La "maschera" dell'italiano medio e il film "dimenticato" a Locarno

La "maschera" dell'italiano medio e il film "dimenticato" a Locarno

Giugno 15, 2020 - 15:54
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Il 15 giugno di un secolo fa nasceva Alberto Sordi. Meglio di chiunque altro ha saputo raccontare l'italiano medio, interpretando ruoli nei film dei più importanti registi italiani. E al Festival del Film nel 2003…

"Maccarone, m'hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno!" Questa è la frase celebre di Ferdinando Mericoni, personaggio protagonista interpretato dal grande Alberto Sordi nel film di Steno (con alla sceneggiature oltre allo stesso Steno, pure Lucio Fulci ed Ettore Scola): "Un americano a  Roma".

Il 15 giugno di un secolo fa nasceva Alberto Sordi. Nato sotto il segno dei gemelli, rigorosamente credente, celibe Sordi è stato una delle principali icone maschili del cinema italiano, assieme al grandissimo Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi (fin troppo sottovalutato e dimenticato), Nino Manfredi e Marcello Mastroianni. Sono loro che hanno fatto grande il cinema italiano con i Scola, Maselli, Lizzani, Damiani, Fellini, Pontecorvo, Montaldo, Magni, Cervi, Lattuada, ... senza dimenticare i "mostri sacri" Visconti, Rossellini, De Sica, Antonioni, Pasolini, a cui noi ci permettiamo di aggiungere Mario Monicelli e Francesco Rosi.

Alberto Sordi ha vissuto gli anni d'oro del cinema italiano, prima che i finanziamenti pubblici e le diverse film commision regionali lo trasformavano in una sbiadita copia del passato, tanto che oggi, Sorrentino e Servillo (senza farci dimenticare Gian Maria Volonté e Francesco Rosi) sono il meglio che offrono Cinecittà e dintorni.

Il cinema è cambiato e all'orizzonte non si vede nessun nuovo Alberto Sordi (certo c'è Carlo Verdone, che tutti i critici identificano come il suo erede, ma Verdone è sulle scene da più di 30 anni, dunque la definizione di "nuovo Sordi" è impropria).

Perché la "cifra" della carriera di Sordi è l'essere stato capace di raccontare l'italiano medio, come nessun altro. E la sua biografia è aderente totalmente all'italiano medio. Lui, a differenza di Gassman, era credente e praticante, lui non era di sinistra come la maggior parte dei suoi colleghi, lui era un buon "democristiano" e non guardava al P.c.i di Berlinguer o ai movimenti extraparlamentari tanto in voga negli anni '70. Lui era molto riservato sulla sua vita privata a differenza dei Tognazzi e Gassman. Si possono avere molte relazioni con donne diverse, ma non le si sbandiera ai quattro venti. Un po' come quei borghesi e commendatori di quegli anni, che andavano a messa con la moglie e tenevano nascosta l'amante.

Il cinema di Sordi raccontava, con semplicità e senza intellettualismi, l’italiano medio.

Film come "Un giorno in pretura", "Un americano a Roma" "La grande Guerra", "Il moralista", "Vacanze d'inverno", "Il Vigile", "Il boom", "Made in Italy", "Un italiano in America" (che già nel 1967 riesce ad anticipare il format "C'è posta per te"), "Il medico della mutua" e molti altre pellicole, raccontano l'Italia e gli italiani di quell'epoca.

Ma il meglio di Sordi, secondo noi (anche se i grandi critici sono di avviso contrario) arriva negli anni successivi. Film come "Finché c'è guerra c'è speranza" (in cui Sordi è anche regista) del 1974, "Un borghese piccolo piccolo" di Mario Monicelli (che da alcuni critici viene ricordato come il film che chiude la lunga stagione della commedia all'italiana),"Vacanze intelligenti" episodio di "Dove vai in vacanza" con la celebre scena della biennale di Venezia del 1978 e poi il fantastico "Il Marchese del Grillo" ancora di Monicelli del 1981, i cui oltre a Sordi c'è Paolo Stoppa e anche Cochi Ponzoni.

Come scritto sopra a differenza dei critici che vedono il miglior Sordi quello degli anni '60, noi riteniamo che il meglio di sé il buon “Albertone” l’abbia dato nel decennio che va dal 1981 ("Il Marchese del Grillo") fino al 1992 ("Assolto per aver commesso il fatto", film che pochi ricordano, ma che in un certo senso affronta, con molti anni di anticipo, la questione del "too big to fail" a noi nota per l'Ubs di Ospel, ma anche per più recente "spiaggetta di Caprino"). In questo decennio ci sono in mezzo grandi pellicole. Nel 1982 "Io so che tu sai che io so" con una grande Monica Vitti (dove ci sono anche Sandro Paternostro e Gianni Letta, ai tempi direttore de Il Tempo, prima di essere lo spin doctors di Berlusconi). Sempre nel 1982  "Viaggio con Papà" con un giovane Carlo Verdone (appena due anni dopo il suo esordio di "Un sacco bello"). Poi c'è "Tutti dentro", del 1984, che con quasi dieci anni di anticipo racconta la parabola di Di Pietro, da inquisitore ad indagato.

Possiamo non citare il capolavoro di Monicelli del 1984 "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno", che vede nel cast oltre a Sordi, Tognazzi, Lello Arena e Maurizio Nichetti? Certo che no. Come non possiamo ricordare l'altro grande capolavoro di Sordi del 1990 di Luigi Magni "In nome del popolo sovrano”, film sul risorgimento e la Repubblica romana con Manfredi e Barbareschi.

Alberto Sordi muore il 24 febbraio 2003 e nell'agosto di quell'anno, a Locarno durante il Festival internazionale del Film l'allora direttrice artistica Irene Bignardi (poco apprezzata dalla critica ticinese, mentre noi la riteniamo una delle più brave direttrici del Pardo di sempre), con ingegnosità, all'altra Sala alle scuole della Morettina, fece un fuori programma per omaggiare il grande Sordi deceduto da meno di 6 mesi.  E cosa si inventa la brava Bignardi? Ovvio, riproporre un film del grande Albertone. Ma non uno scelto a caso, ma uno dimenticato da tutti: "La più bella serata della mia vita" del 1972. Da Roma, la Bignardi, fa arrivare alle scuole della Morettina di Locarno, trasformate durante il FilmFestival in una sala cinematografica, niente poco di meno che Ettore Scola, regista del film, liberamente tratto dal romanzo "La panne" dello scrittore svizzero Dürrenmatt. E quando davanti al pubblico di Locarno Scola prende la parola, ricorda che era stato difficile ritrovare la pellicola persa in qualche magazzino della Rai.

Una grande direttrice come la Bignardi, abilmente, in un solo colpo, omaggiò Alberto Sordi, fece arrivare a Locarno (e non a ritirare premi in passerella come fanno tutti oggi!!!!) il suo amico Scola, gigante della seconda stagione della commedia all'italiana, e omaggiò il più grande scrittore svizzero, Dürrenmatt, e infine presentò al pubblico una pellicola fino ad allora dimenticata da tutti e che invece merita. Proporre un Sordi quasi inedito, protagonista in un film tratto da un romanzo di uno scrittore svizzero era il modo in cui una grande direttrice artistica del Festival internazionale del Film voleva ricordare il grande Albertone. Probabilmente Sordi avrebbe molto apprezzato. Sicuramente ha apprezzato il pubblico di Locarno.