Per chi voterà il GAFA?

Per chi voterà il GAFA?

Agosto 11, 2020 - 14:46
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I "big" della tecnologia si trovano in una fase difficile, messi sotto pressione dalla politica. La presenza nell'entourage del candidato democratico Joe Biden preoccupa alcuni liberals sostenitori della "linea dura" con il GAFA. 

Google, Apple, Facebook, Amazon, il cosiddetto GAFA, è finito al centro delle attenzioni della politica, anche recentemente, con l’audizione al Parlamento dei capi delle principali società, accusati di aver danneggiato con politiche monopolistiche consumatori e concorrenti.

Ma non è solo la politica ad interessarsi alle grandi aziende del settore tecnologico. Anche queste grandi aziende (come molte altre prima di esse) si interessano della politica. Eccome.

Il New York Times dedica un articolo alle preoccupazioni per la possibile influenza sul candidato democratico, Joe Biden, di questi settori dell’economia. Joe Biden è stato critico nei confronti delle “big tech”, in particolare ammonendo Facebook per aver gestito male il problema della disinformazione. In realtà la possibile candidata democratica che era stata più critica su questo settore, e che aveva parlato più o meno esplicitamente di un oligopolio che va sciolto, era Elizabeth Warren, ora fuori dai giochi (salvo sorprese). 

Tornando a Biden, scrive il New York Times, per la sua campagna “ha tranquillamente accolto nel suo staff e nei gruppi politici persone che hanno lavorato con o per i giganti della Silicon Valley, sollevando la preoccupazione dei critici del settore che le aziende stiano cercando di cooptare una potenziale amministrazione Biden”.

Ad esempio “uno dei più stretti collaboratori di Biden si è unito alla campagna da Apple, mentre altri hanno ricoperto ruoli di alto livello presso le aziende che hanno fatto da consulente per le principali aziende tecnologiche. E un gruppo di volontari di quasi 700 persone che hanno fornito consulenza alla campagna, l'Innovation Policy Committee, comprende almeno otto persone che lavorano per Facebook, Amazon, Google e Apple", secondo i documenti di cui ha avuto visione il New York Times. “Tra i membri del gruppo ci sono anche alcuni progressisti di spicco che sostengono una più rigida regolamentazione della tecnologia. Ma la presenza degli alleati dell'industria all'interno dell'apparato politico e dei team di campagna e di transizione di Biden - e lo sforzo della sua campagna per garantire la riservatezza del suo processo politico - ha allarmato una coalizione sempre più influente di liberali che dicono che i titani della tecnologia soffocano la concorrenza, non tengono conto della privacy degli utenti e non riescono a controllare adeguatamente i discorsi di odio e disinformazione”, spiega il giornale.

Insomma, Biden finora non ha fatto delle questioni tecnologiche un punto centrale della sua campagna. I giganti della tecnologia sono confrontati con i tentativi di introdurre nuove normative o azioni legali antitrust che vorrebbero evitare. Il timore di alcuni è che vedano in Biden un possibile “alleato” in questa fase. Dallo staff di Biden naturalmente sono giunte rassicurazioni su questo punto. Matt Hill, un portavoce della campagna di Biden, ha dichiarato che "molti giganti della tecnologia e i loro dirigenti non solo hanno abusato del loro potere, ma hanno anche ingannato il popolo americano, danneggiato la nostra democrazia ed eluso ogni forma di responsabilità” e che "chiunque pensi che i volontari o i consulenti della campagna cambieranno l'impegno fondamentale di Joe Biden per fermare l'abuso di potere e farsi avanti per la classe media non conosce Joe Biden”. Sul ruolo di persone provenienti dal settore tecnologico nello staff e nei comitati, tuttavia, pare vigere una certa riservatezza.