Disdire l'AG: occhio a non rimanere "fregati"

Disdire l'AG: occhio a non rimanere "fregati"

Novembre 17, 2018 - 13:50

Come influenza il nostro portafoglio il default? Il caso dell'abbonamento generale.

Ricordati di disdire il tuo AG!
L’AG è un oggetto caro (tra l’altro: come mai costa uguale a Zurigo e in Ticino, se i ticinesi ne han più bisogno, ma hanno un salario mediano di 1’500 CHF in meno?), quando lo si compra si dovrebbe essere trattati da utenti affezionati. Invece no, da un paio d’anni per il customer service di FFS gli utenti sono diventati clienti pulciosi, mucche da cui pompare i soldi.
Una volta funzionava così: ti arrivava una lettera a casa per rinnovare il tuo AG e, visto che costa quasi come uno stipendio, ti davano spazio per pensarci. Se lo volevi ancora, allora glielo dicevi.
Oggi invece funziona così: le FFS ti mandano una lettera in cui ti dicono che devi saldare il tuo nuovo AG entro una tale data, che mettono in grassetto. Poi, righe sotto, ti scrivono la data (non in grassetto!) entro quando devi disdirlo, che è un mese prima. 
Chiaramente il gioco dei grassetti è fatto per metterti confusione e per evitare che ti ricordi la data giusta. Perchè se non disdici in tempo il tuo AG , il tuo contratto continua automaticamente anche per l’anno dopo... 3’860 bombe!
 
Si chiama default ed è conosciuto dall’economia comportamentale
I dettagli contano, sulle cose piccole come questa le FFS ci fanno un sacco soldi – e il tutto su una solida base scientifica. Cass Sunstein, professore di economia comportamentale a Harvard, ha scritto un libro sul tema che si chiama “Choosing not to choose”. Spiega lì che più importanti delle regole sono i cosiddetti default
Un default non è una regola, è un’impostazione di base sempre modificabile dall’utente. Per farvi un esempio: la stampante aziendale impostata che stampa fronte/retro. Tu puoi sempre cambiare l’impostazione prima di stampare e decidere quindi di stampare solo a fronte. Ma non lo fai, perchè (lo spiegano i socio-psicologi) l’inerzia è una forza più grande del cambiamento.
Le ricerche scientifiche (e ne cita tante eh, in tutti gli ambiti, p.e. quello delle assicurazioni malattia!) dimostrano che cambiando il default p.e. si dimezza il consumo di carta, è molto più efficace che imporre tasse di utilizzo.
Perchè piuttosto che cambiare, piuttosto che schiacchiare quel diamine di tasto, la gente è purtroppo disposta a subire un disagio o perfino a pagare di più. L’inerzia vince!
 
Sono scelte commerciali contro gli utenti e contro la democrazia, sia ben chiaro
Il customer service delle FFS tutto questo lo sa bene. Per questo da un giorno all’altro, un paio d’anni fa, ha cambiato il default. Una volta non funzionava così, c’era rispetto e cura dell’utenza, consapevoli che i soldi non crescono dagli alberi e che il contratto costa la bellezza di 3’860 CHF. Ora, siccome sei un consumatore pulcioso, la tua inerzia può esser sfruttata per far soldi. Come dice sempre un Prof. qua a Lucerna: sei un con-sumateur.
Cambiando il default le FFS riescono a risparmiare sui collaboratori (che non devono ogni volta controllare le richieste di abbonamento) e contemporaneamente – usando cavilli giuridici – aprono il tuo portafoglio per mungerti. Se infatti non disdici il contratto in tempo… merda, hai sbagliato di un mese e quindi devi pagarti almeno altri cinque mesi di contratto, parliamo di almeno 1’500 franchi!
Le FFS hanno insomma impostato il default pro saccoccia propria. Spettacolare è infatti la frasetta standard del ragazzino appena formato allo sportello: “allora lo disdico alla prossima data disponibile, va bene?”. La dizione è importante, perchè cavillosa: è l’azienda che mi sta comunicando che vorrebbe tanto fottermi un po’, perchè se mi sono dimenticato la data giusta, allora (dicono le CGA) “potete disdirlo al più presto quattro mesi dopo il primo giorno di validità, tenendo conto del termine di disdetta di un mese di abbonamento dalla fine del mese di abbonamento successivo”. 
 
Sono protetti dalla politica, ormai piegata sulle logice banditesche di San Gallo
Questo approccio economicista, mascherato da serietà giuridica che rasenta la truffa per mestiere, viola il principio democratico alla base del servizio pubblico. Lo Stato (ogni tanto ce lo dimentichiamo: noi cittadini!) deve essere invece consapevole di come funziona l’inerzia e usarla a favore dei cittadini, non contro di loro.
Ricordo però che queste decisioni hanno sempre delle teste. Guardiamo chi è il capo di FFS: Monika Ribar. Apro Wikipedia: è laureata a San Gallo e ha lavorato per KPMG (in sostanza le cattedrali del Male, in senso gioiosamente capitalistico), poi ha gestito una multinazionale dei trasporti e, senza stupirci, è spuntata fuori nei Paradise Papers perchè si diverte a investire privatamente – e discretamente – in Angola. Ora: come fa una così, che puzza di cazzi suoi da lontano, a “stendersi sui binari” a favore delle debolezze dell’utenza!?
Chi nomina il CdA di FFS? Ma il Consiglio Federale, evidentemente, e come dice l’antico adagio greco: “gente, scendere dal pero!”. Sono dettagli, ma dettagli che drenano soldi dalle nostre tasche. Siamo quindi in chiaro: se vogliam correggere queste dinamiche bisogna cambiare la politica, e quindi eleggere le persone che si impegnino in questo senso.
 
 
Filippo Contarini, Lucerna