Polo sportivo: "Un referendum avrebbe molte possibilità di successo"

Polo sportivo: "Un referendum avrebbe molte possibilità di successo"

Febbraio 14, 2021 - 14:40
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L'ex consigliere nazionale Plr Adriano Cavadini è fra coloro che ha espresso posizioni più critiche verso il progetto del Polo sportivo e degli eventi (PSE) che si appresta ad essere votato dal Consiglio comunale di Lugano. "Un salto nel buio", l'aveva definito lo scorso maggio, in un intervista che avevamo pubblicato su Ticinotoday (vedi qui). Nel frattempo è stato approvato il credito di progettazione e il Legislativo dovrà, il mese prossimo, chinarsi sul messaggio. Nel frattempo è però anche giunto l'annunciato referendum dell'MPS, che porterebbe la popolazione ad avere la parola finale sul progetto...

Adriano Cavadini, lei già lo scorso maggio si era detto molto scettico sul progetto di Polo sportivo. Ora il messaggio dovrebbe essere votato a marzo dal Consiglio comunale. Rimane critico sul progetto?

Assolutamente. Ancora più di un anno fa, direi.

Specialmente per la parte di questo progetto che non ha nulla a che fare con il Polo sportivo. È una parte inutile, ovvero le torri e i quattro palazzi lungo via Trevano. Innanzitutto per queste costruzioni gli aspetti edilizi non sono ancora definiti in modo chiaro, come ha sollevato nelle sue opposizioni l'avvocato Fulvio Pelli. Il Municipio ha già firmato un contratto con un'azienda di oltre Gottardo e ora vuole spingere il Consiglio comunale, fra un mese, a convalidare questa scelta. Una scelta per cui non ha ancora l'autorizzazione, visto che la pianificazione in quel settore non è ancora terminata e approvata.

Al di là di ciò questa parte del progetto è del tutto inutile. Dal 2015 al 2020 la popolazione di Lugano è diminuita di quasi 2’200 persone, un trend continuo, accentuato lo scorso anno dal maggiore numero di decessi dovuti alla pandemia. Il Municipio vuole dare a una società di Zurigo la possibilità di costruire due torri con oltre 9'000 metri quadrati di superfici affittabili l'una, da occupare con uffici e appartamenti, oltre ai quattro palazzi. A Lugano vi sono già numerosi appartamenti sfitti. Pure negli uffici vi sono molti sfitti e ce ne saranno ancora di più in avvenire, vista la diffusione del telelavoro provocata dalla pandemia. Con questo progetto l'ente pubblico vuole costruire uffici ed appartamenti che sono semplicemente inutili. 

 

Recentemente l'MPS (Movimento per il socialismo) ha annunciato che qualora il Consiglio comunale dovesse approvare quanto propone il Municipio, come probabile, lancerà referendum. Lei sosterrebbe questo referendum?

Per ora è prematuro decidere. Il Municipio ha scelto di procedere a testa bassa, nonostante i molti avvertimenti, mettendosi in un tunnel senza uscita. Il Consiglio comunale ha invece di fronte a sé tre possibilità. La prima è che approvi il messaggio e in tal caso partirebbe il referendum, che avrebbe molte probabilità di successo. La seconda possibilità è che il Consiglio comunale dica di no, e in questo caso il progetto si fermerebbe qui. C'è una terza possibilità, che io mi auguro, ovvero che i consiglieri comunali si chinino su questo tema con sufficiente spirito critico. Mi rendo conto che il compito non è facile: solo il contratto con il gruppo di Zurigo è di 120 pagine e va letto con grande pazienza e attenzione. A ciò si aggiunge un messaggio di 80 pagine che non è certo il miglior esempio di chiarezza. Detto ciò, considerando che se si votasse a favore si andrà in votazione, rischiando che il progetto venga affossato, il Consiglio comunale potrebbe rinviare il messaggio e chiedere al Municipio di presentarne uno nuovo che preveda solo lo stadio e il palazzetto sportivo, rinegoziando con l'azienda il contratto. Se questa non fosse d'accordo si dovranno trovare altre soluzioni, ma non credo sia difficile: c’era già un altro concorrente che aveva offerto solo lo stadio e il palazzetto dello sport anche a costi inferiori. Il finanziamento, se limitato a queste due opere, potrebbe anche essere trovato dal Comune di Lugano. 

Questa è a mio avviso l'unica possibilità per salvare la parte sportiva del progetto.

 

 

È convinto dunque che un referendum avrebbe buone possibilità di avere successo?

Sì. Calcolando tutte le opere e i costi previsti, anche se dilazionati su 27 anni, il progetto verrà a costare più di 300 milioni. Nei prossimi anni l'ente pubblico sarà in difficoltà perché le imposte diminuiranno, a causa della aziende che chiuderanno o registreranno delle perdite e dei lavoratori, che perderanno il posto di lavoro o lavoreranno a tempo parziale, cosa che comporterà un calo non indifferente del gettito fiscale. Mi chiedo, di fronte a questo scenario, come possa l'ente pubblico andare davanti alla popolazione per chiedere di investire centinaia di milioni di franchi in un progetto esagerato: è da irresponsabili.

 

 

Cosa altro non la convince nel progetto?

Un altro esempio. Per assicurare al privato l'affitto di una torre vi si sposteranno i dipendenti del Comune che lavorano in centro e nei vari quartieri, nonché la polizia, che è attualmente in via Beltramina, a poche centinaia di metri da dove dovrebbe sorgere il Polo sportivo. Per i due piani della polizia in Via Beltramina si pagano quasi 1,4 milioni di franchi annui, che vanno alla cassa pensione del Comune di Lugano proprietaria dello stabile.  Non so se il Municipio si sia reso conto che per pagare in futuro l'affitto a delle società di Zurigo per la torre est, si metterà in difficoltà la cassa pensione, a cui verrà a mancare un importante affitto. Sarà difficile trovare qualcun altro che lo pagherà.

Un altro esempio mi è stato segnalato da un tecnico: lo stadio sarà interrato di circa nove metri e mezzo, il palazzetto dello sport di dodici metri. Il materiale proveniente da questo scavo è di circa 196'000 metri cubi, che corrispondono a circa 16'000 camion di 13 tonnellate l’uno necessari per portare via il materiale di scavo. Il movimento di autocarri intaserà le strade vicine per mesi è stato calcolato? E dove si metterà, questo materiale? La documentazione del Municipio e il rapporto geologico dicono che in quel materiale c'è dell'arsenico, non proveniente da un inquinamento, probabilmente congenito al terreno. Si tratta comunque di materiale inquinato, che ad esempio in Italia non si può portare. Nel Sottoceneri o nel Sopraceneri dove troveranno una discarica per depositare 196'000 metri cubi? Mi sembra che il Municipio non si sia posto questi problemi. 

 

Il Polo sportivo è uno dei diversi grandi progetti luganesi di cui già da molti anni si parla, ma che per ora non sono stati realizzati. Fra questi c'è anche il Polo dei congressi. Visto che i prossimi anni si prospettano ristrettezze finanziarie, rischiamo di non vedere altri progetti realizzati ancora per molti anni?

Comprendendo il Polo sportivo la cifra complessiva per le opere pubbliche già votate dal Consiglio comunale o che comunque sono già in preparazione per le approvazioni si raggiunge una cifra non lontana dal miliardo. Ad esempio c'è il tram-treno o l'acquisto dello stabile della Rsi a Besso, il parco Viarnetto, lo stabile per i servizi comunali, quello ex-Swisscom, ecc.. Tutte ottime cose, ma che vanno finanziate. E la cifra è da capogiro e si aggiunge a un debito verso terzi attorno superiore ai 900 milioni. 

Per il Polo congressuale, se si imposta bene il progetto, sono abbastanza ottimista. Diversamente dal Polo sportivo, che nonostante le parole roboanti, viene tutto pagato dall'ente pubblico, con il Polo congressuale la Città potrebbe fare quello che ha fatto con il Palace. Ovvero, cedere a un privato il terreno per costruire un albergo, che gestirà lui, pagando un diritto di superficie per il terreno. Oppure, al posto del pagamento del diritto di superficie, si potrebbe negoziare la costruzione del Polo congressuale accanto all'albergo. Credo che in questo caso sia più facile trovare un privato interessato. Una volta passata la pandemia Lugano dovrebbe tornare a vivere, anche con le attività congressuali. Questa soluzione permetterebbe alla Città di costruire il Polo congressuale quasi a costo zero. 

 

Crede che invece attorno a un progetto del genere vi sarebbe consenso?

Il Comune non ha più soldi per finanziare un polo congressuale, dunque bisognerebbe trovare un privato. La condizione è però che questo maledetto virus venga eradicato in tutto il mondo e non solo da noi. Se invece il virus continua a circolare, anche in maniera minore, renderà difficile gli spostamenti internazionali. Il Polo congressuale ha senso unicamente se le persone arrivano a Lugano. Oggi, se l’avessimo, sarebbe vuoto, perché non viaggia più nessuno. La prima premessa è dunque la garanzia che il coronavirus, a livello mondiale, venga sconfitto, e che si possa riprendere una vita quasi normale, permettendo alla persone di tornare a viaggiare e a presenziare a dei congressi. Date queste premesse, si dovrebbe trovare nei grossi gruppi che gestiscono alberghi a livello internazionale un investitore. Cosa che oggi è difficile perché il settore è in difficoltà.

 

 

Si avvicinano le elezioni comunali. In tema di progettualità, dopo due legislature a guida leghista del Municipio, che valutazione dà all'esecutivo rispetto all'era Giudici?

Penso che le persone possano farsi da sole un giudizio, guardando quanto è stato realizzato prima e quanto oggi. Il confronto è difficile, visto che quelli erano gli anni del boom economico, dove tutto cresceva. Ora siamo in un momento di grosse difficoltà e l'ultima volta che c'è stata una pandemia a livello mondiale è stato più 100 anni fa. Difficile dunque fare confronti.

Attualmente però l’elemento che più mi preoccupa è la previsione dell'Ufficio federale di statistica secondo cui nei prossimi 40 anni la popolazione svizzera aumenterà, mentre quella ticinese scenderà da 351’000 a 321’000 abitanti. In Ticino, anche i posti di lavoro, valutati oggi a 223'000 frontalieri inclusi, nei prossimi quarant'anni scenderanno di 40'000 unità a tempo pieno. Come avevo già scritto in un’opinione pubblicata sul Corriere del Ticino bisogna chinarsi su queste previsioni, cercando di capirne il motivo. È un'evoluzione estremamente preoccupante e si dovranno da subito attuare dei correttivi per invertire la tendenza. A mio avviso è la sfida più grande con la quale il Ticino è confrontato e la politica, a livello cantonale, in collaborazione con le grandi città, deve affrontarla seriamente.