Regazzi: "i lavoratori over 50 vanno aiutati"

Regazzi: "i lavoratori over 50 vanno aiutati"

Luglio 13, 2018 - 06:40
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Martedì l’associazione Worfai 50+, associazione a tutela dei lavoratori e disoccupati ultracinquantenni, ha lanciato un’iniziativa che chiede di parificare i contributi per la cassa pensione sugli stipendi (contributi LPP). Attualmente questi variano dal 7% per un lavoratore di 25 anni, al 18% oltre i 55 anni (in genere pagati per metà dal dipendente e per metà dal datore di lavoro). Spesso questa differenza è indicata come uno dei principali motivi per cui chi perde il lavoro oltre i 50 anni fa molta più fatica a trovarne uno nuovo. Sul tema abbiamo intervistato il presidente dell’atti (Associazione industrie ticinesi), nonché consigliere nazionale Ppd, Fabio Regazzi.

Fabio Regazzi, al momento dell'assunzione il costo che un'azienda dovrà pagare per i contributi pensionistici incide?
Sicuramente, specialmente in un'economia dove la competitività è sempre più spinta.
Quello della disoccupazione fra le persone over 50 è un problema a cui si deve dare una risposta. È una fascia d'età importante, in cui vi sono persone con esperienza e conoscenze preziose, che rischiano però di essere penalizzate perché hanno un costo maggiore.
 
Una parificazione di questi costi fra le varie fasce d'età è una buona soluzione?
Il problema si attenuerebbe. Nella valutazione per un'assunzione vi son anche altri fattori, ma sicuramente quello del costo è importante.
 
Quali altri fattori pesano?
Una parte delle persone che si trovano in questa fascia d'età fa sempre più fatica a stare al passo con l'evoluzione e i cambiamenti sempre più rapidi a livello tecnologico e nei processi di lavoro. Sicuramente un altro tema importante da affrontare a tutela di questa fascia di lavoratori è quello della formazione e dell'aggiornamento professionale. Alcuni sono piuttosto resistenti al cambiamento, ma chi è disponibile andrebbe aiutato a restare aggiornato.
 
Una parificazione dei contributi non rischia di spostare il problema occupazionale sui giovani, che andrebbero a costare di più di quanto non costano attualmente?
Qualche rischio c'è. Ovviamente bisogna fare in modo che la "medicina" non causi maggiori danni di quanti se ne vogliano curare. Confrontando però le due situazioni credo che a rischiare di più di essere esclusi dal mondo del lavoro sono le generazioni più anziane. Per un giovane formato e con la voglia di fare le opportunità credo siano di più di quelle di un over 50.
I problemi della disoccupazione giovanile sono però secondo me legati ad altri fattori. Riguardano soprattutto coloro che non vogliono lavorare o che non hanno una formazione adeguata alle richieste del mercato.
Vi è anche un discorso di solidarietà intergenerazionale da fare. Coloro che sono giovani oggi fra qualche decennio saranno anche loro confrontati con il problema.
 
Vedrebbe bene una parificazione della percentuale dei contributi anche qualora questa andasse ad incidere negativamente sui bilanci delle casse pensione, o se richiedesse un intervento da parte della casse dello Stato?
Aggravare la situazione finanziaria delle casse pensione rappresenterebbe un problema. Già oggi sono confrontate con la necessità di riforme per assicurarne il futuro, e vediamo quanta fatica si sta facendo. Sono già in difficoltà e non possiamo permetterci di caricarle ulteriormente.
Un maggior contributo delle casse pubbliche potrebbe essere un'opzione di principio da valutare, ma ovviamente bisogna prima capire esattamente le cifre di cui si parla, valutando una proposta concreta.