Aiuti all’economia, c’è il rischio che qualcuno ne abusi?

Aiuti all’economia, c’è il rischio che qualcuno ne abusi?

Aprile 16, 2020 - 21:32
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Per il coronavirus le misure di sostegno alla liquidità sono state disposte con grande celerità. Di ciò potrebbe risentirne l’accuratezza dei controlli su chi ha diritto o meno di ricevere gli aiuti? Lo abbiamo chiesto ad alcuni rappresentanti delle associazioni di categoria ticinesi.

Per far fronte all’emergenza economica del coronavirus la maggior parte dei paesi hanno disposto misure di sostegno all'economia che non hanno precedenti nella storia. Per quanto riguarda il sostegno alle aziende la misura celermente predisposta dalla Confederazione è, oltre al supporto al pagamento degli stipendi tramite l'accesso al lavoro ridotto, quella dell’accesso alla liquidita, erogata tramite il sistema bancario attraverso dei crediti che fino a 500’000 sono interamente garantiti dalla Confederazione (e dunque in caso di mancata restituzione del credito sarà quest’ultima a coprirli, e non le banche). Oltre quest’importo anche le banche si assumono una parte del rischio, anche se in parte minoritaria rispetto all’Ente pubblico.

Se sicuramente la celerità con cui è stato possibile implementare la misura è idonea a rispondere alla situazione di emergenza, il rischio è che essa possa corrispondere a una minore verifica del soggetto a cui è concesso il credito. Detto in altre parole, abbiamo la garanzia che questi aiuti siano indirizzati alle aziende che appunto hanno un problema di liquidità a causa dell’emergenza, e non ad aziende che in realtà non ne hanno bisogno, oppure già in condizioni critiche prima dell’epidemia (e dunque che rischiano di fallire a prescindere)? Il problema riguarda soprattutto la “fascia” di crediti fino a 500’000 franchi, visto che nelle fasce superiori è anche la banca, rischiando parzialmente anche il proprio capitale, che, teoricamente, avrebbe tutto l’interesse a fare accertamenti (altro capitolo è invece il fatto che anche aziende che a pieno titolo avrebbero diritto a questi crediti, potrebbero non essere più in grado di restituirli a causa della crisi).

Sulla questione dei potenziali abusi, ci dichiara Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti), “come in tutti sistemi non si può escludere che ci siano degli abusi. Come evidenziato dal consigliere federale Ueli Maurer (Capo del Dipartimento federale delle finanze, ndr) il sistema perfetto non esiste e non si può escludere che ci sia qualcuno che ne abusi”. "Il vantaggio del sistema che è stato predisposto”, prosegue Albertoni, “è che per accedere ai crediti bisogna rivolgersi  alle banche, che già conoscono i propri clienti e l'andamento delle aziende. Da quanto ho potuto vedere già con una prima valutazione si riesce a distinguere chi ha veramente bisogno degli aiuti e chi invece si trova in una situazione di solidità, per quanto di solidità si possa parlare in questo periodo”. “Il rischio di abuso a mio avviso è dunque abbastanza ridotto”, conclude Albertoni, “anche se ovviamente sui grandi numeri non si può escludere vi siano dei casi”.

“Gli aiuti devono ovviamente servire a salvare le aziende e i posti di lavoro, dunque a garantire la liquidità ed evitare licenziamenti”, ci dice Nicola Bagnovini, direttore della Società Svizzera Impresari Costruttori (Ssic) - Sezione Ticino. “Non si può escludere che nell’insieme dei potenziali destinatari di questi aiuti vi sia chi voglia approfittarne. Sono convinto però che il tessuto economico ticinese sia generalmente sano. Fanno più rumore i casi di imprenditori che non si comportano correttamente, come ad esempio nei casi di fallimenti fraudolenti che abbiamo visto in passato, che non gli imprenditori che operano ogni giorno con serietà ed onestà”, conclude Bagnovini.

Per quanto riguarda le industrie, ci spiega Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi (Aiti) “alcune di esse sono andate incontro a una riduzione della liquidità, ma non è il caso tipico delle imprese industriali medio-grandi. Potrebbe essere una problematica futura qualora la congiuntura non dovesse migliorare”. “Credo dunque sia un problema che riguarda soprattuto le imprese artigianali”, ci dice. “Credo che le banche abbiano l'esperienza sufficiente per valutare i rischi. Un pericolo maggiore forse si annida nella fascia fino a 500’000 franchi. Qui credo che risieda la difficoltà maggiore nell’effettuare controlli, mentre su importi superiori i controlli sono più approfonditi”.