Il Caffè: l'architetto covid ridisegnerà gli ospedali?

Il Caffè: l'architetto covid ridisegnerà gli ospedali?

Luglio 05, 2020 - 17:17
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Il Caffè oggi tratta dei cambiamenti che conosceranno probabilmente le strutture ospedaliere per far fronte in maniera più efficace alle pandemia.

“L’architetto Covd”, come lo chiama oggi Il Caffè in un articolo pubblicato oggi, rivoluzionerà il modo di pensare le strutture della sanità? Il domenicale oggi tratta l’argomento di quali cambiamenti imporrà alla sanità ticinese la pandemia di coronavirus. A tal proposito, riferisce Il Caffè nell’articolo di Patrizia Guenzi, l’Ente cantonale ospedaliero ha già messo in “stand-by” 500 milioni di investimenti previsti. "Quello che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi ci obbliga a fare delle riflessioni, sarebbe da irresponsabili non farle”, dichiara al Caffè Paolo Ferrari, capo Area medica dell’Eoc. “E sono riflessioni che avranno sicuramente delle importanti implicazioni su quella che sarà, che dovrà essere la ‘rete’ sanitaria del nostro cantone. Dobbiamo chiederci non solo se alcuni progetti, che prevedono la creazione di nuove strutture, il rinnovo e l’ampliamento di altre, hanno ancora senso, ma se il loro costo è giustificato e se porteranno realmente un valore aggiunto all’offerta sanitaria generale". Questo alla luce della possibili seconda ondata di covid, ma anche di possibili nuove epidemie virali. L’Eoc ha dunque bloccato il master plan 2040/205, in cui sono previsti appunto mezzo milione di franchi di investimenti nei prossimi 5 anni, per sottoporlo a uno “stress test”. "Dovremo consegnare al Consiglio di amministrazione, in tempi abbastanza brevi, delle chiare indicazioni su come eventualmente accorpare le strutture, quali servizi inserire, e solo in seguito ragionare su altri aspetti", spiega al Caffè Giorgio Pellanda, direttore generale dell’Eoc.

Nel concreto sono diversi i settori in cui si dovranno mettere le mani. ”Partiamo dall’accoglienza nei pronto soccorso”, spiega Ferrari. “Si dovrà fare un pre-triage, identificare le priorità assistenziali di chi arriva. Si dovrà seguire in modo rigoroso un protocollo, che prevede spazi separati per tutti quei pazienti in attesa di una diagnosi. Molte di queste cose possono essere organizzate senza grossi sforzi, altre dovranno essere studiate più nel dettaglio". Anche sul fronte delle visite si prevedono cambiamenti, con una fissazione degli orari per le visite dei aprenti dei ricoverati, come pure nelle mense per il personale, che dovranno essere destinate solo al personale e non ai visitatori, spiega il domenicale. E poi camere singole per poter meglio isolare i pazienti contagiosi, spazi per il personale, sale comuni, laboratori per accelerare la fase di analisi. Inoltre, spiega ancora Ferrari, ”concentrare alcune specialità a basso volume in pochi istituti, dotandoli di aree dedicate, permetterà di meglio far fronte a un eventuale pericolo di contagio. Inoltre, considerando i criteri standard di qualità, concentrare significa anche diminuire i rischi". L’ospedale "il multisito rischia di non essere più efficiente. Il nostro compito è garantire le cure migliori, con professionalità e competenza e i cittadini devono rendersi conto che non possono avere tutto, e di qualità, sotto casa”, dice ancora Ferrari. Su quest’ultimo punto, visti i precedenti della pianificazione ospedaliera, anche la politica avrà qualcosa da dire probabilmente. “La politica deve ascoltare i medici”, dichiara Ferrari. “Con le pandemie dovremo purtroppo convivere. E se non sapremo trarre insegnamento da ciò che è stato non faremo il bene del cittadino".