Mimì non c'è più. Ma arrivano “vagonate” di milioni per trasformare una banca in Tribunale

Mimì non c'è più. Ma arrivano “vagonate” di milioni per trasformare una banca in Tribunale

Maggio 12, 2020 - 20:50
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25 anni senza Mia Martini. Nuovo Palazzo di Giustizia, siamo già a buon punto?

Oggi ricorrono i 25 anni dalla morte di Mia Martini, come già ricordato in Anteprima.

"Mimì", come affettuosamente era soprannominata Domenica Bertè, in arte Mia Martini, era la sorella "posata" dell'istrionica Loredana Bertè (che alla sorella morta, nel 1997 dedicò, la bellissima "Zona Venerdì"). Le due sorelle Bertè hanno condiviso, famiglia d'origine (reggine d'origine, ma hanno vissuto poco in Calabria e molto di più nelle Marche), papà (a cui Loredana ha dedicato la canzone "Padre padrone"), amori (Ivano Fossati) e data di nascita (entrambe nate il 20 settembre, Mia del 1946, Loredana nel 1950).

Se Loredana nel 1982 canta "Non sono una Signora”, sua sorella risponde un decennio dopo, con la canzone "Donne" (di Gragnaniello con cui farà anche "Cu'mme" con anche Roberto Murolo), due modi diversi di vedere la condizione della donna, ma simili nel voler raccontare la condizione femminile.

Il 12 maggio 1995 si apprende della morte di Mia Martini nella sua abitazione nel Varesotto e (per la prima volta e finora unica) i palinsesti delle radio vengono radicalmente stravolti, decidendo, quasi tutte l'emittenti radiofoniche, di trasmettere ogni ora una canzone di Mia Martini.

A Varese accorsero giornalisti, cantanti e i tg facevano collegamenti in diretta dai cancelli della villa per filmare le lacrime di Renato Zero, piuttosto che di Enrico Ruggeri.

La sorella Loredana, ha dedicato questi 25 anni a ricordare la figura di Mimì. E da un quarto di secolo il Festival di Sanremo ha ribattezzato il Premio della critica, in Premio Mia Martini.

 

 

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Voci e rumors che ci vengono riferiti, dicono che i notai sono già avanti con il rogito dell'ex Banca del Gottardo, progettata da Mario Botta quasi 40 anni fa, sarebbe già passata di mano al Cantone... Anche se il Gran Consiglio non ha ancora votato il messaggio inerente l'acquisizione dell'edificio, oggi dell'EFG Bank (i greci che hanno rilevato la BSI), per trasformarlo nel nuovo Palazzo di Giustizia.

Un'ottantina di milioni per acquistare l'edificio costruito dalla Banca del Gottardo, e tanti altri per ristrutturarlo e renderlo idoneo come Palazzo di Giustizia.

Alla fine, fra una cosa e l'altra si spenderanno circa 200 milioni di franchi per fare la nuova sede della Giustizia ticinese. “Vagonate” di milioni, che magari in questa fase da crisi da coronavirus potrebbero essere spesi diversamente...

Con meno di 100 milioni si potrebbe costruire un nuovo Palazzo di Giustizia ex novo. Ma dopo a chi rifilerebbe l'EFG il suo edificio di cui da tempo vuole liberarsi? E l'architetto Botta, sicuramente sarà contento di poter ristrutturare il suo edificio (a spese del contribuente) per trasformarlo nella sede del Tribunale... .

E se fossero veri i rumors e si stesse veramente già operando sul rogito, vuol dire che il Consiglio di Stato valuta che tutto il Parlamento è concorde sull'acquisto dell'edificio.