Perché l’app di tracciamento è un flop – una proposta teorica

Perché l’app di tracciamento è un flop – una proposta teorica

Luglio 15, 2020 - 21:30

Flop dell'app di tracciamento? Due proposte di spiegazione: il “momento Dick Marty” e “l’incubo quarantena”.

Hanno subito spiegato che l’app di tracciamento avrebbe funzionato se almeno il 60% della popolazione l’avesse scaricata. Finora, e non mi stupisce, la app è stata scaricata da poco più di 1 milione di persone, poche per farla funzionare. La maggioranza degli intervistati di un sondaggio dice che non la vuole scaricare. Poi l’altro giorno il Consigliere federale Ueli Maurer ha detto che lui non la scaricherà perché non c’è l’obbligo.

Il paradosso è che per le logiche medico-informatiche – che si auto-elogiano a prescindere – anche quel milione di download rimarrà un “successo”, mentre chi non scaricherà la app sarà tacciato d’essere un asociale.

Cominciamo a dire che quando fai una app che non gira su ben il 20% degli iPhones in commercio in Svizzera (con una quota di mercato del 40%!) c’è un problema non tanto nell’utente che non la può scaricare, ma nella persona che ha pensato di continuare nel progetto e la ha programmata. Abbiamo di fronte degli invasati della tecnologia (e i nostri politici a ruota!) che pensano che il mondo digitale sia la panacea di tutti i mali. La realtà è che questa accelerazione ha creato ampie fette di “esclusi”. Si tratta di un approccio monco, spurio (cretino?) al mondo causato dai super-intelligenti che sono ai posti di potere (stile Sheldon di Big Bang Theory, avete in mente?).

A pensarci bene, era comunque assurdo pensare che veramente addirittura il 60% della popolazione avrebbe scaricato di sua spontanea volontà la app. Aprite i giornali, vedrete quanti commentatori danno degli infantili, cretini e altri epiteti ai loro concittadini che non la scaricano. Ma sono male direzionati, anche perché i sondaggi che cercano di capire come mai le persone non scaricano la app fanno le domande sbagliate. Chiedono agli intervistati ad esempio se non la scaricano perché non pensano che funzionerà, oppure se non la scaricano perché hanno paura che vengano rubati loro i dati. Il problema è da mettere su un altro piano di lettura. Il problema è proprio che tutti sanno che funzionerà, e per questo non la scaricano. L’analisi può essere scomposta in due grandi punti.

Il primo è quello che chiamerei il “momento Dick Marty”. Non che lui abbia la capacità di abbattere la app, ma il suo atteggiamento in televisione il 28 maggio 2020, a Falò, è paradigmatico. Marty ha redarguito che lo Stato ha una voglia pazza di controllarci e quindi bisogna opporsi a questa società del controllo. In realtà siamo già tutti controllati, perlomeno dalle grandi aziende, mentre la app swisscovid funziona secondo una comunicazione anonima fra smartphone che stanno vicini fra loro. Il problema non è quindi che non vogliamo essere controllati, ma (come spiega Zizek in una recente intervista) piuttosto che non siamo disposti a decidere di controllarci reciprocamente. Al massimo ci va bene sottoporci al controllo passo dopo passo, accettando di diventare dei “profili” su facebook e poi condividendo tutte le nostre informazioni con internet. Ma farlo apertamente, quello no. Là interviene lo scetticismo, il “momento Dick Marty”.

Il secondo grande motivo per cui non viene istallata la app è secondo me dato dalle conseguenze del ricevere l’avviso di essere stati vicini a chi è contagiato. La app diventa a sua volta un virus. Ecco tornare l’incubo quarantena, ma stavolta nella più nera solitudine, senza sapere chi altro deve sciropparsi il lockdown individuale. Una macchina della solitudine! È diverso mettersi in auto-quarantena dopo due mesi di viaggio o mettersi in quarantena dopo essere stati sull’autobus. In questo ultimo caso la persona non ritiene di essersi comportata in modo rischioso, è stata normale. L’auto-isolamento individuale è una misura brutale, che fa piombare in un mondo assurdo, gli arresti domiciliari auto-imposti: come ci si può stupire che le persone non vi si sottopongano di volontaria iniziativa? Veramente pensate che siamo nel giardino degli unicorni e delle cornucopie, per cui tutti sono disposti a rinunciare alla propria libertà inchiodati nella solitudine perché in astratto c’è il virus? Beh, i numeri dimostrano che non è così. È ben diverso attenersi al lockdown quando sai che tutti lo fanno o quando sai che tutti sottostanno allo stesso rischio (ovvero quando lo Stato obbliga a scaricare la app).

Torniamo all’inizio. I medici e gli informatici diranno che loro non hanno colpe di questo fallimento. Che è lo Stato ad essere poco coraggioso perché non ha imposto l’obbligo di installare l’applicazione. Mentre in realtà sono loro i veri “colpevoli” di questa situazione, non la politica: senza conoscere le condizioni-quadro sociali in cui la loro opera avrebbe funzionato, non dovevano nemmeno iniziare a programmarla. Ma purtroppo la società di oggi funziona così: la responsabilità è sempre degli altri, che hanno sempre fatto troppo poco. Un gioco ignobile dello scaricabarile, dove alla fine i colpevoli sono sempre i politici. E così, in un vortice dell’assurdità, il rischio che corriamo e che avremo alla fine la peggior soluzione possibile. Ovvero che quando i contagi saliranno e saremo obbligati con un’ordinanza a installare questa app di tracciamento, che non funziona su tutti gli smartphone. Già lo sento il lontananza il momento in cui lo Stato ci dirà che o compriamo un nuovo smartphone, o ci dobbiamo auto-escludere. Come dice la filosofa indiana Spivak, in questa società ormai non puoi non volere. Vieni escluso e basta.

Quali conseguenze politiche di fronte alla dura realtà materiale? Come spiega Zizek nel suo contributoTrotsky VS Lenin: How to Organise a Revolution” la sinistra deve confrontarsi seriamente con la presa del controllo del mondo digitale. Aprire sezioni di attivisti informatici (e in realtà gli altermondialisti lo avevano capito subito, anni fa, ricordiamoci di greencoop e di indymedia). Dobbiamo essere pronti sul punto digitale. Oppure continueremo a subire il mondo come sta accadendo in queste settimane di post-lockdown.

 

Filippo Contarini – gruppo di riflessione 1984