Anche Plr nella lista "Ticinesi nel mondo". C'è chi inizia la campagna elettorale a Sonogno e chi a Montecarasso.

Anche Plr nella lista "Ticinesi nel mondo". C'è chi inizia la campagna elettorale a Sonogno e chi a Montecarasso.

Agosto 19, 2019 - 17:31
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La Regione ha fatto le "pulci" ai post di Tuto Rossi. Alexis Bernini era e rimane liberale, anche se in corsa con "Ticinesi nel mondo". e poi questa rubrica può non scrivere nulla sul matrimonio dell'anno (se non del decennio)?

Errata corrige. Alexis Bernini, che è stato citato in uno dei  precedenti atrticoli di questa rubrica, è si in lista per il Consiglio nazionale sulla lista "Ticinesi nel mondo", ma non in quota Ppd, bensì Plr (come l'altro candidato Corabi De Marchi). Ci dispiace per l'incovenevole. Va anche detto che la lista è stata presentata come "Ppd-Ticinesi nel mondo". Dunque...
 
 
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Sabato 17 agosto, la candidata del Ps Ticino al Consiglio nazionale Cristina Zanini Barzaghi ha aperto la sua campagna elettorale in quel di Sonogno, val Verzasca. Tutti danno la municipale socialista di Lugano come seconda nella lista per la Camera bassa nella lista Ps Ticino, dietro all'uscente Marina Carobbio e davanti al locarnese Bruno Storni (che quattro anni fa è arrivato secondo, davanti a Raoul Ghisletta).
Il giorno dopo, domenica 18 agosto è toccato ad un'altra candidata al Consiglio Nazionale, ma questa volta Plr, Natalia Ferrara (ex Micocci, come scrive sempre il Mattino della Domenica), che ha addirittura organizzato un matrimonio (il secondo per lei) in quel di Montecarasso, in modo tale di radunare un po' di vip della politica e non, dandosi quella visibilità che è sempre utile quando si affronta una campagna elettorale. A differenza della sua collega di partito e di Gran Consiglio, Alessandra Gianella, che poche settimane è convogliata a nozze con il segretario del partito liberale Andrea Nava, in cui di vip ce n'erano pochi, a Montecarasso, tutto era pensato in funzione di loro, anche i posti a sedere per la cerimonia (che se non erriamo non ha nessun valore giuridico), dove le sedie erano per le autorità e affini, (gli altri potevano stare in piedi). Obbligatorio, per dress code, lo smoking (per gli uomini), la cerimonia officiata dal sindaco radicale di Mendrisio Samuele Cavadini (il sindaco di Stabio non era disponibile?) è stata sicuramente (almeno per il momento) il più importante evento di campagna elettorale.
Non frequentando la candidata al Consiglio nazionale liberale, ci chiediamo se prima di questo secondo matrimonio (che non era ufficialmente un matrimonio, dunque attendiamo l'atto formale), si sia fatto cancellare il tatuaggio a cui diceva (nella trasmissione elettorale di TeleTicino "A Fuoco" nel 2015)  era particolarmente legata, che si era fatta fare sull'anulare, in sostituzione della fede, visto che il suo precedente marito, facendo l'elettricista, aveva dei problemi nel portare la fede.
A questo punto alla novella coppia di sposini manca solo un bebé. Se poi si riuscisse a ripetere l'impresa di Marina Masoni del 1999, quando sorprese tutti con la nascita di suo figlio durante la campagna ellettorale per il Consiglio di Stato, allora tutti rimaremmo a bocca aperta. Ma lasciamoci sorprendere.  Per il momento si è già riusciti a fare un azzeccatissimo evento elettorale incassando pure i regali (che di solito agli aperitivi elettorali, il candidato non riceve nulla, se non una vaga promessa di voto, dagli avventori).
 
 
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Il quotidiano La Regione, sul proprio sito ha voluto criticare il candidato democentrista al Consiglio Nazionale Tuto Rossi per aver pubblicato sui social un post in cui "denunciava" il taglio di un albero di 200 anni a Bellinzona.
Il quotidiano di via Ghiringhelli ha appurato che quella notizia è vecchia di un anno ed era stata già portata all'attenzione del pubblico dai Verdi di Bellinzona.
È interessante l'esercizio fatto da La Regione: andare a verificare una notizia apparsa sui social e rendere attento il pubblico che non è esatta. Ma farlo su larga scala, solo per la realtà cantonale, dove di piccole o grandi fake news sono pieni i social, chiederebbe una redazione di 60 giornalisti a tempo pieno che controllano l'attendibilità dei messaggi ed informazioni che circolano sui social.
Potrebbe essere (rivisto e corretto) il ruolo di un media di servizio pubblico (che attingendo al canone possono permettersi mission e funzioni che i media privati non possono): "smascherare" tutte le fake news che si aggirano sui social riguardanti la nostra realtà, mettendo anche un po' alla "berlina" gli autori delle stesse.
Non solo. Un media pubblico nel 21esimo secolo dovrebbe anche essere una sorta di "agenzia di rating" dell'informazione, in un certo senso una "Standard & Poor's" del giornalismo nostrano che sia da indicatore sul livello dell'informazione cantonale.
Oggi c'è una grande abbondanza d'informazione e di media, quello che ci vuole è che qualcuno (al di sopra delle parti, dunque non è opportuno che sia un privato) non sia l'ennesimo produttore di news (per quanto autorevole sia), bensì svolga quella funzione, che citava il compianto Umberto Eco nella sua rubrica su L'espresso, di "pulitore", di "depuratore" dell'informazione. Insomma divenire una "Treccani" o un "Istituto della Crusca" dell'informazione.