Guido Tognola: "Che Svizzeri vogliamo essere?"

Guido Tognola: "Che Svizzeri vogliamo essere?"

Settembre 17, 2020 - 17:08
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Riceviamo e pubblichiamo. Opinione di Guido Tognola, presidente Plr Lugano. 

Garanzia del diritto, uguaglianza di fronte alla legge, efficacia ed efficienza, meritocrazia.
Quante volte abbiamo letto o sentito elencare tali valori qualificanti il nostro Paese, il nostro sistema? Oggi, tra ministri che decidono con quale zelo applicare leggi, commissari commissionali scioperanti, comunicatori professionisti che si prestano a deplorevoli spot che ci ricordano la modalità di comunicazione dei tempi più bui della nostra storia, mi chiedo dove è finita quella Svizzera, dove sono finiti quegli Svizzeri che il mondo conosceva e che ammirava.
Nazione dei buoni uffici per eccellenza, Nazione aperta al mondo. Nazione culla della Croce Rossa, prima sede ONU nella storia, oggi chiede mura e non ponti.
Puntare il dito contro lo straniero, reo di tutti i mali, dimenticandosi che quando si punta un dito, le altre tre del palmo puntano sé stessi, è cosa assai semplice, forse anche troppo semplice.

Inculcare paure, giocarci pericolosamente, non dovrebbe appartenere a una vera democrazia liberale, anzi.

Illudere al ritorno ad un passato “ricco, sicuro e felice” lascia leggermente basiti, soprattutto in Ticino, non fosse che per un segreto bancario che non esiste più, o di regie federali diventate SA e come tali gestite.

Interessante notare nella clip degli iniziativisi il particolare dell'unica professione a rappresentazione del lavoro rubato dal cattivo uomo nero: operai stradali. Cementificazione selvaggia, peccato che a Lugano, da anni, stiamo aspettando un piano regolatore unico. Traffico, traffico, traffico! Ma chi in un passato non così remoto si opponeva ad AlpTransit?

Tutti abbiamo una storia. Una storia da raccontare.  Anche mio nonno ha contribuito a costruire quella Svizzera decantata. Sindaco in quel di Grono, guardia del generale Guisan, senza averlo mai veramente visto, mentre al contempo sua moglie, mia nonna, aiutava, anche solo con un tozzo di pane, chi scappava dalla guerra, tutti allettati, in quel di Roveredo, da profughi polacchi che di musica non solo ne sapevano ma la condividevano e la insegnavano. E ancor prima mio bisnonno, migrante imbianchino in quel di Parigi da dove dettava lettere d'amore e di speranza per sua moglie, mia bisnonna, a casa.
La domanda è semplice: quale Svizzera vogliamo? Che Svizzeri vogliamo essere?