La Terra si scalda, ma di chi è la colpa? "Il dibattito che non c'è" all'Usi. Scienziati a confronto con Pamini e Tettamanti

La Terra si scalda, ma di chi è la colpa? "Il dibattito che non c'è" all'Usi. Scienziati a confronto con Pamini e Tettamanti

Settembre 25, 2019 - 15:57
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Sostenitori e scettici della teoria del cambiamento climatico a confronto lunedì sera all'Usi, moderati e commentati da Paolo Pamini e Tito Tettamenti.

Il dibattito sul clima è oggi il principale tema di discussione a livello mondiale, come dimostra, in tema di attualità, il summit dell'Onu sul clima di pochi giorni fa. Esso ha però anche delle forti ricadute sulla politica dei singoli Paesi. In molte parti di Europa si è assistito, durante le ultime tornate elettorali, ad una forte affermazione dei partiti e dei movimenti di matrice ecologista. La coscienza che il clima del nostro pianeta sta cambiando a causa dell'inquinamento prodotto dall'uomo è diventata una preoccupazione in larghe fette dell'opinione pubblica. Ma su quali basi scientifiche si poggia questa convinzione? Possiamo dire con certezza che l'innalzamento delle temperature si può imputare in larga maggioranza all'attività umana? La scienza è unanime nel sostenere ciò?

Per rispondere a queste domande lo scorso lunedì sera all'Usi l'Istituto Liberale, in collaborazione con Students for Liberty e l’associazione studentesca LPU – Law and Politics in USI, organizzava un dibattito su questo tema. Ospiti del dibattito, moderato e introdotto dal candidato alle federali per l'Udc Paolo Pamini, erano Marco Gaia (Dipl. Fis. ETH), Responsabile del Centro regionale sud di MeteoSvizzera, Ferruccio Ferroni (Dipl. Ing. ETH), presidente del Nongovernmental International Panel on Climate Change – Svizzera, e Tito Tettamanti, che ha commentato in chiave politica gli interventi degli specialisti.

A confrontarsi due visioni (quella di Gaia e di Ferroni), entrambe supportate da numerosi dati scientifici, ma opposte. Per il primo, come per il Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti climatici (IPCC, emanazione dell'Onu), l'innalzamento delle temperature della Terra che corrisponde all'era industriale è da imputarsi principalmente all'attività umana, nello specifico all'incremento dei gas ad effetto serra prodotti dall'uomo nell'atmosfera.

Altri scienziati invece la pensano diversamente. Come esposto da Ferroni le critiche alle conclusioni a cui è giunto l'IPCC si articolano su più livelli: da l'inattendibilità delle misurazioni sull'effettivo riscaldamento della Terra (che vi sarebbe, ma meno consistente di quanto indica l'IPCC), all'inattendibilità dei modelli climatici utilizzati per le previsioni future, passando dal reale impatto dei gas serra sul riscaldamento climatico (che sarebbe secondi i critici della linea dell'IPCC trascurabile) e dall'identificazione dell'attività solare come principale causa dei periodi di riscaldamento e raffreddamento del pianeta.

"Clima: il dibattito che non c’è", era il titolo della serata di discussione. Ebbene, se nell'opinione pubblica il dibattito sul cambiamento climatico sembra aver superato la fase di identificazione della sua origine (dando per acquisita la sua origine antropica), sembra che nella comunità scientifica, o perlomeno in una parte di essa, sia quantomeno ancora aperto.

Se questo fermerà o meno l'"onda verde" avviata a livello globale ce lo dirà il futuro. Tuttavia il rischio innegabile che emerge da questa discussione è quello di adottare misure sbagliate, che rischiano di creare più danni di quanti ne prevengano. Un solo esempio: siamo sicuri che il litio (nello specifico il suo smaltimento) utilizzato nelle batterie di molte automobili elettriche faccia meno danni delle emissioni dei motori a benzina? Sarebbe il caso di dibatterne.