L’economista “neo-marxista” che farà concorrenza a Piketty

L’economista “neo-marxista” che farà concorrenza a Piketty

Luglio 13, 2020 - 13:34
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Dal 2008 l'1% più ricco ha visto diminuire la sua quota di reddito globale, secondo quanto emerge dagli studi di Branko Milanovic. La "proboscide" dell'Elefante è sparita. 

Mentre è ancora fresca di pubblicazione la nuova “bibbia” della sinistra occidentale, incentrata sulla diseguaglianza, “Capitale e ideologia”, di Thomas Piketty, una sorta di “Capitale” di Marx in versione 21esimo secolo (vedi qui), un altro ricercatore della diseguaglianza balza agli onori della cronaca per la pubblicazione di un suo studio. Studio che dice, apparentemente, cose un po’ diverse da Piketty.

Il ricercatore serbo-americano Branko Milanovic è un nome noto nel campo degli studi sulla diseguaglianza. Ex capo economista della Banca Mondiale e docente alla City University di New York, è il “papà” del “grafico dell’Elefante”, che indica come nei decenni precedenti alla crisi del 2008 a beneficiare del massimo aumento di ricchezza sia stata (in Occidente) una ristretta élite globale, mentre le classi medie si sono impoverite, e come invece la ricchezza sia aumentata per le classi medie soprattutto cinesi (cosa che ha comportato una diminuzione, a livello globale, della diseguaglianza).

Bene, ora lo stesso Milanovic ha aggiornato le sue ricerche (vedi qui), che ora indicano che la diseguaglianza a livello mondiale dopo il 2008 sia continuata a calare (per effetto dell’arricchimento degli asiatici), ma è pure scomparsa la “proboscide”. Ovvero quella ristretta élite globale che fra il 1988 e il 2008 aveva conosciuto una crescita del reddito, ora ha fermato la sua corsa (negli anni 2008-2013). Dunque la diseguaglianza è ancora diminuita. “La crescita globale dell’1 per cento è rallentata in modo significativo dopo la crisi finanziaria, la sua quota nel reddito globale è diminuita”, ha detto Milanovic, anticipando la sua pubblicazione su Twitter.

Per valutare invece quale sarà l’impatto della crisi del coronavirus, è invece ancora troppo presto.