Marco Salvi: “Ad ogni mese di lockdown, perdiamo il 3% di Pil. Le previsioni dell’Fmi potrebbero essere ottimistiche”

Marco Salvi: “Ad ogni mese di lockdown, perdiamo il 3% di Pil. Le previsioni dell’Fmi potrebbero essere ottimistiche”

Aprile 15, 2020 - 16:30
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La crisi economica che si prospetta per quest’anno sembra essere molto pesante. Ieri il Fondo monetario internazionale ha pubblicato le sue previsioni, che indicano una contrazione importante del PIL per la stragrande maggioranza dei Paesi avanzati. Su questo punto abbiamo intervistato l’economista Marco Salvi,  Senior Fellow e responsabile «Società delle pari opportunità» presso Avenir Suisse, think tank indipendente di ispirazione liberale. Abbiamo anche chiesto un suo commento sulla validità delle misure finora adottate a livello federale, come pure sulle prospettive future in relazione alla crisi del coronavirus: sarà un crisi, come sostengono alcuni, che metterà in discussione la globalizzazione e il rapporto fra Stato ed economia come fino ad ora li abbiamo conosciuti?

Ecco la nostra intervista a Marco Salvi.

Marco Salvi, ieri il Fondo monetario internazionale (FMI) ha fornito le sue stime sulla crescita del PIL nel 2020. Per quanto riguarda la Svizzera è indicata per l’anno in corso una diminuzione del 6% del Pil. È a suo avviso una stima realistica?

Sono previsioni realistiche, direi quasi ottimistiche. La ‘regola’ che applico è che un mese di lockdown corrisponde a circa il 2-3% in meno di Pil. Con due mesi di lockdown avremmo già circa il 6% di Pil in meno e, in ogni caso, durante il resto dell'anno l'economia continuerà ad essere condizionata dall'evoluzione della pandemia, sia in Svizzera che all’estero. Al momento in Svizzera abbiamo dei consumi repressi in certi settori, ma abbiamo anche un problema di esportazione, dato che anche altri Paesi vivono una situazione difficile. Sono due influssi abbastanza forti che toccano la Svizzera in modo particolare.

Sempre le previsioni dell’FMI indicano però che nel 2021 si conoscerà a livello mondiale una ripresa. Per la Svizzera è indicato un +3,8%. Possiamo davvero già sperare in una ripresa il prossimo anno?

Credo che questo sia veramente difficile da dire già ora. Capisco la logica di questa previsione: se la situazione rientrerà nella normalità a primavera 2021 chiaramente avremo un rebound (rimbalzo, ndr) molto forte. Però mi sembra ci sia ancora molta incertezza. Un’incertezza che ora ha effetti sull'andamento congiunturale attuale e dei prossimi mesi. Non sappiamo quando questa crisi finirà e ciò inciderà sui piani delle imprese e dei consumatori. Il rischio è quello di una recessione prolungata.

Sarebbe sicuramente positivo se l'anno prossimo ci fosse un rebound, ma potrebbe anche non esserci. Va detto che le borse si aspettano un rebound, stando all'andamento degli ultimi giorni e sono di solito prudente nelle previsioni, quando la borsa pensa che vi sarà un andamento totalmente diverso. Guardando all'indicatore della borsa c’è spazio per essere ottimisti, ma l'incertezza mi sembra molto forte.

Per quanto riguarda le misure a livello federale di sostegno all’aziende, con i prestiti garantiti (in larga parte) dalla Confederazione, ritiene che siano misure sufficienti?

Credo che pacchetto del Consiglio federale sia ottimo, per due ragioni: per le misure che sono state prese e per le misure che invece non sono state prese. Per ora  (vedremo se sarà ancora così in futuro) si sono evitati dei bailout, una presa a carico delle perdite direttamente da parte dello Stato. Il sistema dei crediti, che avviene tramite il sistema bancario, fa capo a un'infrastruttura già esistente, e non avviene tramite una struttura parallela, che renderebbe le cose molto più lente, burocratiche e difficili. Fino ad ora il pacchetto è stato un grande successo.

Il rischio ora non è tanto che si aumenti il volume di questi crediti, cosa che forse sarà necessaria, ma che si inizi a chiedere il ritorno a una situazione come quella che c'era prima della crisi, con la richiesta di tappare tutte le falle, indipendentemente dalla loro grandezza. La pressione politica sta crescendo su questo fronte e il Parlamento vuole spendere ancora di più e forse non in modo così ragionevole e ragionato come è stato fatto fino ad ora.

Per alcune imprese i crediti potrebbero però non bastare, visto che non necessariamente, anche in uno scenario di ripresa, potrebbero essere in grado di ripagarli. L’ipotesi che da parte della Confederazione in futuro si proceda anche con degli stanziamenti a fondo perso la trova concorde?

Va detto che questi prestiti sono a tasso zero e dunque hanno già una parte a fondo perso, dato che il tasso di interesse è molto più basso di quello che si avrebbe in caso di un normale prestito presso una banca. Abbiamo già dunque un importante aspetto di sovvenzione.

Sono piuttosto critico su stanziamenti a fondo perso. È nelle ‘regole del gioco’ che l'imprenditore assorba per primo una parte delle eventuali perdite e anche per questo motivo riceve un compenso. Negli ultimi sette anni, come evidenziano gli studi effettuati, in genere c'è un rendimento del capitale imprenditoriale del 6% al di sopra del tasso a rischio zero.

È la funzione dell'imprenditore assorbire i rischi. So che può risultare un'affermazione dura, ma la suddivisione del rischio, nella nostra economia di mercato, avviene così. Ovviamente ora è lo Stato che ha obbligato alcuni settori dell'economia alla chiusura e i crediti sono lo strumento giusto per far fronte a questo tipo di situazione. Andare oltre a ciò dal mio punto di vista sarebbe ingiusto, anche rispetto agli imprenditori che hanno provveduto a costruire delle riserve e che hanno operato una politica finanziaria prudente. Il rischio è quello di creare una diseguaglianza all'interno degli stessi imprenditori.

Avenir Suisse è un think tank che opta per un orientamento liberale e liberista. Negli scorsi anni questo lo ha evidenziato ad esempio sul fronte dell’apertura verso l’estero, nel ruolo dello Stato rispetto all’economia. Oggi ci troviamo in una situazione in cui sono state disposte misure fino a poco tempo fa difficilmente pensabili, come gli stanziamenti miliardari avvenuti in molti paesi per far fronte alla crisi, misure di limitazione delle libertà economiche (ovviamente dovute alla situazione eccezionale), addirittura alcuni Stati hanno “precettato” aziende private per produrre materiale sanitario. Il fatto che viviamo in un mondo globalizzato, dal punto di vista del contenimento del virus, non ha certo aiutato. Questo cambio di paradigma a suo avviso sarà temporaneo o segna un cambiamento di rotta rispetto alla situazione prima dell’arrivo del coronavirus?

È un discorso sicuramente molto ampio. Prima di tutto, a mio avviso si deve fare attenzione a non confondere una posizione liberista con una posizione anarchica. Non siamo mai stati per un'abolizione dello Stato. Riteniamo semplicemente che lo Stato debba svolgere i compiti che è in grado di svolgere meglio. Sicuramente in una pandemia, in una guerra o in altri tipi di catastrofe, l'intervento dello Stato è essenziale ed è giusto che avvenga in modo forte e rapido. Rispetto all'attuale situazione è un bene che la Confederazione negli scorsi anni sia stata prudente nella sua politica finanziaria ed abbia accumulato delle riserve che gli permettono di operare questi interventi, che come detto trovo ottimi dal punto di vista economico. Dunque non è corretto dire che noi ci schieriamo contro lo Stato: Riteniamo invece che lo debba fare le cose che sa fa meglio e non debba invece fare quelle che non sa fare.

Per quanto riguarda la globalizzazione, col senno di poi, sicuramente si può dire che sarebbe stato meglio se avessimo ancora avuto una fabbrica di mascherine in Svizzera. È però facile dirlo ora, quando già sappiamo quali sono i problemi. Ritengo che tutto sommato non eravamo mal preparati alla situazione. Se guardiamo alle massime capacità ospedaliere in Svizzera non sono mai state raggiunte. Su questo specifico punto alcune delle attuali critiche mi sembrano dunque troppo dure.

Concordo sul fatto che bisognerà riflettere sul valore della globalizzazione. Bisognerà però tenere conto non solo dei suoi costi che oggi possiamo vedere, ma anche dei benefici che essa ha portato. Una situazione di autarchia potrà forse proteggerci contro una pandemia di questo tipo, sapendo però che rischi futuri non saranno gli stessi di oggi, ma vedremo anche cosa costa l’autarchia e cosa ci ha portato la globalizzazione in termini di benessere materiale e in termini di valori, come un certo internazionalismo. Ora vediamo che tutti i Paesi vogliono fare i propri interessi e si ostacolano a vicenda, portando ad una situazione ancora peggiore. Nei prossimi mesi sarà sicuramente una discussione da affrontare. Io però non sono pessimista sul fatto che possiamo essere in grado di mostrare qual è il valore di un'economia mondiale anche per le persone comuni, sia in Svizzera che negli altri Paesi.