La COVID-19 ritorna e i liberali se ne vanno? Zali si trasforma in Borradori?

La COVID-19 ritorna e i liberali se ne vanno? Zali si trasforma in Borradori?

Luglio 05, 2020 - 18:51
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I momenti più importanti della settimana di Ticinotoday, rivisti e commentati.

Domenica scorsa, la rubrica Top of the Week si è presa una giornata di vacanza ingiustificata. Oggi, perciò, la consueta raccolta dei momenti più importanti della settimana di Ticinotoday coinvolge anche articoli che abbiamo pubblicato la settimana scorsa.

 

Cosa sono il liberalismo del 21esimo secolo e il buon governo?

Lo scorso fine settimana abbiamo dedicato un ampio approfondimento sul Partito Liberale Radicale Ticinese (PLRT), con un doppio articolo della rubrica Ultima Parola. Il punto di partenza della nostra riflessione parte da un fatto di cronaca politica, ovvero l’annuncio delle dimissioni di Bixio Caprara, quale presidente del PLRT. La fase nella quale un partito deve scegliere la sua nuova dirigenza, infatti, non dovrebbe limitarsi a un totonomi, ma piuttosto aprire un dibattito sul posizionamento dell’organizzazione politica e sulla strada futura da percorrere.

Un buon punto di partenza potrebbe essere l’analisi di quanto accaduto nella storia recente del PLRT. Noi lo abbiamo fatto nella prima parte dell’approfondimento (vedi qui), sottolineando alcune importanti sconfitte elettorali: dalla perdita del secondo seggio in Consiglio di Stato, nel 2011; alla mancata riconquista della maggioranza relativa in Governo, nel 2015 e nel 2019; sino alla perdita del seggio in Consiglio degli Stati, durante le ultime elezioni Federali. Non ci si dovrebbe poi dimenticare delle istituzioni comunali - quelle più prossime al cittadino – nelle quali il PLRT ha dovuto fare i conti con altre sconfitte elettorali, in particolar modo con la perdita dei sindacati a Lugano e a Bellinzona.

Con il taglio delle ali, quella radicale e quella liberista, il PLRT ha cominciato a vivere la crisi che il partito nazionale ha conosciuto con decenni di anticipo. Su questo aspetto si concentra la seconda parte dell’approfondimento (vedi qui), che indica alcune analogie tra i liberali svizzeri, chiusi a sinistra dal Partito Socialista Svizzero (PSS) di Peter Bodenmann e a destra dall’Unione Democratica di Centro (UDC) di Christoph Blocher; e i liberali ticinesi, stretti tra delle sinistre rinvigorite da alcuni giovani e dalla cosiddetta onda verde, e da un UDC rafforzatosi anche grazie ad alcuni ex liberali. Certo, Piero Marchesi e Fabrizio Sirica non sono paragonabili a Blocher e Bodenmann (con tutto il rispetto per i due politici ticinesi), ma alle elezioni Federali del 2019 il PLRT ha comunque toccato il risultato elettorale più basso della sua storia.

Qualche riflessione più approfondita sul funzionamento dei partiti e delle istituzioni andrebbe fatta, anche fuori dal PLRT. Recentemente, il costituzionalista italiano Sabino Cassese ha pubblicato un saggio su questa tematica: Il buon governo. L’età dei doveri. Secondo Cassese la politica odierna vive “la prevalenza dei temi e problemi immediati ed urgenti su quelli importanti e strutturali, dal predominio della politica sulle politiche, dagli schieramenti sugli orientamenti e sugli obiettivi”. Nonostante il saggio sia incentrato sulle istituzioni italiane, Cassese andrebbe letto anche dai politici nostrani. Noi abbiamo pubblicato una piccola recensione (vedi qui).

 

Non ci sono solo i liberali...ma anche i Verdi Liberali

In Ticino, i Verdi Liberali non sono ancora riusciti ad avere il successo riscontrato nel resto della Svizzera. Nonostante la mancata conquista di un seggio in Gran Consiglio, durante le ultime elezioni Cantonali, i Verdi Liberali proseguono il loro radicamento in Ticino. Lo scorso 24 marzo, infatti, sono stati fondati i Giovani Verdi Liberali Ticinesi. Settimana scorsa abbiamo intervistato Leandro De Angelis Effrem, presidente del neonato movimento giovanile (vedi qui).

 

La borradorizzazione di Claudio Zali

In queste due settimane non ci siamo occupati soltanto di PLRT. In particolar modo, vi segnaliamo una riflessione che abbiamo pubblicato nella rubrica Schegge, sull’evoluzione del Consigliere di Stato Claudio Zali (vedi qui). Nel 2015, infatti, Zali aveva ottenuto il record di voti preferenziali mai raccolti da un candidato al Governo cantonale. Come scritto in Schegge, “l’elettorato ticinese apprezzò molto un Consigliere di Stato con gli attributi”. Oggi, invece, Zali sta subendo una “normalizzazione che lo porta ad essere uguale a qualsiasi altri ministro, e soprattutto al “taglia nastri” che per 18 anni ha diretto il Dipartimento del Territorio”. Insomma, Zali si sta borradorizzando? Non siamo sicuri che si tratti di un bene, almeno per il secondo seggio della Lega in Consiglio di Stato.

 

Il ritorno della COVID-19

I momenti peggiori della pandemia di coronavirus sembrano alle spalle, ma il numero dei contagiati ha ripreso a salire anche alle nostre latitudini. Niente di cui stupirsi troppo. In fin dei conti, molti addetti ai lavori avevano detto che una seconda ondata sarebbe stata possibile (per ora ci sono solo alcuni focolai) e, addirittura, è possibile che dovremo convivere con la COVID-19 fino a che non sarà commercializzato un vaccino. Ciò vuol dire che potremmo doverci abituare a misure restrittive che vengono attivate in alcuni momenti di crescita dei contagi.

In attesa del vaccino, si stanno anche cercando dei farmaci che possano combattere gli effetti più gravi di questo coronavirus. A riguardo, uno studio di Oxford indica che il desametasone – un farmaco già disponibile ed anche economico – dovrebbe ridurre la mortalità tra i pazienti che hanno bisogno di ventilazione (vedi qui).

 

Buon inizio di settimana.
TM