Finanze nella pandemia. Tre le opzioni: più tasse, debito o tagli

Finanze nella pandemia. Tre le opzioni: più tasse, debito o tagli

Agosto 10, 2020 - 14:58
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Un aumento del coefficiente d'imposta cantonale per far fronte alle spese della crisi covid non è un “tabu”, per il consigliere di Stato Plr Christian Vitta. Abbiamo sentito il parere di alcuni granconsiglieri, in merito alla proposta giunta in prima battuta dai socialisti. E la proposta non convince particolarmente. Tuttavia, il problema rimane. Senza un aumento delle imposte, debito o tagli?

La crisi del covid inevitabilmente incide ed inciderà anche sulle finanze cantonali, fra spese aggiuntive e, in futuro, mancato introito fiscale di quell'economia, per alcuni mesi, ferma al palo. Per quest'anno si parla di forse 300 milioni di franchi che verranno a mancare per le casse del Cantone. Non è più un "tabu", stando al consigliere di Stato Christian Vitta, a capo del Dipartimento finanze ed economia (Dfe), l'innalzamento del moltiplicatore cantonale di imposta, secondo una proposta giunta dalle fila socialiste (dal 97 al 100%), come ha detto lo stesso capo del Dfe ieri sulle pagine de "Il Caffè". Stando a Vitta infatti, "dovremo prevedere un percorso di riequilibrio dei conti che permetta allo Stato di disporre delle necessarie risorse per far fronte alle future nuove necessità. Nel definire questo percorso di riequilibrio si aprirà inevitabilmente un confronto sul tema degli ambiti di intervento che andrà a toccare sia il fronte delle uscite che quello delle entrate", ha dichiarato il ministro al Caffè. "In quel contesto potrà essere discusso dalle parti anche il tema del coefficiente cantonale".

La proposta dell'aumento del coefficiente cantonale, però, sembra vedere la sua strada in salita, e non fa l'unanimità, ovviamente a destra, ma nemmeno a sinistra. 

"Non mi sembra che quella di aumentare le imposte sia la ricetta giusta per uscire dalla crisi", dichiara a Ticinotoday il granconsigliere Ppd Giorgio Fonio. "Aumentare le imposte adesso vorrebbe dire colpire il ceto medio". 

“Assolutamente non penso sia la strada giusta da percorrere”, ci dichiara il granconsigliere della Lega Andrea Censi. “Non sarei favorevole ad un incremento della pressione fiscale in tempi normali, tanto meno in un periodo di crisi economica, il cui grosso deve ancora arrivare. Questo è il momento in cui lo Stato deve lasciare il più possibile i soldi nelle tasche dei cittadini e delle imprese, per fare in modo che l'economia possa ripartire, prosegue Censi. "‘Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico’, diceva Churchill”.

“Il coefficiente d’imposta cantonale non per forza sarebbe la prima cosa che andrei a toccare”, ci dice il capogruppo dei Verdi in Gran Consiglio Nicola Schönenberger. “Va detto che è ancora presto per potersi esprimere”, precisa Schöneberger. “Bisognerà vedere a conti fatti quanto costerà questa crisi covid ed è difficile esprimersi ora”.

Da qualche parte però i soldi per pagare il costo, in gran parte ancora da definire, di questa crisi, si dovranno trovare. Il granconsigliere dei Verdi sì propone un aumento della pressione fiscale (o meglio, una "non riduzione"), ma non tramite il coefficiente d’imposta cantonale. “La riforma fiscale approvata alla fine dello scorso anno dal Gran Consiglio, alla quale ci eravamo opposti, perché non conteneva dei criteri qualitativi per l'importante riduzione delle imposte, soprattutto sugli utili aziendali, incide sulle finanze per 150 milioni all’anno”, spiega Schönenberger. “Si potrebbe introdurla più in la nel tempo, in modo da non incidere solo sulle persone fisiche, ma anche sugli utili aziendali”. 

Escludendo aumenti della pressione fiscale rimangono invece sul campo due ipotesi: o un taglio della spesa o un aumento del debito.

"In un momento di difficoltà come questo si può aumentare il debito. In questa fase dovrà esserci un grande impegno dello Stato”, ci dichiara il granconsigliere Giorgio Fonio. “Come diceva Keynes, quando l'economia va male lo Stato deve impegnarsi maggiormente a sostegno dei cittadini. Non è nella fase di crisi quella in cui bisogna aumentare le imposte. Il principio che deve essere centrale è che in questa fase non deve essere lasciato solo nessuno”. 

“Non sono un keynesiano convinto, ma in queste situazioni è forse il momento in cui le sue teorie dovrebbero essere applicate”, ci dice il granconsigliere Andrea Censi. “In un momento di crisi uno Stato deve investire. Quando l'economia andrà meglio si potrà pensare a fare dei tagli sulle spese. Sicuramente però la soluzione non è aumentare le imposte”.