Coranavirus, ecco i dati.

Coranavirus, ecco i dati.

Marzo 11, 2020 - 01:11
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Solo tre casi di contagio da coronavirus a Roma sono ascrivibili a contatti collegabili alla Cina. Per l'Istituto superiore di sanità italiano il resto dei contagi (la stragrande maggioranza) ha un'altra origine. Ma l'ISS ha fornito anche i dati anagrafici dei malati. Si conferma che sono gli anziani le categorie più a rischio. Interessante anche il dato relativo al numero di donne contagiate.

Mentre le notizie sui provvedimenti da parte delle autorità sia cantonali che federali sono in continua evoluzione (come nella vicina Penisola, dove sembra imminente l'imposizione del coprifuoco, almeno per la Lombardia), ecco che l'Istituto superiore di sanità italiano, con uno studio molto dettagliato ed articolato, ci spiega alcune cose importanti.
 
Il primo dato che l'ISS, Istituto superiore di sanità, ci fornisce è che l'epidemia in Italia non arriva direttamente dalla Cina, affermando che il coronavirus girasse nella Penisola da molto tempo (ossia molto tempo prima che il focolaio di Codogno, vicino a Lodi, esplodesse). L'ISS ha tenuto conto dei dati che emergono da tutti i contagiati fino al 9 marzo (2 giorni fa), ossia le 8342 persone risultate positive al virus e tutti risultano malati di seconda o terza generazione. Questo confermerebbe la notizia data dal centro epidemiologico dell'Università Statale di Milano (pubblicata dal Journal of Medical Virology), resa nota qualche giorno fa, che diceva che il virus probabilmente girava in Italia non da gennaio, come inizialmente si supponeva, ma da ben prima (fine ottobre, inizio novembre).
 
Il secondo dato fornito dall’ISS, dopo aver analizzato gli 8342 casi di malati, è che ben il 62% dei casi è maschio e un po' meno del 38% sono donne. Per ogni donna ammalata di Covid-19, in Italia ci sono 2 uomini ammalati.
 
Terzo dato. La distribuzione anagrafica. I casi di bambini (dai 0 ai 9 anni) sono 43 su 8342, ossia lo 0,5%.
 
Dai 10 ai 19 anni sono 81, quasi l'1%. Dai 20 ai 29 anni sono 296 (ossia circa il 3.5%). Dai 30 ai 39 anni sono 470, il 5,6%.
 
Dopo si sale in modo importante. Infatti fra i 40 e i 49 anni sono 891, il 10,7% (di fatto quasi il doppio dei 30-39 anni). Dai 50 anni ai 59 anni sono 1453, ovvero il 17,4%. Quasi uguale il dato fra i 60 e 69 anni. Infatti sono 1471, pari al 17.7%. Fra i 70 e 79 anni sono 1785, pari al 21,4%. Si scende con gli over 80 anni, che sono 1532, il 18,4%.
 
Di fatto il 57% di coloro che sono risultati positivi al coronavirus hanno un'età superiore ai 60 anni e se invece si calcola sopra i 50 anni sono quasi il 75% (ovvero 74.8%)!
 
Gli ospedalizzati sono stati sugli 8342 il 21% e il 12% in cure intense. Nessuno nella fascia d'età dai 0 ai 18 anni è finito in rianimazione. Solo il 10% dei ricoverati ha fra i 18 e 50 anni e ben il 46% dei ricoverati ha fra i 50 e i 70 anni (come sempre è il 46% dei ricoverati oltre i 70 anni).
 
Altro dato che fornisce l'ISS è sulla mortalità (sempre fino al 9 marzo con il campione dei 8342 casi risultati positivi). Ebbene c'è un solo morto fra i 40 e 49 anni (lo 0,3%), che diventano 3 tra i 50 e i 59 anni e si impenna a 37 fra i 60 e i 69 anni. Tra i 70 e i 79 anni i decessi arrivano sono ben 114 (il 31,9%) e ovviamente sale ancora per gli over 80 anni con 202 morti, ben il 56,6%.
 
Da questi dati forniti dal ISS, che sono il dato scientifico e statistico più importante finora fornito, non sembrerebbe assurda la strategia adottata in Ticino per tenere sotto controllo i ricoveri dei contagiati. Limitazione agli eventi e alle manifestazioni, ma scuole aperte (anche se il provvedimento di chiuderle nei prossimi giorni è nell'aria). Va anche detto che ci sono dei media che enfatizzano esageratamente la situazione, che rimane grave, ma non disperata. Quello che il Consiglio di Stato potrebbe fare maggiormente è chiedere con vigore (molto vigore) che gli anziani rimangano a casa il più possibile, visto che i dati che fornisce l’ISS dicono che sono loro quelli realmente a rischio.