"SÌ all’acqua potabile pulita e al cibo sano, NO all’iniziativa che distrugge l’agricoltura svizzera"

"SÌ all’acqua potabile pulita e al cibo sano, NO all’iniziativa che distrugge l’agricoltura svizzera"

Luglio 11, 2018 - 16:54
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Pubblichiamo il seguente comunicato stampa dell'Unione contadini ticinese.
 
Abbiamo letto con delusione e notevole disappunto il contenuto dell’articolo apparso su Ticinonline lo scorso 9 luglio intitolato “Gli agricoltori minacciano di utilizzare ancora più pesticidi”. Così come l’appellativo dell’iniziativa, anche il titolo dell’articolo appena citato è fuorviante.
Nessun agricoltore in Svizzera vuole utilizzare più pesticidi, ma scherziamo? Gli agricoltori svizzeri sono molto sensibili al tema e vogliono difendere la loro posizione di leader mondiali in termini di agricoltura sostenibile, di utilizzo efficiente delle risorse e di rispetto dell’ambiente e degli animali, rafforzando la fiducia dei consumatori nei loro prodotti di alta qualità.
È vergognoso pensare che gli agricoltori abbiamo interesse nell’utilizzare inutilmente dei prodotti cari (fitosanitari e/o antibiotici) o addirittura impiegarli in modo inappropriato pregiudicandone l’effetto. L’agricoltura dipende in grandissima parte da un’eccellente qualità dell’acqua e del suolo. Acqua potabile pulita, fiumi, corsi d’acqua e laghi in buona salute, biodiversità, approvvigionamento di foraggio indigeno e meno antibiotici, sono rivendicazioni già prese sul serio dalle famiglie contadine.
Tuttavia queste iniziative vanno ben oltre gli obiettivi che vogliono prefiggersi e condurrebbero a una drastica riduzione della produzione di molti alimenti in Svizzera e un aumento difficilmente controllabile di prodotti importati che, tuttavia, spesso derivano da metodi e condizioni di produzione discutibili a livello ecologico, ambientale, sociale e di benessere animale.
In caso d’accettazione, le iniziative pregiudicherebbero gravemente la coltivazione di ortaggi, frutta, patate, colza e barbabietole da zucchero, senza dimenticare la viticoltura. Altresì, comporterebbero l’abbandono per molti anche dell’agricoltura biologica. Lo stesso discorso vale anche per la produzione di uova e l’allevamento, per il semplice fatto che la maggior parte delle aziende agricole sarebbe impossibilitata a produrre internamente la quantità di foraggio necessaria a nutrire i propri animali.
Una produzione come quella richiesta dai promotori presuppone un’elevata quantità di terreni coltivabili in regioni propizie, e questo purtroppo non è realizzabile nella nostra piccola Svizzera.
La maggior parte del cibo indigeno diventerebbe un prodotto di nicchia, riservato a consumatori estremamente esigenti e benestanti, e il paesaggio rurale diventerebbe monotono perdendo la sua diversità odierna. In netta contrapposizione con la volontà popolare espressa nella votazione sulla sicurezza alimentare.
È inaccettabile che nell’articolo in questione si metta in cattiva luce il settore, come spesso accade ultimamente, negando i progressi compiuti e tacendo i conflitti evidenti per raggiungere alcuni obiettivi, facendo ricadere le responsabilità sempre sugli agricoltori.
L’inquinamento idrico si è ridotto notevolmente negli ultimi anni. Recentemente l’Ufficio Federale dell’Ambiente ha classificato i valori delle acque come buoni e, a livello globale, la qualità dell’acqua potabile Svizzera è eccellente. L’estate 2017 ha visto entrare in vigore il “Piano d’azione per prodotti fitosanitari”, che ne ridurrà notevolmente l’impiego minimizzandone gli effetti negativi. Cosciente del proprio ruolo, il settore agricolo ha sostenuto e partecipato a questo progetto sin dall’inizio.
Un’analisi dettagliata degli obiettivi ambientali e dei progressi raggiunti negli ultimi anni ha mostrato che quelli a favore della biodiversità sono superati per quanto riguarda le superfici di promozione soprattutto nelle regioni di pianura, così come la loro interconnessione. Per altri obiettivi, il grado di realizzazione intermedio si situa tra l’80 e il 93%, p. es. l’aumento dell’efficacia dell’azoto e del fosforo, la riduzione delle emissioni di ammoniaca e la quantità di fosforo nei laghi (80%). È deplorevole che 10 anni dopo l’introduzione di obiettivi ambientali per l’agricoltura non ne esistano in altri settori, che hanno un impatto ambientale altrettanto importante, se non maggiore.
Senza dimenticare i dati positivi che dimostrano come l’agricoltura svizzera, in collaborazione con i veterinari, abbia dimezzato l’uso di antibiotici negli ultimi 10 anni, usando solo lo stretto necessario. Grazie anche a delle misure d’igiene sviluppate a livello nazionale la quantità di antibiotici utilizzata in Svizzera risulta minima se paragonata all’impiego che ne fanno i produttori esteri. Nel nostro Paese già dal 1999 è proibito l’uso di antibiotici come stimolatori di crescita nell’alimentazione animale, così come dal 2016 è vietato distribuire antibiotici “critici” da stoccare presso gli agricoltori. L’anno scorso al fine di prevenire malattie e ridurre l’uso di antibiotici, gli allevatori svizzeri hanno lanciato il programma “salute dei maiali plus” e il servizio sanitario dei vitelli.
Non solo l’USC e numerose altre Associazioni respingono questa iniziativa estrema, draconiana e dal potenziale devastante. Anche il Consiglio Federale l’ha rigettata categoricamente e ha rinunciato persino alla stesura di un controprogetto diretto. Da anni la nostra agricoltura, per rispondere alle esigenze della popolazione, si sta dando da fare con misure puntuali, concretizzando i diversi piani d’azione e le strategie degli esperti, oppure attuando progetti specifici come la promozione della produzione foraggiera. Il lavoro non manca, i passi da fare per migliorare sono ancora molti. Cerchiamo di collaborare per il bene del settore (p. es. per le iniziative in votazione il prossimo 23 settembre su “alimenti equi” e “sovranità alimentare”) però smettiamola di continuare ad accusare l’agricoltura, troppo spesso solo per partito preso, senza neanche sapere di cosa concretamente si stia parlando e senza cognizione di causa.
Gli agricoltori sono rimasti l’1% della popolazione e devono sfamare il restante 99%. Ciò significa che bisogna produrre 100 volte di più di quando ci occupavamo tutti di agricoltura, e purtroppo con l’agricoltura che veniva praticata dai nostri nonni questo è impossibile, neanche con l’agricoltura biologica. Chi ci punta il dito contro, cominci ad essere auto-sufficiente prima di sentenziare!

Per la direttiva dell’Unione Contadini Ticinesi,
il segretario agricolo cantonale
Sem Genini