Diritti umani in Cina: a che punto siamo?

Diritti umani in Cina: a che punto siamo?

Agosto 02, 2018 - 14:00

Locarno Festival, concorso internazionale 2018. La 71.ma edizione si apre con A Family Tour del regista cinese Ying Lang, già vincitore nel 2012 del Pardo per la migliore regia con When Night Falls.

 

Il ruolo della Cina sullo scacchiere internazionale in quanto potenza economica e partner commerciale ha ridotto al silenzio la voce degli esuli e relegato a una nota a fondo pagina la questione dei diritti umani e della libertà di espressione, una postilla da citare ogni qualvolta ci si appresti a firmare un trattato commerciale, giusto per darsi un tono di rispettabilità, ma ormai assurto a un fatto quasi folcloristico. A Family Tour, invece, c’è lo ricorda per 107 minuti.  
 
Il lungo addio sottolineato, a volte anche eccessivamente, dai piani sequenza, che madre e figlia sono costrette a dirsi durante una finta gita turistica a Taiwan è il tema dominante dell’ultimo film del regista cinese Ying Liang. 
Dopo la realizzazione del film The Mother of One Recluse, la regista cinese Yang Shu è costretta all’esilio a Hong Kong. Le precarie condizioni di salute della madre e la presentazione del film a un festival di Taiwan sono le circostanze che determinano l’ultimo incontro tra le due donne. La regista con al seguito marito e figlio seguiranno l’anziana signora nel suo giro turistico, guardate a vista dalla guida del tour che con solerte istinto da segugio vigila a che la donna anziana al termine della gita torni nel continente.
 
Il film si ispira alla vita stessa del regista e l’alter-ego femminile, se da un lato vuole fare in modo che il film accolga le tante storie dei dissidenti, conferisce più pregnanza alle emozioni e ai sentimenti che trapelano durante la narrazione.
Infine - si diceva- i piani sequenza, di cui nel film intelligentemente si ironizza, dilatano la temporalità del tempo filmico, quasi a voler sottolineare l’attesa infinita della condizione dell’esule.