Opinione liberale: "È ora che Berna indennizzi il Ticino"

Opinione liberale: "È ora che Berna indennizzi il Ticino"

Febbraio 21, 2019 - 15:59
Posted in:

Per il consigliere nazionale Plrt Giovanni Merlini i tempi sono maturi perchè il Ticino chieda alla Confederazione un indennizzo per l'accordo sui frontalieri. Pronto un atto parlamentare.

Sull'odierna edizione di Opinione liberale, il settimanale del Plrt, il consigliere nazionale liberale radicale Giovanni Merlini, in un suo scritto, parla dell'atto parlamentare che intende presentare alle Camere federali, in merito a un indennizzo per il Ticino come contropartita all'Accordo sui frontalieri del 1974, per cui il Ticino, scrive Merlini è risultato penalizzato. Come noto le autorità italiane temporeggiano sull'Accordo sulla fiscalità dei frontalieri parafato il 22.12.2015. "Neppure la decisione del governo ticinese di rinunciare – in caso di firma dell’Accordo da parte italiana", scrive il consigliere nazionale Plr, "all’obbligo per i frontalieri italiani di presentare un estratto del loro casellario giudiziale è valsa a sbloccare la situazione. Il che dimostra per altro ciò che ho sempre sostenuto, e cioè che l’Accordo è tutto sommato più vantaggioso per la Svizzera che per l’Italia, anche se consente a quest’ultima di incrementare a medio e lungo termine il suo gettito fiscale". "Il traccheggiare delle autorità italiane pregiudica gli interessi del Ticino", scrive Merlini. "Primo perché con l’Accordo in vigore il Cantone dovrà continuare a riversare a Roma – quale compensazione a favore dei Comuni italiani della fascia di confine – il 38.8% delle imposte alla fonte prelevate dai frontalieri italiani, anziché il 30% previsto dal nuovo Accordo. Secondo perché la quota di ristorno fiscale attualmente dovuta all’Italia è significativamente superiore a quella dovuta, per esempio, all’Austria". "Inoltre", prosegue lo scritto, "i lavoratori italiani saranno tenuti a dichiarare anche in Italia il reddito da lavoro conseguito in Svizzera, deducendo l’imposta ivi pagata. Le ben più elevate aliquote marginali in Italia (pari al 43% per i redditi superiori ai 75’000 euro) potrebbero indurre un certo numero di lavoratori frontalieri, quantomeno quelli nelle fasce di reddito superiore, a riconsiderare la loro scelta di lavorare in Svizzera, il che allevierebbe in certa misura la pressione sui salari e sulle infrastrutture in Ticino".

"Una forma di compensazione finanziaria a favore del nostro Cantone", osserva Merlini, "è già stata ipotizzata nel 2017 dallo stesso consigliere federale Ueli Maurer, nella sua veste di responsabile del DFF, in un incontro con la Deputazione ticinese, se non si fosse sbloccata la situazione con l’Italia". Questa compensazione secondo Merlini, "potrebbe essere adottata nel quadro della revisione della Perequazione finanziaria della Confederazione o in altri ambiti: non sarebbe altro che una concretizzazione del principio di solidarietà confederale (“Unus pro omnibus, omnes pro uno”) sancito dall’articolo 44 cpv. 1 della Costituzione svizzera".
"Un nuovo atto parlamentare promosso con i colleghi Fabio Abate e Rocco Cattaneo sarà quindi depositato all’inizio della prossima sessione parlamentare affinché sia ripreso il filo di quel discorso e si riporti l’attenzione del Consiglio federale sul prezzo che il nostro Cantone si è accollato in tutti questi quarantacinque anni per volontà della Confederazione", conclude il consigliere nazionale. "È tempo di fare un po’ di conti a Berna e di ottenere un equo indennizzo".