Semafori e binari, le ragioni del Governo

Semafori e binari, le ragioni del Governo

Aprile 30, 2019 - 13:06
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Il Consiglio di Stato ha presentato questa mattina le motivazioni per il "sì" all'installazione dei semafori sul Piano di Magadino e per il "no" all'iniziativa "Giù le mani dalle Officine.

“Semafori” e “binari”, ovvero gli oggetti in votazione popolare a livello cantonale il prossimo 19 di maggio, le Opere di fluidificazione della tratta Cadenazzo-Quartino e l’iniziativa popolare “Giù le mani dalle Officine: per la creazione di un polo tecnologico industriale nel settore del trasporto pubblico”.
“Una questione squisitamente tecnica, che ha assunto una connotazione politica”. Così il direttore del Dipartimento del territorio (Dt) Claudio Zali ha aperto la presentazione delle motivazioni del governo a favore del progetto di fluidificazione del traffico sul piano di Magadino, già approvato dal Gran Consiglio, e che ora dovrà passare al vaglio del popolo, dopo la riuscita del referendum.
Zali ha elencato la varie tappe con cui si è giunti alla proposta di semaforizzazione, che vuole sostituire tre delle attuali 6 rotonde sulla tratta fra Quartino e Cadenazzo con dei semafori intelligenti. Dalla richiesta dei Comuni, prima del 1997, di aumentare la sicurezza della tratta (a causa di incidenti causati dall’alta velocità), alla realizzazione delle prime rotonde, appunto nel ’9, fino al successivo aumento del traffico stradale in conseguenza della comparsa di numerose attività commerciali a lato di quella tratta del Piano di Magadino. Nel 2011 si sono operati i primi interventi di miglioria della fluidità e della sicurezza (con piste ciclabili, la corsia dedicata al bus e la sistemazione della rotonda Pergola e il raddoppio della rotonda di Cadenazzo centro). Nel 2013 si è raggiunta la saturazione della tratta e il traffico si è riversato anche sulla strada cantonale della sponda destra, mentre sul piano si continua ad edificare a margine della strada. Un contesto che è passato negli anni “da periferico a urbano”.
“Le perizie specialistiche commissionate dal Dipartimento del territorio per individuare delle soluzioni che permettano di migliorare la situazione in tempi brevi hanno evidenziato che una buona gestione e fluidificazione del traffico può essere ottenuta sostituendo 3 rotonde con impianti semaforici di ultima generazione (agli incroci di Quartino Luserte, Contone ovest e Contone est)”, spiega il Governo. “La gestione dinamica del flusso di veicoli per mezzo d’impianti semaforici intende stabilizzare il traffico e garantirne la priorità lungo l’asse principale Cadenazzo-Quartino, grazie a fasi di semaforo verde di lunga durata in favore della direttrice principale”.
“L’obiettivo”, spiega il comunicato, “è dunque quello di restituire qualità di vita al comparto, ridurre i tempi medi di percorrenza (che dovrebbero passare dagli attuali 29 minuti a 14, ndr) e il numero di giorni all’anno di congestione del traffico per mezzo di misure realizzabili in tempi brevi e con un investimento finanziario limitato” di 3,3 milioni di franchi.
Il “piatto forte” della conferenza stampa è stata però l’iniziativa “Giù le mani dalle Officine”, visto l’entità di quanto previsto dal progetto di Castione (120 milioni di franchi da parte di Cantone e Città di Bellinzona). Per il presidente del Consiglio di Stato, il capo del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta, il progetto di Castione, che prevedrebbe un nuovo stabilimento con 200-230 posti di lavoro, rappresenta un controprogetto indiretto all’iniziativa. Iniziativa lanciata 11 anni fa e che ha avuto il merito, è stato detto, di scongiurare la chiusura dello storico stabilimento industriale di Bellinzona. “Le autorità cantonali hanno pienamente sostenuto questa reazione con l’obiettivo di garantire il mantenimento in Ticino di una storica attività industriale”, si legge nel comunicato. “Negli ultimi anni, il Consiglio di Stato e il Municipio della Città di Bellinzona hanno condotto serrate trattative con le FFS per dare all’attività industriale delle Officine una prospettiva di lungo termine, ottenendo un duplice risultato”. Vale a dire da una parte la realizzazione di “un nuovo stabilimento industriale d’avanguardia FFS che assicura attività ad alto contenuto tecnologico e posti di lavoro di qualità nei decenni a venire”,  d’altro lato “l’acquisizione di parte dell’attuale sedime delle Officine di Bellinzona che potrà essere valorizzato promuovendo iniziative economiche orientate all’innovazione e contenuti d’interesse pubblico”.
Il nuovo stabilimento traduce dunque, secondo il Governo, “in realtà gli intendimenti espressi dall’iniziativa popolare, evitando al contempo le importanti incognite ad essa connesse”.
Incognite rappresentate dall’ipotesi che lo Stato "rilevi le attuali attività delle Officine e ne sviluppi di nuove, potendo ricorrere a misure d’espropriazione in caso di mancata collaborazione con le FFS”. Quanto chiede l’iniziativa secondo il Governo “esula manifestamente” dalle competenze dello Stato e “comporta elevati rischi occupazionali, giuridici edeconomico-finanziari”.