Michele Santoro. Le emergenze perenni e la "paralisi" dell’informazione

Michele Santoro. Le emergenze perenni e la "paralisi" dell’informazione

Settembre 18, 2021 - 20:00
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Ieri sera a Lugano Michele Santoro ha parlato del suo ultimo libro, ma anche dello stato di salute dell'informazione ai tempi della pandemia...

Ieri sera a Lugano, al “Boschetto Ciani”, c’era Michele Santoro, uno dei più grandi (se non il più grande) giornalista italiano, ospite del festival "Endorfine". Santoro, che nel corso della sua lunga carriera televisiva ha raccontato la mafia siciliana negli anni '80, come nessuno aveva fatto prima, con trasmissioni come "Samarcanda", "Rosso e il Nero" e "Tempo reale", e poi in tempi più recenti con programmi quali "Annozero" e "Servizio Pubblico", passando nei primi anni 2000 dall'"Editto bulgaro" berlusconiano che lo "bandì" dalla Rai, oggi osserva da "spettatore" (visto che non è più in tv, l'ultima comparsa sul piccolo scherno risale al 2018, con "M") un panorama giornalistico e dell'informazione di cui dipinge un quadro tutt'altro che rassicurante. In particolare con l'avvento della pandemia di covid. 

"La pandemia ha sparso una nebulosa sull’informazione", ha esordito Santoro, interpellato dal direttore di Teleticino Sacha Dalcol, sull'incipit del suo nuovo libro ("Nient'altro che la verità"), in cui già da "spettatore" esprimeva un giudizio più magnanimo sul panorama informativo italiano. Prima del covid, appunto. "La politica è diventata scienza e si propone con una sua indiscutibilità", ha detto Santoro. Di conseguenza "il ruolo dell’informazione è diventato quello di spiegare al popolo, che non capisce, le cose che deve capire". Si è passati da informazione a comunicazione. Ma, ha detto Santoro, "dal mio punto di vista il ruolo dei giornalisti e dell'informazione non è quello di propagandare la verità ufficiale. I giornalisti devono raccogliere tutte quello che è utile a farsi un’opinione. Questo elemento si sta attenuando e secondo me sta indebolendo la nostra democrazia". Una "democrazia limitata". Perché "non siamo poliziotti, carabinieri, magistrati. Loro devono occuparsi dell’ordine". Il ruolo della cultura e del giornalismo è ambire al "disordine, essere eretici, cani da guardia". Non una critica tuot-court alla gestione della pandemia, dunque, ma al ruolo dell'informazione. "Il potere ha la necessità di limitare la libertà per un interesse collettivo. Va bene". Ma se si "limita anche la libertà di pensiero, inizio ad avere un sospetto su quello che si stai facendo". Ridurre tutti a un gregge di pecore? "Sono venuto qui per dirvi che l’importante è il punto interrogativo", ha detto. 

I problemi dell'informazione, comunque, non sono nati con la pandemia. In Italia, e in Europa, ha detto Santoro, "non abbiamo niente per contrastare il predominio degli oligopoli americani nel campo dell’informazione. Gli Stati Uniti hanno i social media, Netflix, Amazon, la Cina Tik Tok. Noi neanche il tik". 

Tuttavia la pandemia ha rappresentato, secondo il giornalista italiano, "un punto importante di trasformazione e di riduzione degli spazi di dibattito". Il problema è quando "ci si convince che per ogni no vax che parla, ci saranno 1000 vaccinati in meno". L’obiettivo è far vaccinare più persone possibili, "ma un giornalista non ha questo scopo, come mi sembra una follia che un partito faccia una campagna a favore della vaccinazione. Dovrebbe occuparsi di altro: dei giovani che lasciano il paese, delle future generazioni". Invece a prevalere sembra essere l'emergenza continua. Caratteristica prettamente italiana, ma che, prevede Santoro "farà scuola" in tutto il mondo (non serve guardare lontano per chiedersi se non l'abbia già fatto). 

Un approccio all'emergenza permanete che non riguarda solo gli ultimi anni e la pandemia. Michele Santoro ha parlato naturalmente anche del suo libro, "Nient'altro che la verità", che si interroga sulle sorti di colui che è ritenuto attualmente il capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, e sulle sorti dell'organizzazione criminale in sé, passata dal culmine della violenza delle stragi di Capaci e Via D'Amelio (in cui furono uccisi i giudici Falcone e Borsellino), da un'enorme potere politico ed economico, con ramificazioni in tutto il mondo, a scomparire dai radar negli ultimi anni. "Come può essere che un’organizzazione simile sia sparita nel nulla?", si chiede Santoro. "Andare sulla scia di Matteo Messina Denaro è ricercare questa risposta". Attraverso il dialogo con l'ex killer della mafia e collaboratore di giustizia Maurizio Avola, che si auto-accusa della strage di Via D'Amelio. Un libro che ha già suscitato diverse reazioni nella vicina Penisola. "Oggi per Cosa Nostra è più semplice dissolversi nel capitalismo globale", ha spiegato Santoro. "In passato al latitante bisognava portare la valigetta di denaro. Oggi c’è il bitcoin". La Mafia sta "a Malta, in Russia, nei Paradisi fiscali. Il territorio è meno importante". Ma c'è di più: "Oggi se blocchi l’eolico in Sicilia, blocchi l’economia di una regione". "L’antimafia è una struttura emergenziale, nata in un periodo di guerra", ha detto Santoro. "Sciascia (che criticò i "professionisti dell'antimafia" nel lontano 1987, ndr) aveva torto nell’immediato, ma in prospettiva aveva ragione. Con la pandemia vedremo che lo Stato emergenziale durerà per altri trent’anni, mentre scuole, tribunali, sanità, continuano a non funzionare".