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Non siamo in guerra con l'Islam

Non siamo in guerra con l'Islam

Novembre 19, 2015 - 21:22
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Il filoeuropeista D'Alema e l'euroscettico Tettamanti si confrontano sul futuro dell'UE. All'USI, fra i numerosi politici e giornalisti accorsi, c'e anche un "semplice cittadino".

Martedì 17 novembre, nell'aula magna dell'USI di Lugano, stracolma per l'occasione (rarissimamente si è vista una conferenza con più di 500 persone!), si è svolto un dibattito (chi fosse interessato ad alcuni "frammenti" della conferenza clicci qui) fra l'ex presidente del Consiglio italiano Massimo D'Alema (a Palazzo Chigi dal 1998 al 2000) e animatore della Fondazione Italianieuropei (la fondazione erede dello storico istituto della sinistra italiana "Fondazione Antonio Gramsci") e il finanziere ed ex consigliere di Stato PPD Tito Tettamanti, organizzato dal Corriere del Ticino e dall'associazione Amici delle forze di polizia. L'incontro, moderato da Ferruccio De Bortoli, già direttore del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera (dove assunse la direzione di Via Solferino dopo la direzione di Paolo Mieli), ha visto Tettamanti e D'Alma confrontarsi sul tema del futuro dell'Europa.

D'Alema esordisce lodando la "rettitudine" di De Bortoli, probabilmente dimenticandosi che proprio lui negli anni '90 fece una guerra di querele allo stesso, perdendole tutte. Naturalmente durante la serata non si è potuto fare a meno di toccare anche l'attualità degli attacchi terroristici perpetrati pochi giorni fa a Parigi, tanto che la prima domanda di de Bortoli verteva proprio su questa tematica. D'Alema rispondendo ha dichiarato che la minaccia rappresentata dall'Isis necessita di una dura risposta, e che l'Occidente ha commesso un errore nello "snobbare" gli appelli del presidente russo Vladimir Putin per un azione coordinata contro lo Stato Islamico, sottolineando tuttavia che a suo avviso questa non deve essere vista come un guerra della cultura occidentale contro l'Islam, anch'esso vittima dell'estremismo dei jihadisti, ma una battaglia per la civiltà in quanto tale. Di avviso simile anche Tettamati, che ha comunque voluto precisare anche che l'Occidente non deve avere paura di difendere i suoi valori tipici.

Pareri più discordanti sono invece stati espressi in merito alla validità del progetto dell'Unione europea. Se D'Alema si è detto un convinto sostenitore dell'integrazione europea e della moneta unica, e che semmai il problema è che accanto all'integrazione economica non si è fatta coincidere l'integrazione politica, Tettamanti ha invece rimarcato come l'UE sia stata costruita su basi tutt'altro che solide, assimilando economie di paesi fortemente diversificate e incapaci di inserirsi adeguatamente in un contesto unificato.

Punti di vista differenti anche in merito allo scenario BREXIT, ovvero la paventata uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Per Massimo D'Alema un'eventuale passo indietro da parte inglese non sarebbe così traumatico per le istituzioni europee, visto che gli inglesi già oggi non aderiscono alla moneta unica, e che piuttosto per consolidarsi ulteriormente l'Ue deve puntare su un "nucleo duro" di Paesi che condividono obbiettivi e strategie. Più scettico Tito Tettamanti, che ha evidenziato come la perdita della seconda piazza finanziaria mondiale potrebbe rappresentare un duro colpo per l'Unione europea.

Alla serata era pure presente un partere politico non indifferente, a cominciare dal consigliere di Stato PPD Paolo Beltraminelli al consigliere di Stato Manuele Bertoli, oltre all'ex consigliere di Stato socialista Pietro Martinelli e all'ex consigliera di Stato Laura Sadis (PLR). Presenti anche numerosi granconsiglieri: il leghista Giancarlo Seitz, il socialista Gianrico Corti, l'indipendente PS Jaques Ducry, il capogruppo liberale Alex Farinelli e il granconsigliere PC Massimiliano Ay. Erano in sala anche il consigliere agli Stati Filippo Lombardi, il consigliere nazionale Fabio Regazzi, il consigliere comunale di Lugano Martino Rossi, l'amministratore delegato del gruppo editoriale Mediati Marcello Foa, il responsabile delle pagine economiche del Corriere del ticino Lino Terlizzi, la direttrice di Teleticino Prisca Dindo, il dottor Moccetti, il direttore del Casinò di Lugano Patrick Lardi, il direttore generale della RSI Maurizio Canetta e tanti altri.

Merita una nota la battuta che non voleva essere ironica di Tito Tettamanti quando a metà della conferenza ha voluto precisare che la stessa era secondo lui molto interessante perchè rappresentava il dialogo fra un uomo di potere, Massimo D'Alema e un "cittadino", ossia sè stesso. Involontariamente Tettamanti è stato sarcastico ad autodefinirsi un semplice cittadino, visto che a tutt'oggi lui detiene ancora il primato di essere stato il più giovane consigliere di Stato nella storia del Canton Ticino, cofondatore (assieme al pipidino Giangiorgio Spiess) della Fidinam, forse la più grande fiduciaria che abbia mai operato in Ticino, senza dimenticare il suo ruolo nella prima fase della Banca del Gottardo (oggi assorbita da BSI), nella società Viganò Rasini (emanazione della banca italiana Rasini, dove ha lavorato il padre di Silvio Berlusconi e che fu la prima a finanziare il "Re di Arcore", poi entrata nella galassia BPL, Banca popolare di Lodi, di Fiorani, esponente vicino a Opus Dei, che da dopo il crack del 2005 risiede in carcere), oltre alle sua avventure finanziarie e industriali con i vari Vittorio Ghidella (l'ingegnere "papà" della Fiat Panda e della Fiat Uno), e quant'altro. Tito Tettamanti è un "semplice cittadino", che figura nelle classifiche di Bilanz come secondo uomo più ricco del Ticino (dopo i fratelli Mantegazza). D'altronde lo stesso Tito Tettamanti in conferenza ha citato le sue esperienze "libiche", dove lavorava in consorzio con alcune controllate del megacolosso IRI (che ha visto alla sua guida sempre ed esclusivamente manager democristiani di nomina politica). 

La conferenza sarà visibile integralmente su l'emittente di Melide Teleticino venerdì sera, nella fascia oraria di solito occupata da "A Fuoco".