"Nei centri profughi si rischia la vita: la Svizzera deve fare la sua parte"

"Nei centri profughi si rischia la vita: la Svizzera deve fare la sua parte"

Aprile 13, 2020 - 22:36
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Oggi, il giorno di Pasqua, 110 organizzazioni umanitarie, associazioni, gruppi ed ONG svizzeri hanno presentato un appello che chiede l’evacuazione dei campi profughi delle isole greche e al Consiglio federale ed al Parlamento di attivarsi per portare in Svizzera il maggior numero possibile di rifugiati. Un appello firmato, fra gli altri, dall’ex consigliere agli Stati ticinese Dick Marty, dal sociologo e politico Jean Ziegler, dalla sindaca di Ginevra Sandrine Salerno, e da diversi altri politici, esponenti del mondo della cultura e della società civile.

Abbiamo intervistato Salvatore Pittà, dell’Azione Posti Liberi Zurigo, una delle sigle che hanno aderito all’appello, in merito ai contenuti di questo appello.

Salvatore Pittà, la situazione dal punto di vista umanitario nei campi profughi greci e da ormai anni drammatica. Ora, con la pandemia del coronavirus, come è peggiorata?

Vi è un pericolo di morte, sia per i rifugiati nel campo di Moria e negli altri campi nelle isole greche, ma anche per la popolazione greca. Nel nostro appello spieghiamo che nei campi profughi greci, ma pure in quelli italiani e, con delle eccezioni, in quelli svizzeri, non c'è la possibilità di osservare le minime regole igieniche per evitare un contagio da coronavirus.

 

Voi chiedete che la Svizzera si attivi per accogliere parte di questi rifugiati ed evitare che rimangono nell'attuale situazione. Attualmente è fattibile farlo, dato che la maggioranza dei voli aerei e dei trasporti sono sospesi?

Nelle ultime settimane la Svizzera è riuscita a rimpatriare migliaia di svizzeri tramite l'aeroplano. Ciò dimostra che tecnicamente non c'è un problema. Abito abbastanza vicino all'aeroporto di Zurigo-Kloten e gli aerei ci sono e funzionano. Abbiamo la possibilità di evacuare moltissime persone. 

 

Già da prima della crisi del coronavirus la problematica del sovraffollamento dei campi profughi greci era nota, ma da parte degli altri Paesi c'è una forte resistenza verso l'accoglienza di queste persone. Ora, con la crisi del coronavirus, il clima sul tema dell'accoglienza non rischia di essere ancora peggiore?

È una questione di volontà politica. La Svizzera fa parte del sistema Dublino, come gli altri Paesi europei. Non si tratta dunque di una questione che riguarda l'Unione europea, ma i Paesi del Sistema Dublino e che è all’origine del fatto che le persone siano ferme nelle isole greche ormai da anni. La Svizzera è corresponsabile della situazione. Noi non chiediamo altro che la Svizzera colga la possibilità per dimostrare che è all'altezza delle sue responsabilità.

La Svizzera per altro aveva già promesso lo scorso anno di accettare e organizzare il viaggio per la Svizzera di alcune dozzine di minori non accompagnati attualmente in Grecia, ma che hanno famigliari in Svizzera. Questa promessa la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha detto il primo di aprile che non vuole più mantenerla. Da parte dell'Azione Posti Liberi è qui che è scattata la "scintilla". Secondo gli accordi di Dublino è un diritto di questi giovani potersi ricongiungere con la loro famiglia. Noi chiediamo che la Svizzera si faccia carico della sua responsabilità e faccia ciò che prevede il diritto già da anni. È a mio avviso scandaloso che la Svizzera non abbia la volontà politica di attenersi a queste regole. 

 

E invece per quanto riguarda i centri per richiedenti l'asilo in Svizzera come è l'attuale situazione dal punto di vista sanitario, visto che in passato, in Ticino, sono emerse importanti problematiche dal punto delle condizioni sanitarie al loro interno? Rischiano anch'essi di essere dei focolai difficili da gestire?

Per prima cosa osservo che, statistiche alla mano, il pericolo del coronavirus è un pericolo che viene dagli svizzeri, o dai ticinesi, e non dai rifugiati. Vi sono molti più svizzeri ammalati o deceduti che non rifugiati. Il pericolo siamo noi, non loro. 

Per quanto riguarda i centri per richiedenti l'asilo, ovviamente non diciamo che chi viene dall'estero oggi debba andare nei centri in Ticino, dove il problema già c'è.

Già durante la seconda guerra mondiale si diceva che per gli ebrei non c'era posto. Negli anni ’70 si diceva che per i cileni non c'era posto. L’Azione Posti Liberi ha sempre dimostrato che di posti ce ne sono.

 

Ad esempio?

Oggi ci sono probabilmente centina di migliaia di stanze negli alberghi svizzeri che sono vuote e tanti albergatori che non guadagnano più niente. Non vedo il problema ad accogliere queste persone in queste strutture, al momento vuote. Non c'è bisogno di accoglierli in strutture, sicuramente meno pericolose di quelle nelle isole greche, ma pur sempre pericolose, come lo sono i centri per rifugiati in Svizzera. Infatti abbiamo anche lanciato un'altra petizione, dove chiediamo che si chiudano temporaneamente i centri federali e cantonali, e che si organizzi un'accoglienza decentrata, visto che i centri per rifugiati attualmente sono un pericolo sanitario, anche per il resto della popolazione. 

 

 

 

franniga