Pse: soldi ben spesi? L'Udc non è a 38%

Pse: soldi ben spesi? L'Udc non è a 38%

Novembre 28, 2021 - 20:08
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Nonostante i "numeri", i favorevoli al Pse si fermano al 57%. Il risultato che conseguenze avrà nelle dinamiche interne dei partiti? Ora Berset sposerà la "scuola austriaca" o la linea più moderata?

 

Ci aspettavamo, sia per la votazione a Lugano sul Pse, Polo sportivo e degli eventi, sia per il referendum federale sulla legge covid, un 70% di voti favorevoli. Evidentemente abbiamo sbagliato. In modo esagerato proprio sul PSE.

D'altronde a Lugano di fatto c'erano sette consiglieri comunali su 60 contro il Pse: i cinque dei Verdi e i liberali Fulvio Pelli e Ferruccio Unternaehrer. Poco più del 10% dei consiglieri comunali. Tutti gli altri, chi più, chi meno (forse facendo eccezione per Morena Ferrari Gamba) erano favorevoli. Tutti e sette i municipali erano stra-convinti della bontà del progetto del PSE e sostenevano attivamene il "sì", dalla socialista Cristina Zanini Barzaghi alla liberale Karin Valenzano Rossi, passando per il Ppd Filippo Lombardi e il sindaco leghista Michele Foletti. La Lega, l'Udc e il Ppd erano compattamente favorevoli al Polo sportivo (e la sommatoria di questi tre partiti fa di fatto il 50% degli elettori alle elezioni comunali di sei mesi fa). Tutto l'establishment del Plr era favorevole al Polo sportivo, lasciando isolati i "semplici" consiglieri comunali Pelli e Unternaehrer. Anche l'ex consigliere nazionale liberale Adriano Cavadini in questa campagna non si è visto molto. Anzi, per nulla. Il Ps di Lugano ha dato libertà di voto in assemblea, ma è un dato oggettivo che la propria municipale, l'ex presidente sezionale Raoul Ghisletta e il capogruppo Carlo Zoppi si sono molto impegnati per il "sì". Il Movimento Ticino e Lavoro non è stato particolarmente attivo nella campagna per il sì, ma sicuramente non ha sostenuto il no. Il consigliere comunale comunista Edoardo Cappelletti era favorevole al sì. Il Forum Alternativo non pervenuto. 

Insomma, un partito come l'MPS, che nelle scorse elezioni a Lugano non è riuscito ad entrare in Consiglio comunale, assieme al "vecchio" notabile del Plr Fulvio Pelli, a Ferruccio Unternaehrer, all'ex capogruppo in consiglio comunale dei socialisti Martino Rossi e alla "pasionaria" nostrana Tamara Merlo sono riusciti a rappresentare il 43% dei votanti di Lugano. Risultato lusinghiero per una "armata Brancaleone".

Se poi si tiene presente che la campagna del "no" aveva un budget finanziario molto limitato, mentre quella del "sì" aveva un budget di qualche centinaia di migliaia di franchi, tanto da inondare di pubblicità i media del nostro Cantone e fare aperitivi "à gogo", possiamo dire che il fronte del no ha "moralmente" vinto (e noi ne siamo felici). 

 

 

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Verrebbe da pensare che senza quella campagna pubblicitaria e di aperitivi così esosa ed articolata il fronte del sì avrebbe anche potuto perdere. Ma altresì ci si può interrogare su quanto sia stata efficacie, in rapporto agli ingenti mezzi finanziari, questa stessa campagna. 

Altresì si può pensare che se il fronte del "no" avesse investito un po' più di soldi magari sarebbe riuscito nel grande "colpaccio".

Ma evidentemente la storia non si fa con i se...

 

 

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Il lusinghiero risultato di oggi del fronte del "no", potrebbe avere delle conseguenze negli "assetti" interni ai partiti. Non è da escludere che i socialisti Martino Rossi e Alberto Leggeri adesso abbiano più frecce nel loro arco per spostare la linea del Ps della sezione di Lugano e quella della municipale Cristina Zanini Barzaghi. 

Altrettanto vale per Fulvio Pelli all'interno del Plr di Lugano. Non sarà più possibile isolarlo in un angolo come niente fosse. Noi che non siamo mai stati dei fan dell'"Uomo del Monte" e che spesso l'abbiamo criticato riteniamo che all'ultimo dibattito di Democrazia Diretta sulla Rsi l'ex presidente nazionale e cantonale del Plr sia stato il migliore. Diciamolo, questa campagna referendaria sul Pse ha fatto "risorgere" politicamente Fulvio Pelli, mostrando a tutti, anche a noi che non siamo mai stati particolarmente teneri con lui, che ha un ruolo politicamente importante. 

Non si potrà far finta di nulla dunque nel Plr di Lugano. E forse, piuttosto di andare a cercare personaggi di Breganzona per assumere il ruolo di presidente sezionale, i liberali luganesi potrebbero vagliare e valutare un profilo come quello di Ferruccio Unternaehrer alla guida della propria sezione. Un conservatore uomo di destra, ma che sa prepararsi sui dossier politici e soprattutto che ha mostrato un'importante dose di coraggio politico. Ma, ne siamo certi, i "vecchi assicuratori" preferiranno puntare per la presidenza su soggetti con minore spessore politico (in modo tale da non fare ombra a chi siede nell'esecutivo).

 

 

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Comunque, non dimentichiamolo, il Pse è un cantiere che durerà diversi anni e quello che conta è come procederanno i lavori e che cosa potranno vedere e apprezzare i cittadini una volta finita l'opera. Non dimentichiamocelo: anche il Lac, quando il Consiglio comunale approvò la sua realizzazione, godeva di un largo e sostanzioso consenso (tanto che la Lega rinunciò a lanciare il referendum). È la sua realizzazione e gli scandali che hanno accompagnato la sua costruzione, che hanno fatto cambiare idea a molti cittadini luganesi, tanto da diventare la principale ragione che portò il Plr nel 2013 (a opera non ancora ultimata) a perdere la maggioranza relativa a Lugano, a favore della Lega (che per qualche anno quasi ogni domenica ha messo in evidenza le "pecche" del Lac). Con questo non diciamo che nel 2024, quando il cantiere sarà in stato avanzato, l'MPS o i Verdi o Più donne saranno il primo partito di Lugano. Ma, ad esempio, che Nicola Schoenenberger prenda il posto della socialista Cristina Zanini Barzaghi in Municipio, ora diventa uno scenario possibile. Nicola Schoeneberger, dopo aver passato l'estate a "lamentarsi" un po' troppo per la perdita del posto nel cda dell'Ail, ha fatto un autunno in cui le ha "azzeccate" quasi tutte: dal Pse alla critica sulla "modica quantità" di amianto nell'edificio dell'ex Macello, passando dalla presenza alla manifestazione sulla giustizia di Michel Venturelli (unico granconsigliere presente). Se va avanti così Schoenenberger farà il pieno di voti non solo all'interno dei Verdi, ma anche all'interno dei socialisti. 

 

 

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Il Consiglio federale e in modo particolare Alain Berset, oggi, come prevedibile, hanno vinto la votazione sul referendum sulla legge covid-19. La vittoria del "sì" era scontata, ma quello che veramente contavano erano le percentuali con le quali si sarebbe vinto. Se a livello ticinese sono cresciuti i no, a livello nazionale il risultato è sostanzialmente uguale a quello di giugno, quando si è votato per un referendum simile. A guardare bene i risultati, a livello nazionale, le percentuali fra il "sì" e il "no" corrispondono più o meno a quanti maggiorenni sono vaccinati o meno. Ora, ne siamo certi, mercoledì Berset annuncerà misure più draconiane, che finora, un po' testardamente, si era rifiutato di applicare. Vediamo se sposerà la "scuola di pensiero" austriaca o più probabilmente un approccio un po' più moderato. Quello che conta è pero che il 38% che su scala nazionale ha votato "no" al referendum è molto maggiore ai voti che su scala nazionale fa l'Udc, unico partito che si è schierato a favore del referendum. Questo vuol dire probabilmente che Ppd, Plr, Pss e Verdi stanno regalando parte del loro elettorato all'Udc. Dopo che nel 2019 alle elezioni federali l'Udc non è andata benissimo, l'Udc potrebbe trionfare nel 2023.