ha pesato (nonostante la presenza di molte “star” americane). Il Wall Street Journal spiega anche come l’azienda abbia conosciuto una fuga di dirigenti, dal capo dell’advertising a quello dei contenuti, a quello del marketing.

La piattaforma probabilmente quest'anno raggiungerà solo 2 milioni di iscritti. Netflix punta ai 200 milioni.