Evaristo Roncelli: "Aumento premio cassa malati, cosa può fare il Cantone?"

Evaristo Roncelli: "Aumento premio cassa malati, cosa può fare il Cantone?"

Settembre 25, 2020 - 23:11
Posted in:

Riceviamo e pubblichiamo. Opinione di Evaristo Roncelli. 

Con l’arrivo dell’autunno anche quest’anno arriva il consueto aumento dei premi della cassa malati. Dall’introduzione del sistema nel 1994 a oggi, il premio medio è passato da circa 170 franchi al mese agli oltre 500 attuali.

A differenza di quello che potremmo essere tentati di pensare, il Cantone può avere un ruolo attivo nella gestione del settore sanitario.. Il primo compito dell’ente pubblico è quello di regolarne l’offerta: il settore stazionario (ospedali) attraverso la pianificazione, mentre il settore ambulatoriale (studi e centri medici) attraverso la concessione delle autorizzazioni. Il secondo compito è quello di finanziare il settore e lo fa assumendosi circa il 50 % dei costi delle cure fornite dal settore stazionario. Il terzo ruolo è quello di vigilanza, ovvero di controllo sugli operatori sanitari. Il quarto è quello di garante dell’accesso a tutti i cittadini tramite i sussidi per il premio di cassa malati e infine l’ultimo compito è quello di fornitore di servizi, ad esempio tramite l’Ente ospedaliero.

L’Assemblea federale al momento di creare la legge sull’assicurazione malattia decise di basare il contenimento della spesa sulla concorrenza fra operatori sanitari e fra casse malati. A ventisei anni di distanza possiamo dire che questo modello non ha funzionato e che servirà una revisione generale del sistema.

Quindi dove sta il margine di manovra del Cantone? Le possibilità di agire risiedono proprio nella concorrenza.

Nulla vieta al Cantone di istituire una Cassa malati cantonale. Magari fornendo una riduzione “automatica” del premio per ridurre la burocrazia. La Cassa malati cantonale potrebbe essere basata sul modello managed care, un sistema dove il paziente è guidato dal proprio medico di riferimento all’interno di una rete di operatori selezionati. Nel contempo l’ente pubblico potrebbe fornire servizi ambulatoriali tramite dei centri della salute. Questi centri di quartiere potrebbero occuparsi di fornire cure ambulatoria di prossimità e potrebbero essere finanziati con un sistema basato sul numero di assicurati nella zona e i medici pagati con uno stipendio fisso così da evitare la prescrizione di cure superflue e promuovere l’attività di prevenzione.

Questo consentirebbe una vera concorrenza nel settore stimolando gli altri attori privati a trovare soluzioni per ridurre i costi della salute ed evitare il continuo aumento dei premi. Data l’offerta altamente qualificata che si chiederebbe anche ai centri della salute e il controllo dell’ente pubblico il rischio di creare un sistema sanitario di serie B non è contemplato. Aspettare un cambiamento a livello federale in modo passivo ci porterà a lamentarci nuovamente il prossimo autunno davanti all’ennesimo aumento dei premi di cassa malati.

 

 

Evaristo Roncelli, economista