Parlar di Socrate per compensare Bannon

Parlar di Socrate per compensare Bannon

Ottobre 30, 2018 - 11:25

Il "grande vecchio" della destra parla di quanto siano belli e bravi i sovranisti...

Et voilà, pure in questa fine di ottobre ci siam dovuti subire l’ennesimo pistolotto paternalista di Tito Tettamanti che ci spiega come sono bravi e belli i sovranisti. Cita perfino Socrate, che evidentemente fa da compensatore culturale rispetto al suo impresentabile amichetto Bannon.
Non c’è nulla di nuovo nelle parole del grande vecchio: solita noia conservatrice di chi ha tutto, ha commerciato con tutti senza nemmeno turarsi il naso, vuole rimanere punto di riferimento per tutti, in particolare se sono tignosi, di destra e un po’ nazionalisti. Tettamanti si diverte persino a giocare al piccolo biologo e parla della Natura e del DNA; oscuri dottori di epoche passate lo guarderebbero con i lucciconi agli occhi.
La strategia del Tettamanti è quella della difesa e dell’attacco: “non chiamateci fascisti”, sembra volerci dire, per poi fare un bel discorso a tutela del Sacro Popolo contro i dannati Poteri Forti. Lui li ha sempre combattuti i Poteri Forti. Sì certo.
Quando lo leggi, strabuzzi gli occhi. Si lamenta di un’incerta “tecnocrazia oligarchica titolare di un governo mondiale”. Questo il Verbo di San Tito: “Basta girare un po’ tra i continenti per concludere affari (non da turista distratto) e ci si rende conto delle diversità superabili con la trattativa ma non annullabili per decreto”. Ghe pensi mì! Se sei indiano farò affari con te, ma stammi alla larga. Ricordo che queste parole sono di un palazzinaro che ha speculato in nordamerica. Sia chiaro insomma quale è il pulpito da cui arriva il Verbo.
Ogni volta che ascolto queste parole di ricchi finanzieri di destra mi chiedo perché non escono le stesse generose parole di rispetto dell’alterità quando si tratta di produrre bombe che andranno sulle teste di esimi sconosciuti qua e là nel mondo. Perché non possiamo certo dimenticarci che questi cosiddetti “sovranisti” sono anzitutto guerrafondai, e poi forse cittadini.
La supercazzola concettuale di Tettamanti è mascherata con cura. Lui viene a spiegare a voi, cari cittadini locali, come mai nella società liquida voi siete fermi. Il sovranismo sarebbe la difesa della democrazia partecipativa. Poi uno si ferma e ci pensa: ma che diamine ne sa il multimilionario Tettamanti di democrazia partecipativa? Lui, che spiegava (se non sbaglio a Teleticino, nella serie sui Grandi vecchi) che quando è stato orgogliosamente eletto in governo in Ticino c’era un controllo del voto talmente feroce che oggi sarebbe considerato illegale?
L’attacco biliatico sul finire è sguaiato: la colpa dei mali del mondo sarebbe delle ONG e del “politically correct”. Chiaramente non ricorda che lui volentieri si compra i giornali per influenzare l’opinione pubblica, evidentemente l’unica cosa “correct” è quella che dice lui. Va detto peraltro che fa un po’ specie il continuo utilizzo di questa contro-retorica degli uomini di ultradestra che cercano di sdoganare la loro lingua conservatrice come lingua giusta. Noi non pensiamo che le vostre boiate non van dette perché sarebbe “politically uncorrect”, noi pensiamo che sono boiate inumane, la capite la differenza? Perché vi ricordo che quella politica che giudica le persone a Chiasso in base al colore della pelle è amica vostra, non mia. Come si diceva l’altro giorno, contro questi sovranisti dobbiamo cominciare a essere concreti e chiari: buonisti un cazzo.
Povera vittima di questo mondo ingiusto, Tettamanti si lamenta degli “atteggiamenti di superiorità e demonizzazione” che aleggiano contro le persone di destra. Poi si apre il registro di commercio online e si nota che mentre spargeva il verbo dalla sua “Fondation Internationale pour une Histoire de la Civilisation Européenne” di Ginevra, il buon Tito indicava come domicilio Montecarlo (e sarebbe un caso fenomenale se ci fossero stati in quegli anni … due Tito Tettamanti di Lugano a Montecarlo!). Per fortuna che ci sono loro a spiegarci come si fa la civilizzazione! Maddai.
L’analisi del nostro Socrate-Boy è comunque debole: non ragiona sui meccanismi di funzionamento delle tecnologie virtuali immediate, non racconta quali siano gli elementi di dominio coloniale che ancora funzionano nella società occidentale e non racconta quali siano i rapporti economici fra finanzieri e mondo politico. Non è un caso, lui sta dall’altra parte della barricata, perché dovrebbe parlarne? Ricordo infatti che chi straparla di Poteri Forti è stato nel consiglio di amministrazione di Swissquote (una piattaforma di trading), per anni ha fatto lo stesso lavoro di Soros e la sua Fidinam scrive oggi orgogliosa che fa “47 milioni di franchi svizzeri di fatturato aggregato realizzato in modo crescente nei nuovi mercati di riferimento”. Avete capito l’antifona?
Uno speculatore che vi spiega come vivere al posto vostro, e che tifa perché votiate per i suoi amichetti: “La democrazia impone che ci si sottometta all’ingrato e difficile compito di convincere gli elettori, che si resista alle tentazioni delle vie facili e brevi, che si riconosca l’importanza della cultura e della competenza”. Questa la sua omelia conclusiva, amen.

Lo sappiamo, il nostro compito è difficile, in tutta la Svizzera: dobbiamo fare cultura (in senso lato) avendo come contropartita questi milionari ipocriti. Bisogna rimboccarsi le maniche. Contro i loro soldi l’unica cosa da fare è creare mutualismo fra noi, riscoprendo i valori del voler stare assieme e della curiosità in noi stessi e negli altri. Se non ricominciamo a costruire reti di senso (ovvero: gruppi di lavoro, gruppi di autoaiuto, gruppi musicali, gruppi di gioco, gruppi di politica di base, gruppi di accoglienza, ecc.) gli altri si compreranno tutto, anche il significato delle parole. E lo faranno sempre spiegandovi che lo fanno per voi.
 
Filippo Contarini, Lucerna