Funzionerà il vaccino? Il suo “miracolo” l’ha già fatto: milioni di dollari per i dirigenti delle aziende farmaceutiche...

Funzionerà il vaccino? Il suo “miracolo” l’ha già fatto: milioni di dollari per i dirigenti delle aziende farmaceutiche...

Luglio 25, 2020 - 18:59
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... e probabilmente non sarà pronto prima del prossimo anno. Il New York Times riporta numerosi casi in cui dirigenti e membri dei consigli d’amministrazione delle aziende al lavoro sul vaccino hanno guadagnato milioni vendendo le azioni ricevute come stock-options. Ad ogni annuncio sui progressi della ricerca sul vaccino i titoli in borsa salgono. Come quelli delle aziende incluse nel programma di sussidi federale statunitense. Le aziende replicano che le vendite erano programmate. Fatto sta che fra i dirigenti si sono registrati surplus fino a sei volte il valore di acquisto. Il Dipartimento della sanità ha segnalato alcuni casi all’autorità di vigilanza sulla borsa.

Le giornate si fanno più brevi e forse per quest’anno non avremo la canicola e le temperature da record dello scorso anno. Fra due mesi arriverà poi l’autunno e le temperature torneranno ad abbassarsi. Con esso arriverà la seconda ondata, ancora più pesante della prima (come per l’influenza Spagnola), di coronavirus? Come su molti aspetti del virus di certezze ve ne sono ben poche. Sono diversi però gli scienziati e i medici, che hanno previsto che la situazione, con il progressivo avvicinarsi dell’inverno, e la consueta influenza stagionale, diventerà molto più complicata da gestire. Fatto sta che ad ora di “cure miracolose” per il coronavirus non ve ne sono. Il tanto agognato vaccino (che quasi sicuramente non sarà pronto per questo inverno e la sua efficacia la si potrà sapere con certezza solo “sul campo") però di “miracoli” ne ha già fatti eccome, anche se non sanitari.

Il New York Times ha pubblicato oggi un articolo che elenca numerosi casi in cui dirigenti delle aziende farmaceutiche al lavoro sul vaccino hanno guadagnato “valanghe” di milioni grazie alle azioni detenute delle rispettive società, i cui titoli, ad ogni nuovo annuncio dei progressi della ricerca sul vaccino, conoscono un’impennata.

“Il 26 giugno, una piccola compagnia del sud di San Francisco chiamata Vaxart ha fatto un annuncio a sorpresa”, scrive il New York Times. “Un vaccino contro il coronavirus su cui stava lavorando era stato selezionato dal governo degli Stati Uniti per far parte dell'Operazione Warp Speed (l’operazione di finanziamento alla ricerca sui vaccini per il covid varata dall’amministrazione Trump, ndr)”. Così, “le azioni di Vaxart sono salite alle stelle. Gli addetti ai lavori della società, che settimane prima avevano ricevuto stock option del valore di qualche milione di dollari, hanno visto il valore di questi premi sestuplicarsi. E un hedge fund che controllava in parte la società se ne andò con più di 200 milioni di dollari di profitti istantanei”.

Il principio secondo cui il prezzo delle azioni si impenna è piuttosto basilare. “La corsa è in corso per sviluppare un vaccino contro il coronavirus, e alcune aziende e investitori scommettono che i vincitori potranno ottenere enormi profitti dalla vendita di centinaia di milioni - o addirittura miliardi - di dosi a un pubblico disperato”, spiega il New York Times. E “in tutte le industrie farmaceutiche e mediche, i dirigenti e i membri del consiglio di amministrazione stanno capitalizzando su questa dinamica”. Se poi non sarà così, e il vaccino per qualsiasi motivo non andasse in porto, probabilmente non saranno i dirigenti e gli hedge found di cui sopra a pagare il conseguente crollo del prezzo dei titoli.

In almeno 11 aziende, secondo il NYT, dirigenti e membri dei consigli di amministrazione stanno guadagnando dal corso dei titoli azionari.  “In alcuni casi, gli addetti ai lavori delle aziende approfittano di compensazioni regolarmente programmate o di scambi automatici di azioni. In altre situazioni, invece, i funzionari di alto livello sembrano sfruttare le opportunità di incassare mentre le loro quotazioni azionarie sono alle stelle. E alcune aziende hanno assegnato stock option ai dirigenti poco prima che il mercato annunciasse i progressi del loro vaccino”, si legge.

In alcuni casi si passa poi facilmente dalla farmaceutica al marketing. “Il candidato vaccino di Vaxart è stato incluso in una sperimentazione sui primati che un'agenzia federale stava organizzando in collaborazione con l'Operazione Warp Speed. Ma Vaxart non è tra le aziende selezionate per ricevere un significativo sostegno finanziario dalla Warp Speed per produrre centinaia di milioni di dosi di vaccino”, scrive il New York Times. L’azienda comunque ha dato molta enfasi alla sua partecipazione al programma. “Alcuni funzionari del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani si sono preoccupati di sapere se le aziende, tra cui Vaxart, stiano cercando di gonfiare i prezzi delle loro azioni esagerando il loro ruolo in Warp Speed, ha detto un funzionario dell'amministrazione Trump”, scrive il NYT. “Il dipartimento ha comunicato tali preoccupazioni alla Securities and Exchange Commission (l’autorità di vigilanza sulla borsa, ndr), ha detto il funzionario, che ha parlato in condizione di anonimato”. La SEC si rifiuta per ora di commentare.

Vi sono poi le azioni di Regeneron, una società biotecnologica di Tarrytown, N.Y., che sono salite di quasi l'80% dall'inizio di febbraio, all’annuncio di una collaborazione con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani per sviluppare un trattamento Covid-19. “Da allora, i dirigenti e i membri del consiglio di amministrazione della società hanno venduto quasi 700 milioni di dollari in azioni”, scrive il Times. “L'amministratore delegato, Leonard Schleifer, ha venduto 178 milioni di dollari di azioni in un solo giorno di maggio”. Poi Moderna, “uno sviluppatore di vaccini con 10 anni di vita, con sede a Cambridge, Massachusetts, che non ha mai portato un prodotto sul mercato, ha annunciato alla fine di gennaio che stava lavorando su un vaccino contro il coronavirus. Ha pubblicato un flusso di comunicati stampa che salutano i progressi sul vaccino, e le sue azioni sono più che triplicate, dando all'azienda un valore di mercato di quasi 30 miliardi di dollari”. Anche qui, “gli addetti ai lavori di Moderna hanno venduto circa 248 milioni di dollari di azioni da quell'annuncio di gennaio, la maggior parte dei quali dopo che l'azienda è stata selezionata in aprile per ricevere i finanziamenti federali a sostegno dei suoi sforzi per il vaccino”. Sia Moderna che Regeneron rispondono dicendo che la vendita di azioni era già programmata ed è scattata con il superamento di un certo prezzo dell’azione. Fatto sta che “Flagship Ventures, un fondo di investimento gestito dal fondatore e presidente della società (Moderna, ndr), Noubar Afeyan, ha venduto più di 68 milioni di dollari di azioni Moderna il 21 maggio. Queste transazioni non sono state programmate in anticipo, secondo le registrazioni dei titoli”. E poi Luminex, Quidel e Emergent BioSolutions, Novavax, altre aziende i cui dirigenti e membri del cda hanno venduto azioni per milioni di dollari dopo gli annunci inerenti la ricerca sul vaccino. Insomma, c'è da sperare che gli scienziati al lavoro sui vaccini sino meno spregiudicati di loro manager...