I cartelloni sull’iniziativa per l’autodeterminazione e il voto alle donne

I cartelloni sull’iniziativa per l’autodeterminazione e il voto alle donne

Ottobre 19, 2018 - 18:40

L'Udc si ripresenta con un "volto pulito" e Economie Suisse con i container. Come voteranno le donne?

L’iniziativa “per l’autodeterminazione”, anche chiamata “sui giudici stranieri”, esce dalla cucina dell’UDC. La votiamo il prossimo 25 novembre 2018. Oggi propongo una piccola analisi su come le forze in campo comunicano per strada.
Il cartellone arancione dell’UDC, quello azzurro di Economie Suisse
L’UDC ha inaugurato una nuova stagione. Da partito che dava di sé un’immagine sanguinaria, mitomane, razzista ed estremista, è passato a voler comunicare un messaggio docile, autorevole, consapevole e tranquillo. Colore dominante: l’arancione. Grandi manifesti molto puliti, con solo una fotografia di una ragazza o un ragazzo dal “volto pulito” che tiene un cartellino con su scritto “sì”. A lato scrivono solo: “per la democrazia”. Oggettivamente geniale, sebbene ipocrita.
Dall’altra parte economie suisse, organizzazione patronale vicina a liberali e conservatori. Ha portato dieci container dieci e li ha piazzati sulla piazza federale come farebbe un artista contemporaneo all’ultima Art Basel. Sopra ci ha scritto un bel “questo è quello che esporta la Svizzera in 10 minuti” e ci ha messo come uomo-immagine nientemeno che il consigliere federale Cassis.
Cosa rara vedere un ministro degli esteri così esposto, tiene in mano un cartello e diventa l’immagine stessa della campagna politica.
Economia versus democrazia?
A differenza del Movimento democratico che abbatteva l’economia di Alfred Escher nel 1860 sul serio per questioni di democrazia, l’UDC ora è un partito di miliardari (i vari Blocher e Spühler, ma anche gli appoggi esterni come quelli zitto zitto di Tettamanti) che usano la democrazia per proprio interesse.
Analizziamo bene il contenuto dell’iniziativa: troviamo che in realtà l’unica novità effettiva (con la modifica dell’art. 190 Cost.) è la nascita di due livelli di trattati internazionali: quelli di serie A (ovvero che saranno votati dal popolo) e quelli di serie B (quelli non votati dal popolo). Una distinzione nuova che p.e. non conosciamo per le nostre leggi.
In realtà la guerra dell’UDC contro economie suisse (guerra sostenuta dal professore di diritto economico di Zurigo Vogt, che per questo motivo da Wunderkind della sua università ormai è considerato il Pierino sfigato dai suoi colleghi) è solo economica. L’UDC vuole poter dire di più nelle questioni economiche internazionali, perché in parlamento non ha una maggioranza per farlo.
Ecco che l’UDC trova il modo per puntare la pistola del referendum obbligatorio (mentre ora il referendum è solo facoltativo) contro il governo e la Commissione degli affari esteri: grazie ai suoi miliardi l’UDC può fare tante costosissime campagne mediatiche e mettere fuori gioco la concertazione parlamentare.
Quello strano cartellone rinunciatario della sinistra
La sinistra in tutto questo ha purtroppo deciso di auto-escludersi. Sta facendo campagna con dei manifesti che vogliono suscitare preoccupazione e ha piazzato in linea i faccioni di Putin, Erdogan e Trump (ricordando la famosa composizione Marx-Engels-Lenin-Stalin), accostando la frase “la Svizzera non partecipa”.
Mi pare che l’idea sia di dire: “l’UDC è allo stesso livello degli autocrati stranieri”. Purtroppo viene usato un linguaggio di rinuncia, più che di battaglia. Allo slogan “per più democrazia” si risponde con lo slogan “noi non partecipiamo”. Sembra che venga messa sul tavolo degli accusati proprio la democrazia diretta – e non l’UDC. Inoltre come elemento di rischio vengono usati personaggi stranieri pericolosi.
Ho come l’impressione che questo “guardar fuori” sia un invito a nozze per l’UDC, che fa campagna per proprio sull’indipendenza dall’estero. Insomma, probabilmente questi cartelloni della sinistra non sposteranno un voto, perché abbastanza contraddittori.
Le ONG saranno l’ago della bilancia!
Nel confronto tra economie suisse e l’UDC, che i sondaggi danno 50 a 50, l’ago della bilancia siamo alla fine noi attivisti e attiviste per il diritto, che ci siamo allarmati nella loro guerra economica le élite vogliono far cadere la scure sulla Carta europea dei diritti Umani (CEDU), che a suo tempo non era passata da un referendum popolare.
Purtroppo però alla grande popolazione il messaggio di tutela dei diritti umani sembra interessare come la partita fra il Niederbipp e il Romont per la conquista del campionato di prima lega: bella neh, ma loro si guardando la champions.
Eppure un motivo per guardare la CEDU più da vicino c’è e lo spiega bene il più importante storico svizzero, Thomas Maissen in un articolo alla NZZ. La CEDU non è solo quel trattato internazionale che permette di mettere in questione l’operato della polizia e delle nostre autorità, ma è pure quel documento che ha sostanzialmente aiutato l’arrivo del voto alle donne in Svizzera.
Le donne svizzere sul serio sono disposte a mettere in discussione la CEDU?
La Svizzera è entrata nel 1963 nel Consiglio d’Europa (che è roba diversa dall’Unione Europea neh!), la ratifica della Carta dei diritti Umani era però problematica, siccome in Svizzera non tutti i diritti umani valevano per tutti gli umani: i diritti politici li avevano solo i maschi. Questo fu un motivo di grande protesta proprio delle organizzazioni femminili. Il voto alle donne arrivò infine nel 1971 (con l’opposizione di quei movimenti che oggi sono rappresentati dall’UDC, si badi bene, viva l’ipocrisia!) e la ratifica della CEDU arrivò poco dopo, già nel 1974.
Quando sostengo il NO all’iniziativa sull’autodeterminazione non lo faccio perché odio la democrazia, né perché mi stanno particolarmente simpatici quelli di economie suisse. Lo faccio perché la CEDU al netto dei difetti è un documento che nasce come proposta culturale rispetto al conservatorismo che sempre in Svizzera ha bloccato le innovazioni sociali. Prima fra tutte il voto alle donne, noi ultima nazione d’Europa a prevederlo!
Proprio le donne ne sono state toccate e penso che oggi proprio loro possano essere le prime attrici dell’opposizione alle strategie conservatrici dell’UDC, votando no alla loro iniziativa.

Filippo Contarini