Botteghe del Mondo: "Nella crisi il commercio equo può giocare un ruolo importante"

Botteghe del Mondo: "Nella crisi il commercio equo può giocare un ruolo importante"

Maggio 09, 2020 - 22:10
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Oggi si festeggia la giornata mondiale del Commercio Equo e Solidale. Abbiamo intervistato sull’argomento, anche in relazione all’attuale crisi del coronavirus, Claire Fischer Torricelli, la presidente dell’associazione Botteghe del Mondo, che in Ticino conta 11 filiali, in cui si vendono i prodotti provenienti dal commercio equo.

Il coronavirus ha colpito tutti, e anche le Botteghe del Mondo non fanno eccezione. L’argomento di un commercio in grado di garantire ai produttori condizioni di vita dignitose assume però alla luce dell’attuale crisi forse una valenza ulteriore, visto che, come spesso succede nelle fasi di “ristrettezze”, sono i più deboli a pagare il prezzo maggiore.

Claire Fischer Torricelli, come hanno vissuto le Botteghe del Mondo queste settimane di crisi sanitaria e “lockdown”?

Tutti i nostri negozi hanno chiuso intorno al 15 di marzo. La maggior parte delle nostre venditrici sono delle donne over 65 e dunque si è deciso di chiudere. Una decisione che è stata presa da ogni singola bottega. Alcune botteghe hanno cercato comunque di fornire la merce su ordinazione ai clienti, tramite un contatto diretto con il responsabile del negozio. In ogni caso non si poteva vendere artigianato, ma soltanto generi alimentari, prodotti di cosmesi e prodotti di igiene. Queste settimane sono state difficili. 

Alcune botteghe hanno cominciato a riaprire con appuntamento dopo Pasqua. Piano piano ora la maggior parte delle botteghe ha aperto questa settimana, o aprirà la prossima. Ovviamente la situazione è problematica: ci sono gli affitti da pagare, anche se alcuni affittuari hanno fatto un gesto molto apprezzato per alcune botteghe. Ora bisogna ricominciare. 
Noi siamo un'organizzazione senza scopo di lucro e le persone che ci lavorano sono volontari. Tuttavia dobbiamo mantenere il nostro impegno, che è quello di dare ai produttori e agli artigiani del Sud del Mondo la possibilità di accedere al nostro mercato. Dobbiamo dunque batterci per rimanere in una situazione economica sana. 

 

La crisi del coronavirus ha sconvolto le priorità percepite dalle persone. Pensiamo alla questione ambientale, che prima del coronavirus aveva visto una mobilitazione senza precedenti. Temete che il momento di crisi, sia sanitaria che economica, possa portare le persone a maggior "egoismo" e a tralasciare la solidarietà che contraddistingue la vostra associazione?

È possibile, ma è troppo presto per avere una risposta. In Ticino comunque il commercio nelle fattorie e le forme di commercio che avvicinano produttore e consumatore, durante questa crisi, hanno funzionato bene. È possibile che le persone abbiano meno soldi e che, come per la questione ambientale, ritornino a vecchie abitudini, come abbiamo visto ad esempio con le code ai McDonald la scorsa settimana. Noi comunque abbiamo uno "zoccolo" di clienti. Dobbiamo ora continuare a farci conoscere e speriamo che possiamo continuare a vendere la nostra produzione.

I nostri prodotti alimentari di commercio equo, sono anche generalmente bio, che è una tendenza in crescita, come la tendenza del consumo responsabile.

Si dovrà guardare ai prossimi mesi e raccogliere le richieste dei clienti. La nostra tipologia di prodotti e la loro qualità è molto cambiata rispetto agli inizi del commercio equo: ora abbiamo prodotti di grande qualità. Ad esempio il cioccolato, che è molto apprezzato. Abbiamo una nuova filiera del cioccolato che viene dal Ghana, dove tutto è fatto sul posto. Possiamo offrire prodotti sicuramente interessanti.

 

Oggi è la giornata mondiale del commercio equo. Quali iniziative sono state approntate per questa occasione?

L'organizzazione mantello Swiss Fair Trade, per la quale lavoro, ha sviluppato una compagna sul tema delle pari opportunità. Si sa che i contadini, i produttori e gli artigiani del Sud del Mondo, ma anche del Nord, per quanto riguarda i piccoli produttori, hanno difficoltà ad accedere al mercato. Il commercio equo permette a questi produttori di vivere del proprio lavoro e promuove un atteggiamento inclusivo per le minoranze, per le donne e a favore di una produzione rispettosa dell'ambiente. 

Nelle problematiche della crisi globale, dei rifugiati, compresi i futuri rifugiati ambientali, il commercio equo ha un ruolo importante da giocare, visto che sostiene un’agricoltura familiare e permette alle persone di vivere dignitosamente nel Paese in cui si trovano. 

 

Nelle crisi in genere sono i più “piccoli” a pagare il costo maggiore. Anche per questa crisi alcuni osservatori hanno previsto che le attività economiche di piccole dimensioni saranno quelle più colpite (vedi qui)...

Per quanto riguarda la produzione di zucchero nelle Filippine, ad esempio, i produttori si sono organizzati in grandi cooperative, composte da piccoli gruppi federati.  In una periodo di crisi la cooperativa ha le “spalle più larghe”, che gli permettono di aiutare i piccoli produttori, fornendo prestiti, acquistando medicamenti o prodotti di prima necessità.

I produttori di caffè sono in genere piccoli. Quando il loro caffè viene comprato da una multinazionale, in genere specula sui prezzi. Il commercio equo invece no e questi produttori sono molto contenti di poter vendere il proprio prodotto attraverso questo canale.