Il Caffè: la crisi ha già colpito le fasce più deboli, ma potrebbe aggravarsi

Il Caffè: la crisi ha già colpito le fasce più deboli, ma potrebbe aggravarsi

Maggio 24, 2020 - 13:08
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Il Caffè nella sua edizione odierna interpella diversi parere sulla situazione attuale di crisi. I primi effetti li vive chi già era in una situazione precaria. IN futuro potrebbero riguardare molte più persone.

La crisi del coronavirus si sta già facendo sentire sulla situazione personale di molte persone, anche in Ticino. Persone con basso reddito, precari e sottoccupati sono le categorie che, come prevedibile, sono più colpite dall’attuale situazione.

Il Caffè in un articolo pubblicato nella sua edizione odierna riferisce come si possa osservare uno spaccato delle problematiche dalle lunghe code presso presso associazione che si occupano dell’assistenza di persone in difficoltà, come la mensa di fra Martino Dotta e la Caritas. Sono attualmente 1200 le persone che fanno capo al “Tavolino magico”, che attualmente sta riaprendo le sue sedi, in Ticino, riferisce Il Caffè.

Il Caffè interpella pure i sindacalisti Giorgio Fonio (Ocst) e Raoul Ghisletta (Vopd). "Chi come sindacato agisce in stretto contatto con i lavoratori, con le fasce sociali più deboli si rende immediatamente conto che questa nuova situazione precarizza il mercato del lavoro, diminuisce il potere d’acquisto e aumenta il rischio della povertà", spiega il sindacalista Fonio. Ghisletta evidenzia la situazione per chi lavora nel mondo della cultura. "Anche da noi ci sono decine di artisti indipendenti di tutte le arti che vivono una fortissima incertezza; sono numerosi gli artigiani, i restauratori di beni culturali senza occupazione”, dice Ghisletta, che chiede allo Stato di farsi carico di un grande progetto culturale per impiegare queste persone, sulla scia di quanto fatto negli USA durante la Grande Depressione. sull’esempio degli Usa che  durante la Grande Depressione

"Il coronavirus ha fatto cadere in povertà le persone già a rischio, come le famiglie monoparentali, come i lavoratori indipendenti a basso reddito; più gli stranieri, visto che questi svolgono lavori precari e poco qualificati", spiega invece invece l’economista Amalia Mirante. Ma la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Ma con l’aumento della povertà, la crisi potrebbe anche radicalizzarsi. "Non mi stupirei se qualche azienda approfittasse di questa situazione per anticipare i tempi di ristrutturazione, riducendo il personale”, spiega sempre Mirante, “in questo scenario a pagare il pezzo del coronavirus potrebbero essere allora fasce più ampie di lavoratori. Non solo i lavoratori a basso reddito, la crisi potrebbe toccare anche il settore impiegatizio, i colletti bianchi. La crisi del coronavirus può essere la scusa per tagli aziendali che in un’altra situazione sarebbero stati  meno probabili, magari procrastinati di qualche anno, anche solo per le proteste che avrebbero sollevato”, conclude l’economista.