Un concorso in movimento verso … la periferia

Un concorso in movimento verso … la periferia

Agosto 13, 2016 - 14:21

Tra marginalità e irrequietezza, tra solitudine ed esilio, ecco una panoramica dei film in concorso alla 69° edizione del Festival di Locarno.

 
Concordiamo con il Direttore artistico Carlo Chatrian quando, nel suo discorso di presentazione, sostiene che i personaggi dei film in concorso siano tutti in movimento, una sorta di irrequietezza che li in-forma.
Riteniamo pure, però, che l’altra cifra interpretativa delle pellicole sia la marginalità.
Marginalità intesa come esilio che prepotentemente apre la scena del concorso con il film portoghese Correspondências, o l’argentino Hermia & Helena. Ma anche Kosuke, il drammaturgo del film giapponese Kaze ni nureta onna, conduce una vita ritirata in una baracca. In Jeunesse, la nave La Judée diventa lo spazio dove Zico, in una sorta di viaggio iniziatico, si confronta con le proprie paure e si costruisce una nuova identità; mentre l’esilio “boccaccesco” disegnato dal regista egiziano Yousry Nasrallah (Al Ma’ wal Khodra wal Wajh El Hassan) consente alla piccola comunità del villaggio di ribellarsi alle ingiustizie e ai soprusi del potere. O ancora, è la marginalità a caratterizzare i personaggi di La Prunelle de mes yeux.
È la prigione del letto del sanatorio a esiliare Emanuel dal mondo esterno nel film rumeno Inimi cicatrizate, o ancora nel film polacco Ostatnia rodzina, la casa di Beksinski diventa il luogo privilegiato da cui osservare il mondo che cambia.
Ma marginalità significa anche solitudine: Marija è disposta a pagare con la propria solitudine la realizzazione del proprio sogno; la scrittrice di Dao Khanong è sola in quanto sopravvissuta, così come lo sono le due protagoniste de La Idea de un Lago o i personaggi di Godless, o ancora Tsanko Petrov, protagonista di Slava.
Infine la marginalità si declina anche come ricerca di un mondo che sta scomparendo, come succede nel film Mister Universo.
 
Dal punto di vista formale, i film hanno mostrato una varietà di codici e di stili, alcuni ben assemblati, altri un po’ meno.
Mister Universo è un film dove tecnica documentaristica e cinema di narrazione ne fanno un piccolo scrigno ben calibrato e forte di poesia e passione. Le inquadrature fisse di Corresponências e di Inimi cicatrizate, sottolineano la prigionia e l’immobilità dei protagonisti; mentre le carrellate dell’egiziano Al Ma’ […] o il ritmo in Jeunesse, descrivono a loro modo la ricerca di un proprio posto nel mondo.
Ci hanno invece lasciato perplessi le inquadrature fisse di Der Traumhafte der Weg, il pastiche di codici di O Ornitologo, l’epopea di Bangkok Nites e la confusione di piani narrativi di Dao Khanong.
 
In generale dai film in concorso emerge in modo preponderante l’idea di una vita vissuta alla periferia del mondo e il sospetto è che un centro di questa immensa periferia non esista proprio più.