“Eroi” in formazione, ma lo stipendio…

“Eroi” in formazione, ma lo stipendio…

Aprile 10, 2020 - 20:15
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Retribuzioni del personale sanitario in formazione: come siamo messi in Ticino? Le cifre variano, ma di certo nessuno può considerarsi (specialmente di questi tempi) particolarmente fortunato.

Non è certo la prima volta che il tema delle retribuzioni del personale di cura viene sollevato. Oggi però, vista l’emergenza del coronavirus, il riconoscimento per il lavoro svolto da questa categoria non ha forse precedenti: “eroi”, “angeli”, sono alcuni degli appellativi riservati in tutti i Paesi al personale sanitario in questi mesi. Riconoscimento che però per alcuni non è sicuramente economico. Infatti per infermieri e operatori sociosanitari in formazione vigono retribuzioni giudicate da molti decisamente troppo basse.

L’ultimo in ordine di tempo a chiedere un aumento di queste retribuzioni è stato il Ppd in una mozione inviata oggi (firmata dai deputati Maddalena Ermotti-Lepori e Claudio Isabella), che chiedeva, alla luce della futura necessità di persone qualificate nel settore, di rendere più attrattiva questa professione anche “in entrata”.

Ma quali sono le retribuzioni percepite da coloro che si formano nei settori del socio sanitario? In realtà variano a seconda del percorso formativo e si va indicativamente dai 1’800 franchi mensili, fino a scendere in alcuni casi ai 400 mensili, ci ha spiegato Stefano Testa, sindacalista della Vpod, responsabile dei settori Case anziani, Cliniche e Apprendisti e giovani in formazione.

Gli allievi in questo settore si dividono in due categorie: quella degli allievi infermieri che frequentano la Scuola specializzata superiore in cure infermieristiche (Sssci) o la Supsi e gli allievi operatori socio sanitari (Oss), quest’ultimi a loro volta suddivisi in adulti e minorenni che seguono una formazione quadriennale. “Gli infermieri della Sssci o della Supsi ricevono delle indennità di studio, che sono indennità che già in passato come Vpod avevamo criticato per il basso importo”, ci dice Testa. “Sono indennità che vengono versate sia durante la scuole che durante gli stage”. Gli operatori sociosanitari adulti “hanno invece un contratto di tirocinio, con delle paghe sono intorno ai 1’800 franchi al mese, per due anni di formazione". Sono invece messi peggio gli operatori socio sanitari che seguono la formazione quadriennale, “che hanno un contratto di tirocinio con la scuola, dunque con il Cantone, e che ricevono delle indennità infime”. Al terzo anno di formazione questi allievi  possono lavorare nei reparti, ora anche nei reparti covid-19, per 400 franchi al mese, ci spiega Testa: “Questa è la categoria più bistrattata. Sono persone che sono in grado di svolgere un lavoro perlomeno pari a quello di un assistente di cura, che guadagna però 4'500 franchi al mese”.

Cambierà qualcosa ora con la sanità che suo malgrado è tornata protagonista della scena politica, come mai si era visto? “C’è un grande bisogno di personale formale formato”, si dice Gianni Guidicelli, responsabile del settore sanitario dell’Ocst. “Già adesso si fa molto capo al personale frontaliero, ma anche dal profilo etico non è molto corretto, visto che di fatto beneficiamo della formazione finanziata da altre nazioni. È un settore che avrà bisogno di tanto personale formato nei prossimi anni a causa dell'invecchiamento della popolazione”. Dunque stando al sindacato un aumento delle retribuzioni si impone. “C'è un potenziale di occupazione, ma bisogno renderlo attrattivo. Questo passa anche dal punto di vista finanziario”. Anche degli apprendisti, come chiedeva la mozione Ppd.

“Abbiamo detto più volte che i salari degli allievi, sia infermieri che operatori socio sanitari sono troppo bassi e vanno rivisti”, ci dice Testa, “ma è sempre prevalso un discorso di risparmio che nessuno ha mai voluto affrontare. Per la Vpod era uno dei temi del 2020, ma il Covid ci ha bloccato. Sicuramente in futuro torneremo ad affrontarlo”. Superata la crisi sicuramente ci sarà più tempo e calma per discutere della questione.

Per ora “magra consolazione” è il fatto che, perlomeno stando alle informazioni a conoscenza dei sindacalisti che abbiamo interpellato, gli infermieri in formazione non siano stati chiamati a svolgere i turni di 12 ore a cui sono stati chiamati per far fronte all’emergenza Covid-19 medici e infermieri (turni che ora dovrebbero essere limitati unicamente ai reparti di cure intense) e che sicuramente trovarsi a operare in una situazione di emergenza può essere un valido bagaglio esperienziale. Esperienza e riconoscenza sono dunque sicuramente garantite, ma non solo di questo si vive.

 

 

 

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