Il Coronavirus e le lezioni per salvare il clima

Il Coronavirus e le lezioni per salvare il clima

Marzo 23, 2020 - 06:41

Il virus sembra fare più paura dei cambiamenti climatici. Secondo alcuni scienziati "bisognerebbe mettere in maggiore evidenza gli impatti del cambiamento climatico sulla salute pubblica". Le politiche straordinarie contro il Coronavirus potrebbero essere una buona risposta ai problemi ambientali?

Il Coronavirus e i cambiamenti climatici hanno qualcosa in comune, come sottolineato da Luca Angelini, nella versione digitale del Corriere della Sera: "entrambi richiedono misure eccezionali, per fronteggiare entrambi bisognerebbe, in primo luogo, dar retta a quel che dicono gli scienziati".  L'osservazione del giornalista italiano è certamente condivisibile, ma come mai sembreremmo essere più spaventati dalla pandemia, piuttosto che dal collasso ambientale del pianeta? A porsi questa domanda, tramite le pagine del quotidiano francese Le Monde, sono Francois Gemenne, direttore dell'Osservatorio mondiale sulle migrazioni ambientali dell'università di Liegi, e Annaliese Depoux, membro del gruppo di ricerca internazionale su salute e cambiamento climatico, Lancet Countdown.

Come spiegato dai due ricercatori, "se la minaccia del Coronavirus ci inquieta tanto, e più di quella del cambiamento climatico, è senza dubbio perché temiamo di prendere noi stessi il virus. Il virus rappresenta un pericolo concreto, vicino e immediato. Al contrario, abbiamo ancora l'impressione che il cambiamento climatico si produrrà innanzitutto per altri, nel futuro e altrove". 

Secondo Depoux e Gemenne, questa differente percezione delle due problematiche citate dovrebbe essere uno spunto autocritico per gli scienziati. I modelli climatici a lungo termine, infatti, alimenterebbero la percezione di distanza con i problemi di carattere ambientale. Come scritto su Le Monde, "quel che la crisi del Coronavirus ci suggerisce è che dovremmo abbandonare gli obiettivi di lungo termine per concentrarci su altri più immediati". Inoltre - sempre considerando l'analisi di Depoux e Gemenne, "bisognerebbe mettere in maggiore evidenza gli impatti del cambiamento climatico sulla salute pubblica". Questa seconda è una critica che, forse, andrebbe rivolta non soltanto agli scienziati, ma anche alle organizzazioni ambientaliste. 

Angelini, però, evidenzia come non si debba sottovalutare un'importante differenza tra i cambiamenti climatici e il Coronavirus. Secondo il giornalista del Corriere della Sera, infatti, "le misure restrittive contro il Coronavirus sono state accettate (più o meno scrupolosamente) perché percepite come temporanee. Quelle contro il cambiamento climatico dovrebbero invece essere permanenti o comunque di lungo periodo".

Proprio a riguardo di politiche ambientali restrittive, ispirate alla lotta contro il Coronavirus, sulla rubrica di Ticinotoday "Rewind" (vedi qui) avevamo recentemente sollevato il tema con una provocazione: la lotta ai cambiamenti climatici potrebbe costringerci a quarantene a cadenze regolari? In fin dei conti, la qualità dell'aria (e non solo) sta beneficiando della paralisi dettata dalla pandemia e - in questo momento, prima di poter tirare le somme delle conseguenze economiche delle misure volte alla salvaguardia della salute pubblica - non possiamo escludere che qualcuno possa provare a cavalcare le politiche straordinarie di questi giorni, in nome dell'ambiente. 

Inoltre, se nei prossimi mesi dovessero esserci delle conferme scientifiche, sull'ipotesi di una relazione tra il tasso di letalità del Coronavirus e le problematiche respiratorie legate all'inquinamento atmosferico (ne abbiamo parlato qui, riprendendo un approfondimento della trasmissione televisiva italiana "Di Martedì", in onda su La 7), delle posizioni politiche di "ambientalismo ad ogni costo" potrebbero guadagnare consensi.