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Quale futuro per l'Asia? Tuor e Volpi parlano dei rapporti fra Cina e Giappone

Quale futuro per l'Asia? Tuor e Volpi parlano dei rapporti fra Cina e Giappone

Febbraio 16, 2016 - 16:15
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Si è tenuta ieri una conferenza organizzata dall'associazione Ticino-Cina sui rapporti fra le due potenze e sui possibili futuri scenari economici e geopolitici dell'Asia-Pacifico.

Ieri sera, presso l'Aula Magna della SUPSI di Trevano, l'Associazione culturale Ticino-Cina ha organizzato una conferenza incentrata su Cina e Giappone, con Vittorio Volpi, già importante firma de "Il Corriere della Sera", de "Il Giornale" e de "Il Sole24Ore" dal Giappone, e Alfonso Tuor, giornalista del Corriere del Ticino e presidente dell'Associazione Ticino-Cina.
La conferenza si è aperta con la presentazione del nuovo libro di Volpi, intitolato "Giappone delle meraviglie. Miracoli del passato, sfide del futuro", che passa in rassegna le principali criticità del sistema Giappone, caraterizzato negli ultimi decenni dalla depressione economica, come il forte invecchiamento della popolazione, dovuto sia alla poca propensione a fare figli delle famiglie nipponiche, come alla bassa immigrazione che caratterizza il Paese asiatico. Vi è poi l'eccessiva immissione di moneta nel sistema economico, che ha portato ad una forte crescita della speculazione, e un sistema scolastico che non sembra in grado di formare le giovani generazioni ad operare in un mondo post-moderno e globalizzato.
Volpi ha comunque sottolineato come già in passato il Giappone si è trovato di fronte a momenti critici: il pericolo della colonizzazione a fine '800 e la devastazione portata dalla bomba atomica alla fine della Seconda Guerra mondiale. Il Dna del Giappone è quello di trasformare le minacce in opportunità, ha detto. Attualmente le speranze sono riposte nella cosiddetta "Abenomics", la politica inaugurata dal primo ministro Shinzo Abe, che prevede un rilancio dell'economia attraverso la svalutazione dello Yen, l'aumento dell'inflazione e delle modifiche strutturali al mercato del lavoro, come una maggiore integrazione delle donne, politiche che in parte hanno già dato i loro frutti.
A seguire Tuor e Volpi si sono confrontati sul rapporto fra Giappone e Cina, e sul malessere economico dei due giganti asiatici. Tuor ha iniziato spigando come in molte analisi apparse sui media si sostenga che l'attuale fase di incertezza delle borse mondiali e il crollo del prezzo delle materie prime sia dovuto alla crisi in cui versa la Cina. In realtà, se si vanno a osservare i dati, ha detto Tuor, la Cina non ha consumato meno e ha importato più petrolio che nel 2014, anche se con un tasso di crescita minore. L'attuale fase critica è dovuta al fatto che le aspettative erano quelle che la crescita continuasse agli stessi ritmi e che i bassi interessi hanno favorito eccessivi investimenti nel settore petrolifero e in quello delle materie prime, ora in crisi.
Per quanto riguarda la realtà cinese negli ultimi anni le autorità hanno deciso di puntare sull'innalzamento dei salari e sulla crescita interna. Il punto critico è che questo passaggio, ha spiegato Tuor, è legato ad una lotta di potere interna al Partito comunista cinese, riguardante il futuro della Cina. La politica di crescita economica inaugurata da Den Xiao Ping prevedeva di "copiare" il modello statunitense al fine di raggiungere gli stessi livelli di benessere economico. Attualmente in alcune regioni del Paese questo e già avvenuto, e bisogna decidere in che direzione proseguire. In questa lotta rientrano anche i rapporti che la Cina dovrà avere con il Giappone e gli Stati Uniti, e se e quanto il sistema finanziario cinese andrà aperto o meno a quello mondiale con la convertibilità della moneta.
Per quanto riguarda lo sviluppo della regione asiatica e dei rapporti fra Cina e Giappone, negli ultimi tempi piuttosto conflittuali a causa del contenzioso sul controllo delle isole Diaoyu, per Volpi i possibili scenari sono due: quello del Trans-Pacific Partnership (TTP), che porterebbe la guida dello sviluppo economico della regione in mani statunitensi, e escluderebbe la Cina, e quello dello sviluppo della Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture (AIIB) a guida cinese. Se alcune correnti di pensiero in Cina sostengono che essa debba diventare la nuova potenza mondiale, il Giappone, essendo fortemente dipendente dall'estero per le forniture energetiche e non avendo sufficienti investimenti nel settore militare, non può ambire a ciò. La speranza del Giappone è quindi quella di poter contare anche in futuro sull'”ombrello protettivo" degli Stati Uniti. Nonostante la forte propaganda nazionalista da entrambe le parti tuttavia finora a sempre prevalso il pragmatismo economico, tanto che fin da dopo la Seconda Guerra mondiale, che ha visto la Cina subire il colonialismo nipponico, i rapporti economici fra i due Paesi sono stati sempre forti.
Sullo sfondo, ha spigato infine Tuor, c'è il progetto cinese della "Silk-Road", che punta ad integrare economicamente il continente euroasiatico, progetto che gli Stati Uniti sono intenzionati ad evitare poichè sposterebbe il "centro del mondo" nell'Eurasia.  Non a caso gli USA hanno deciso di spostare le loro attenzioni militari e diplomatiche verso questa regione del mondo e il Medio Oriente e l'Ucraina rappresentano una fase di questa partita, a cui la Cina ha finora risposto mettendo in campo delle azioni volte ad affermare la propria forza, come la rivendicazione del proprio controllo sulle isole Diaoyu.