LASA: Il dado è tratto, ma il Consiglio comunale non ha “giocato”. Perché tanta fretta?

LASA: Il dado è tratto, ma il Consiglio comunale non ha “giocato”. Perché tanta fretta?

Aprile 29, 2020 - 13:58
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La decisione di liquidare la SA dell’aeroporto, presa ieri dall’assemblea degli azionisti, passerà dal Consiglio comunale a posteriori. C’è chi solleva dubbi sulla legittimità del “modus operandi”, come Luca Cattaneo e Martino Rossi, che abbiamo interpellato in questo articolo. Il commissario della Gestione della Lega Lukas Bernasconi ci dice invece che non si poteva fare diversamente e da cosa è stata motivata l'urgenza di procedere senza l'avallo del Legislativo...

Di aeroporto a Lugano è da anni che si discute, ma sotto l'ombra del coronavirus, la vicenda della LASA (Lugano Airport, SA) ha conosciuto un'impressionante accelerazione.
Come noto una risoluzione della vicenda sarebbe dovuta arrivare lo scorso 26 aprile, con il voto popolare sui referendum lanciati dalla sinistra che si opponevano ai messaggi approvati da Gran Consiglio e Consiglio comunale di Lugano per ricapitalizzare e salvare LASA, votazione poi rimandata a causa della pandemia, e ora di fatto superata dagli eventi.
Lo scorso giovedì sera infatti il Consiglio d'amministrazione ha comunicato di voler procedere alla liquidazione della società e ieri l'assemblea degli azionisti ha approvato il "modus operandi”. Quattro giorni.

A far "storcere il naso" il naso a diversi (fra cui i commissari della Gestione di Lugano di Plr, Ppd e Ps, stando alla Regione) è però il fatto che ad avallare la scelta di cambiare indirizzo sul futuro dell'aeroporto, non vi sia stato un voto, non solo del popolo, che appunto non si è recato alle urne, ma neanche dei suoi rappresentati nel Legislativo.
Una questione che il consigliere comunale Plr Luca Cattaneo aveva sollevato lo scorso giovedì in un'interrogazione (vedi qui), in cui chiedeva, fra le altre cose, "chi sarà competente per decidere sul voto che verrà espresso dall’azionista di maggioranza (la Città di Lugano) durante l’assemblea di scioglimento?". Vale a dire, il Municipio può decidere da solo di procedere con la liquidazione della società? Ora l'interrogazione ha avuto un'implicita risposta (nel senso che appunto il Consiglio comunale non è stato coinvolto), ma il dibattito rimane. "Permangono i miei dubbi sulla legittimità di procedere e non sono convinto che sia proceduto nel modo giusto", ci dichiara Luca Cattaneo, che si dice "scettico sul fatto che nell'ambito dei poteri dei più ampi dell'Esecutivo, dovuti allo stato di necessità, si possa chiedere una semplice ratifica a posteriori al Consiglio comunale su una questione di principio, come lo scioglimento di una società". Cattaneo si chiede pure perché si sia dovuto procedere così rapidamente. "Da dove sorge un'urgenza così impellente da dover decidere da un giorno all'altro?", ci dice. "Posso capire che ci sia una certa urgenza, ma non si può invocare ora, se per un mese non è stato fatto". Per quanto riguarda il voto a posteriori del Consiglio comunale, ci dice Cattaneo, "mi chiedo a cosa serva". Anche in caso di bocciatura la decisione non cambierà, visto che "la società sarà comunque sciolta".
A difendere invece l'operato dell'esecutivo è il commissario della Gestione della Lega di Lugano Lukas Bernasconi. Perché non si poteva attendere per far esprimere il Consiglio comunale nell'importante decisione? "Mancavano i soldi per pagare gli stipendi di maggio, e forse anche quelli di giugno, visto che non sappiamo ancora quando si potrà tenere il prossimo Consiglio comunale". Soldi che potranno nei piani dell'Esecutivo essere trovati nell'ambito della procedura di liquidazione (vendendo gli asset) e per cui dunque non si potrebbe attendere la prossima riunione del Legislativo. Il voto per così dire retroattivo che ci sarà, ci dice Bernasconi, “sarà anche un voto simbolico, ma pienamente giustificato dall'evoluzione degli eventi”, che non hanno più permesso di salvare LASA. Dal punto di vista formale, la legittimità della procedura è passata dall'Ufficio giuridico della Città e dal Cantone. Assolutamente niente di "illegale", dunque, secondo Bernasconi.

Ora con la liquidazione si aprirà la fase di transizione per poi cercare dei privati interessati a gestire lo scalo aeroportuale. Da sinistra, da cui si chiedeva una transizione ai privati già in occasione del voto sui messaggi della ricapitalizzazione, come vengono letti gli ultimi eventi.

Mi chiedo come sia possibile che gli azionisti (Città e Cantone) prendano una decisione che compete al Gran Consiglio e al Consiglio comunale, i quali avrebbero dovuto essere informati della proposta e avrebbero dovuto rivedere le loro precedenti decisioni”, ci dice Martino Rossi, già capogruppo del PS in Consiglio comunale ed esponente del fronte referendario. Infatti, ricorda Rossi, “il Gran Consiglio e il Consiglio comunale avevano stanziato quasi dieci milioni di franchi per "rimpolpare" la SA, evitare il fallimento, o la liquidazione, e coprire anticipatamente possibili disavanzi futuri". "Questa decisione”, prosegue, “era semplicemente sospesa a causa dei due referendum, che non sono ritirabili da chi li ha promossi e dunque erano tuttora validi”. Gli azionisti, Cantone e Comune, “hanno dunque ricevuto dai rispettive Legislativi il mandato di salvare e rilanciare LASA”. Mandato che non è appunto mai stato rivisto dai due Legislativi. “Nessuna istanza pubblica ha decretato il cambiamento di situazione. Il tutto è avvenuto attraverso gli organi societari di una SA para-pubblica. Rimane un grosso interrogativo se sia lecito o meno quanto è stato fatto”, dice Rossi.

Questo per quanto riguarda la “forma”. “Nella sostanza la ragione che avrebbe condotto alla decisione della liquidazione, seppur in forma diversa, corrisponde a quanto chiedevano i referendisti”, ci dice Rossi, “che avevano una posizione contro il finanziamento pubblico dell'aeroporto e non contro l'aeroporto in sé”. “Avevamo proposto si facesse un piano sociale, il ricollocamento dei dipendenti, un finanziamento di tradizione di al massimo12 mesi e negoziare con i privati un passaggio equo della LASA a una società a capitale privato. Ora sostengono che è questo che stanno facendo”, spiega Rossi. “Nella sostanza possiamo dire di aver raggiunto l’obbiettivo”, conclude Rossi, “ma in una maniera molto curiosa e forse nemmeno formalmente impeccabile”. 

 

 

 

 

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