Il Caffè, Marazzi: dopo il virus, ci sarà una società da "curare"

Il Caffè, Marazzi: dopo il virus, ci sarà una società da "curare"

Maggio 25, 2020 - 02:10
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“Il Caffè” interpella l’economista Christian Marazzi sugli scenari che faranno seguito all’emergenza sanitaria. Servirà una "società delle cure"...

Le conseguenze economiche per la crisi innescata dal coronavirus si prospettano pesanti per molte fasce della popolazione. Non è di certo una novità, e, chi più chi meno, molti economisti concordano su un impatto economico che non ha precedenti in tempi recenti di questa pandemia economica.

Intervistato da “Il Caffè”, nella sua edizione odierna, l’economista Christian Marazzi fornisce alcuni spunti di riflessione più concreti sulle sfide che dovremo affrontare in futuro, una responsabilità che ricade in primo luogo sulla politica. E non si tratta solo delle conseguenze dei lockdown”. "Dopo le cure per il virus occorrerà una cura per lo shock economico e sociale globale", una "società della cura", dice Marazzi.

"L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha il suo rovescio della medaglia: un calo sensibile della domanda e dell’offerta che produrrà certamente difficoltà economiche a strati della popolazione già di per sé indeboliti dalla congiuntura, anche in Svizzera. Lo sentiremo dall’autunno. La ‘società della cura’ è un modello economico dove la centralità della salute e del benessere produce nuovi bisogni, ma anche nuove opportunità di lavoro e d’impresa”, spiega Marazzi sulle pagine del domenicale.

Attualmente, spiega Marazzi, “il 50% dei lavoratori salariati ticinesi in questo momento è in lavoro ridotto. Vuol dire che incassa un salario tagliato del 20/25%. Quello dei lavoratori dipendenti, però, è solo il dato più visibile; c’è il mondo del lavoro precario, interinale, parziale e indipendente, dei free-lance e dei lavoratori contingenti non facile da quantificare. Il punto è: la recessione resterà tale o si trasformerà in una depressione, dai tempi più lunghi e dalle conseguenze più gravi?".

Oltre agli effetti più immediatamente visibili, come il lavoro ridotto ("il 50% dei lavoratori salariati ticinesi in questo momento è in lavoro ridotto", dice Marazzi), ve ne sono altri da prendere in considerazione: bisogna pensare, dice Marazzi, “alle conseguenze finanziarie di queste misure sulla cassa disoccupazione, sulle assicurazioni sociali e, quindi, sul debito pubblico. Temo una situazione di impoverimento sociale che determinerà l’urgenza di soddisfare bisogni anche di prima necessità, alimentari e sanitari, per capirci”.  E poi scelte di fondo sullo sviluppo del nostro Cantone.  “Il Ticino, in particolare, ha spesso beneficiato del lavoro a buon mercato, sia manuale che intellettuale. Si tratta di capire in che direzione il nostro Paese deciderà di andare, perché indubbiamente la pandemia ridefinisce alcuni capisaldi della nostra società, con attenzione prioritaria alle attività dell’uomo per l’uomo, dove le tecnologie svolgeranno un ruolo di supporto, per la prevenzione della salute, le terapie a distanza…".

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Secondo Marazzi l’attuale situazione impone anche un ragionamento sul reddito di cittadinanza. “Il reddito di cittadinanza, nelle sue diverse declinazioni, è un tema ineludibile. È all’ordine del giorno già in alcuni Cantoni, per esempio Vaud. Le modalità del finanziamento del reddito di cittadinanza possono essere diverse: si va dall’utilizzo degli utili della Banca Nazionale, alle microtasse sulle transazioni finanziarie, ‘elicophter money’. Ma già si profila una controffensiva liberista che non mancherà di rilanciare scelte d’austerità. È prevedibile un duro scontro politico".