Svizzera e UE: un quadro lungo trent'anni (in attesa dell'accordo)

Svizzera e UE: un quadro lungo trent'anni (in attesa dell'accordo)

Settembre 09, 2019 - 19:05
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Oggi a Bellinzona è stato presentato il volume “Svizzera-Ue: un rapporto irrisolto”: una raccolta di contributi accademici, curata da Oscar Mazzoleni e Paolo Dardanelli, per fare un punto della situazione e fornire chiavi interpretative del tema che ha polarizzato la vita politica elvetica negli ultimi decenni.

I rapporti fra la Svizzera e l’Unione europea: un tema quanto mai attuale, che si pone all’orizzonte ora con la decisione da parte svizzera sull’accordo quadro.
A 30 anni della fondamentale data che segnò la fine della divisione dell’Europa (e del mondo) dalla Cortina di ferro e a quasi 30 anni dalla votazione sull’entrata nello Spazio economico europeo SEE, respinta dal popolo svizzero (era il 1992), il tempo è sicuramente propizio per stilare un bilancio dei rapporti fra Svizzera e Unione europea.
Oggi a Bellinzona è stato presentato il volume “Svizzera-Ue: un rapporto irrisolto”, edito da Armando Dadò nell’ambito della collana “Le sfide della Svizzera” e curato da Oscar Mazzoleni, professore di scienze politiche all’Università di Losanna e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale, e Paolo Dardanelli, professore di scienze politiche all’Università del Kent.
Il volume si avvale dei contributi di prominenti ricercatori, svizzeri ed esteri, sul tema, che hanno analizzato, ognuno nel suo ambito di competenza (economia, storia, sociologia, …) e con sensibilità variegate, vari aspetti dei rapporti fra Svizzera e Unione Europea. Essi sono Clive H. Church, Blaise Fontanellaz, Sabine Jenni, Georg Kreis, Sean Mueller, Sergio Rossi, René Schwok, Pascal Sciarini, Tobias Theiler, Guillaume Vallet. Un volume con una particolare attenzione al lettore della Svizzera Italiana. Si tratta infatti della prima raccolta di questa portata ad essere tradotta nella lingua italiana.
I temi ruotanti intorno ai rapporti fra Svizzera e UE trattati sono molti. Si parte dal 1992, data del rifiuto da parte del popolo svizzero dello SSE, votazione vissuta in parte come un’anticamera all’adesione all’Ue (anche per errori da parte del Consiglio federale nella gestione della campagna, analizza Georg Kreiss, uno dei ricercatori ospitati nel volume). Votazione che segnò l’avvio della via bilaterale e dei conseguenti dibattiti e polarizzazioni che hanno poi caratterizzato fortemente la vita politica svizzera nei decenni successivi: dalla libera circolazione, ai “giudici stranieri” (termine che già nel ’92 era comparso nel dibattito pubblico e ritornato poi in auge con l’iniziativa targata Udc respinta nel novembre dello scorso anno), fino all’analisi della fase di impasse partita dal 2014 con le discussioni sull’accordo quadro che dovrebbe ridefinire i rapporti fra Svizzera e Ue verso una maggiore integrazione e che, con l’inizio della prossima legislatura federale (dopo le elezioni di ottobre), dovrebbe finalmente portare a una decisione. Si analizza anche l’impatto dell’integrazione europea sul federalismo elvetico (Dardanelli), come pure, in che modo ha influito la vertenza della Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’UE, sui rapporti fra quest’ultima e la Svizzera (Church).
Una tema, quello dei rapporti con l’Ue, che ha polarizzato l’opinione pubblica elvetica negli ultimi 30 anni probabilmente come nessun altro. Anche sull’interpretazione della volontà popolare e il progressivo sviluppo del sentimento di euroscetticismo in Svizzera i contributi presenti nel volume (fra cui quello di Mazzoleni: “Il Ticino: laboratorio dell’euroscetticismo elvetico?”) vogliono fornire delle chiavi di interpretazione utili a districare la complicatissima “matassa” dei rapporti fra Svizzera e Unione europea.