Indagini per omicidio volontario per il farmaco Depakin

Indagini per omicidio volontario per il farmaco Depakin

Agosto 03, 2020 - 21:42

Ora per Sanofi è ipotizzato il reato di omicidio involtontario per non aver sufficientemente avvertito dei rischi correlati all'utilizzo del Depakin. 

L’apertura dell’indagine risale al 2016. Ora a carico del colosso farmaceutico Sanofi è stato ipotizzato il reato di omicidio involontario, per non aver sufficientemente informato le pazienti in gravidanza dei rischi per il feto correlati all’utilizzo del farmaco antiepilettico Depakin, un farmaco a base di sodio valproato e acido valproico.

Sono 42 le famiglie che accusano la casa farmaceutica di essere responsabile di aborti terapeutici o di gravi danni neurologici per i neonati.

Inizialmente le indagini della procura francese avevano ipotizzato i reati della truffa aggravata e delle lesioni involontarie. A fine febbraio è giunta la richiesta da parte delle famiglie di un’indagine per il reato di omicidio involontario, accolta dalla Procura, come anticipato da Le Monde e confermato oggi. Sarebbero il 40% dei bambini le cui madri hanno assunto il Depakin, stando alle famiglie, ad aver sviluppato disturbi dello sviluppo neurologico. Nel 10% dei casi è stato necessario ricorrere all’aborto terapeutico a causa di evidenti malformazioni fisiche.

Le famiglie delle vittime sono riunite nel comitato “Aide aux parents d’enfants souffrant du syndrome de l’anticonvulsivant”, che chiede che la casa farmaceutica “si assuma le sue responsabilità e dia prova di etica e moralità, in modo che questi bambini possano essere curati”, dice Marine Martin, presidente dell’associazione.

Nell’ambito dello stesso caso già tre famiglie sono tate indennizzate, con cifre che vanno dai 20’000 ai 157’000 euro. Indennizzate dallo Stato. Infatti l’Agenzia del farmaco francese è già stata riconosciuta colpevole di aver ritardato la diffusione delle informazioni relative all’effetto collaterale dell’antiepilettico in gravidanza.