I Verdi ticinesi e l'Ue: qualcosa è cambiato...

I Verdi ticinesi e l'Ue: qualcosa è cambiato...

Ottobre 30, 2018 - 09:38
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Libera circolazione ed Unione europea, un tema che vede nel Ticino un "fronte caldo". La presidente dei Verdi svizzeri Regula Rytz ne ha parlato sabato. Abbiamo chiesto il parere di tre esponenti dei Verdi ticinesi: Ronnie David, Marco Noi e Nicola Schoenenberger.

Verdi e Europa, libera circolazione ed Unione europea. Sabato a Bellinzona il Verdi svizzeri erano riuniti in Ticino per la loro assemblea dei delegati. Ma la visione dell’Europa e del rapporto con essa da Berna è un conto, in Ticino è un altra. Spesso il Cantone di confine viene indicato come quello maggiormente intaccato dagli svantaggi portati dalla libera circolazione delle persone e le misure di accompagnamento ad essa sono la soluzione alle problematiche relative alla pressione sul mercato del lavoro. A sostenerlo è stata anche la presidente dei Verdi svizzeri Regula Rytz, che in un’intervista sul Corriere del Ticino parlava dell’Europa come un progetto di pace e della necessità di apertura scambio e collaborazione corretta, con la “linea rossa” invalicabile delle misure di accompagnamento.
“Il fatto che la percezione rispetto all’Ue in Ticino sia decisamente più sensibile è dovuta anche alla vicinanza con l’Italia”, ci dichiara il consigliere comunale bellinzonese e co-coordinatore dei Verdi Ronnie David. “È chiaro che le conseguenze dalla libera circolazione qua si fanno sentire e sono concrete, mentre i vantaggi sono maggiormente mitigati rispetto al resto della Svizzera”.
“Le pressioni dall'esterno sono differenti nei vari Cantoni e in Ticino è sicuramente più sentita”, ci dice Marco Noi, consigliere comunale di Bellinzona e candidato per i Verdi al Consiglio di Stato. E se a Berna si è parlato di un possibile “sacrificio” delle misure di accompagnamento sull’altare delle trattative con l’Ue, per Noi la direzione da seguire è che queste “debbano essere magari in qualche modo rafforzate. Si tratta di tenersi in un giusto equilibrio tra interno ed esterno per far sì che non vi siano delle derive.  In questo senso probabilmente bisogna tenere d'occhio se le attuali misure di accompagnamento sono sufficienti oppure vanno in qualche modo adattate”.
Se il Ticino è colpito più di altri da queste problematiche, non è però neanche il caso di esagerare nel valutare questo impatto negativo, secondo il coordinatore dei Verdi e consigliere comunale Luganese Nicola Schoenenberger, che anche figurerà sulla lista per il Consiglio di Stato. “Le problematiche in Ticino sono più accentuate rispetto ad altri luoghi della Svizzera”, ci dice, “ma non sono sempre fondamentalmente diverse. Non è che c'è sempre il Sonderfall Ticino”.  
“L’Unione europea, come detto da Regula Rytz è un progetto di pace. L’Europa ha vissuto conflitti da sempre, fino tutto sommato pochi decenni fa e se non si collabora, non ci si apre e si non dialoga e si trovano dei buoni accordi, non si va verso un futuro sereno”, prosegue Schoenenberger. “Sulla questione della libera circolazione in Ticino abbiamo tendenza a pensare che tutti i mali vengono da lì. Il traffico del frontalierato, che poi è  quello che da fastidio in Ticino, non è una diretta conseguenza della libera circolazione in primis, ma di un modello di economia che ha spalancato i propri terreni e le proprie strutture, con sgravi fiscali a iosa, a un sistema imprenditoriale che essenzialmente sfrutta la manodopera mal pagata. Ma non è un problema principalmente della libera circolazione, ma di una politica fiscale che ha attirato quel tipo di attività”.
“Se andiamo a guardare alla politica economica che abbiamo portato avanti in Ticino in questi anni è un discorso orientato verso un tipo di aziende favorite a suon di sgravi fiscali”, dice David, “che non hanno nulla da portare in termini di benefici al territorio, anzi con una forte eternalizzazione dei costi sulla comunità con salari inaccettabili. Però questa è responsabilità nostra, della politica cantonale, che ha utilizzato la libera circolazione, le misure fiscali e la concorrenza fiscale intercantonale per portarsi in casa un'economia che è assolutamente estranea al nostro tessuto economico”.
 “L’isolazionismo evidentemente non è una via”, prosegue Schoenenberger. “L’Unione europea è il principale partner commerciale della Svizzera, che è una nazione orientata all’esportazione e che non può non dialogare e non trovare degli equilibri”.   Tuttavia “non sono favorevole a un’adesione a questa Europa, perché evidentemente delle criticità ci sono sono, però sono favorevole a un dialogo che sia che sia subordinando a degli obiettivi che vadano nell’interesse comune di tutti”.
“Abbiamo una posizione critica su questa Europa”, dichiara Ronnie David. “Crediamo nell’unità dei popoli crediamo nell'Europa dei diritti. Quella attuale è un Europa fortemente economica. Un Europa della destra borghese.  È evidentemente che non è il tipo di Europa che ci interessa. Il concetto di Europa come collante di pace e di diritti è sicuramente è nel nostro dna, è l’aspetto economico così esasperato ci dà fastidio”.
“Penso che la presidente abbia messo in evidenza effettivamente l'ideale che sta sullo sfondo dell'Unione europea, che è tutt'altro che raggiunto”, osserva Noi. “Per arrivarci bisogna ancora lavorare parecchio perché anche secondo me l'Unione europea è ancora molto dipendente dalla questione finanziaria”.
Se permangono delle critiche, sicuramente rispetto ai tempi in cui alla guida dei Verdi c’era Sergio Savoia, l’opposizione alla libera circolazione e all’Ue è ridimensionata. “Forse ci si è spostati dall’accusare quelli che sono anche vittime anche loro della libera circolazione, penso in particolare ai frontalieri, a fare un discorso un po’ di più complessivo”, osserva David, “sul tipo di economia e di società nella quale viviamo. È chiaro che è più semplice a livello di messaggio puntare il dito contro qualcuno. Bisogna fare un discorso di sistema che a lungo termine porta è più costruttivo. È un discorso più globale rispetto alle semplificazioni che sono state fatte in passato. Ci rifacciamo anche a un discorso più legato ai movimenti no global del passato. È questo è il collante che è condiviso ampiamente condiviso all'interno dell'attuale gruppo dei Verdi”.
“Non so se vi sia stato un cambiamento  nella fondamenta o nelle sfumature e nei toni”, osserva Marco Noi,  “ma è chiaro che rispetto alla libera circolazione bisogna sempre mantenere uno sguardo critico perché ogni libertà deve essere coordinata anche con la libertà degli altri. Non si può dare per scontata la libera circolazione e quindi uno sguardo critico bisogna secondo me sempre mantenerlo, per capire effettivamente se questo spirito di libertà è uno spirito che rispetta le relazioni reciproche, oppure è semplicemente strumentale e utilitaristico”.
“Non sono convinto che a suo tempo quella maniera di far passare il messaggio sia stata veramente condivisa dalla dalla base in toto”, commenta Nicola Schoenenberger. “Il fatto di ritornare a toni meno polemici, e populistici, sicuramente ha anche giovato alla serenità e l'unione del partito. Se questo cambiamento di paradigma fosse stata la direzione completamente sbagliata il partito non sarebbe più esistito”.