L’asino di Buridano, tra gli arabi in guerra in Inghilterra

L’asino di Buridano, tra gli arabi in guerra in Inghilterra

Maggio 02, 2020 - 14:51
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Mike Ashley, CEO di Frasers Group, ha ricevuto un’offerta di 300 milioni di sterline, per vendere la squadra di calcio di cui è proprietario: il Newcastle United. Secondo quanto riportato dal sito del giornale italiano “il Fatto Quotidiano”, “l’80% della cifra messa sul piatto arriva direttamente dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita guidato dal principe ereditario Mohammed Bin Salman”. Il tentativo saudita di acquistare il Newcastle, però, ha suscitato la reazione qatariota. L’emittente beIN Sports – legata al canale televisivo Al Jazeera, di proprietà dell’Emiro del Qatar Tamim bin Hamd Al Thani, e proprietaria dei diritti televisivi del campionato inglese in molti paesi – ha chiesto alla dirigenza della Premier League di bloccare la cessione Newcastle, in quanto il governo dell’Arabia Saudita avrebbe fatto deprezzare il valore campionato di calcio britannico, favorendo la pirateria delle partite tramite il portale beoutQ.

Come spiegato da “il Fatto Quotidiano”, “i diritti worldwide della Premier valgono quasi 2 miliardi di euro l’anno”. Nonostante ciò, dietro le polemiche tra Qatar e Arabia Saudita sembrerebbe esserci di più. Per i fondi sovrani di questi due paesi, infatti, la presenza nel mondo dello sport è una questione di prestigio nel Medio Oriente (avere l’erba più verde di quella del vicino), ma soprattutto un modo per farsi conoscere a livello internazionale, anche fuori dal settore petrolifero. Seppur in maniera tra loro concorrenziale, Arabia Saudita e Qatar utilizzano il calcio con gli stessi obiettivi: intessere relazioni internazionali, esplorare nuovi tavoli d’affari, attirare investimenti sul proprio territorio e favorire l’investimento dei propri capitali all’estero. Insomma, il Newcastle è nel mezzo di una questione economica e geopolitica internazionale.

Indipendentemente dalla riuscita o meno dell’affare con Ashley, sarà interessante vedere quali saranno le reazioni della Premier League. Aprirsi laicamente agli investimenti sauditi? In fin dei conti, in Premier League è anche presente lo stato degli Emirati Arabi Uniti, indirettamente proprietario del Manchester City. Oppure spalleggiare le proteste qatariote? In tutti e due i casi potrebbero esserci delle controindicazioni. Rinunciare ai soldi sauditi potrebbe essere difficile per la Premier League, soprattutto in questa fase di incertezza, dominata non soltanto dal COVID-19, ma anche dalla Brexit, dei cui effetti sul calcio abbiamo già scritto qui. Allo stesso tempo, però, è difficile scontentare il Qatar, mettendo a rischio la partecipazione di beIN Sports alle aste per i diritti televisivi del campionato.

Osservando questa lotta tra paesi del Medio Oriente, la Premier League dovrebbe inoltre tenere conto degli stretti legami tra la FIFA e il Qatar (di cui avevamo scritto qui) e dell’evoluzione dei rapporti di forza all’interno della FIFA (vedi qui). Un situazione complessa, nella quale ogni mossa potrebbe essere sbagliata. La Premier League rischia di fare la fine dell’asino di Buridano, che – trovandosi equidistante tra due cumuli di fieno identici – non seppe scegliere, morendo di fame e sete.

 

TM