Officine, la lettera aperta dell'Mps: "Caro Pedrina, ..."

Officine, la lettera aperta dell'Mps: "Caro Pedrina, ..."

Dicembre 01, 2017 - 16:50
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Il Movimento per il socialismo (Mps), con una lettera aperta, che pubblichiamo di seguito, lancia un appello all'ex consigliere nazionale socialista e attuale membro del CdA delle FFS Fabio Pedrina inerente il futuro delle Officine FFS di Bellinzona.
Noi avevamo seguito qualche settimana fa la conferenza organizzata dall'Mps sul futuro delle Officine, con Gianni Frizzo e Ivan Cozzaglio (vedi qui).

Caro  Pedrina,
 
ci rivolgiamo a te, con questa lettera aperta, nella tua veste di membro del consiglio di amministrazione (CdA) delle FFS; CdA che, se le nostre informazioni sono esatte, dovrà pronunciarsi sulle prospettive che le FFS hanno da tempo elaborato per il futuro dell’Officina FFS di Bellinzona, seppur ancora sotto forma di “scenari”.
 
Sappiamo che molto spesso, di fronte ad appelli che chiedono un intervento a favore di uno o più gruppi produttivi all’interno dell’azienda, magari in nome della difesa di interessi  “regionali” o locali, i diretti interessati rispondono, forse non sempre a torto, che sono stati chiamati a quel posto, in quel consiglio di amministrazione come nel tuo caso, per ragioni che non possono essere ricondotte ad un puro interesse “regionale”; ricordano che devono agire nell’interesse dell’azienda e dei valori e degli obiettivi che questa azienda si pone.
 
Nel tuo caso, sei stato “proiettato” nel CdA di FFS sicuramente per le tue competenze in materia di traffico e pianificazione; ma anche, e in particolare, sei stato nominato su proposta del sindacato dei trasporti – SEV, il sindacato che organizza e dovrebbe rappresentare gli interessi dei lavoratori del trasporto, pubblico e privato.
 
La nostra prima richiesta, attraverso questa lettera aperta, è che tu presti dunque una attenzione particolare alle richieste, alle rivendicazioni come si dice in gergo, che vengono dalla “tua” base, quella grazie alle cui lotte,  alla cui forza accumulata in decenni di organizzazione,  è stato possibile che anche nel massimo organismo di direzione delle FFS vi sia una  “rappresentanza” della voce dei lavoratori dell’azienda. Siamo sicuri che dedicherai la necessaria attenzione.
 
La discussione, soprattutto a Bellinzona, si è concentrata in questi ultimi mesi sul cosiddetto “trasferimento” delle attività dall’attuale stabilimento in uno nuovo che le FFS sarebbero disposte, a precise condizioni e con il sostegno finanziario del Cantone, a costruire altrove.
 
Ora, ci pare di aver capito da tutti gli interventi fatti finora dai lavoratori, dalle loro prese di posizione, dalle interviste dei loro portavoce, che il vero e fondamentale dibattito sul futuro dell’Officina non abbia  nulla a che vedere con la questione dell’eventuale trasferimento della stessa in altro luogo (anche se è un tema simbolicamente ed economicamente importante).
 
Infatti tutti gli scenari propongono, con gradi più o meno intensi, un forte ridimensionamento dell’Officina di Bellinzona (in un caso addirittura la chiusura).  La struttura che dovesse sostituirla, se ci sarà, in nessun caso sarà una “nuova Officina”, ma qualcosa di radicalmente diverso. Basti ricordare che negli scenari proposti dalle FFS si perderanno definitivamente i tre pilastri dell’attuale assetto produttivo:  la manutenzione delle locomotive, la manutenzione dei carri merci e la revisione degli assali. In termine di occupazione ciò significherà, in base ai dati delle FFS, un dimezzamento del numero di occupati.
 
Siamo di fronte ad una rottura profonda dal punto di vista produttivo, industriale, sociale (e anche culturale) con la storia dell’Officina così come si è sviluppata nell’ultimo secolo.
 
I lavoratori dell’Officina non hanno mai avuto, fin dallo sciopero del 2008, un atteggiamento semplicemente difensivo.  Certo, hanno difeso i posti di lavoro, hanno detto un “no” chiaro e forte alle proposte che venivano dalle FFS, tese a smantellare l’Officina.
 
Ma lo hanno fatto contestando, punto su punto, le affermazioni delle FFS, le loro indicazioni di prospettiva industriale, i conti e i bilanci non certo trasparenti e fondati, a partire dai quali veniva  “teorizzata” una mancanza di produttività e di redditività dell’Officina di Bellinzona. Le FFS hanno dovuto arrendersi di fronte alla mobilitazione popolare, ma anche di fronte alle conoscenze, alle competenze, all’intelligenza operaia che si è manifestata in tutta la sua potenza.
 
Una parte importante di questa intelligenza si è poi concentrata nello sforzo per tentare di dare continuità produttiva all’Officina, nel quadro di una visione rinnovata e aperta al futuro del settore. Convinti di questo i lavoratori hanno spinto, e nessuno può negare questo loro ruolo decisivo, per dare forma “scientifica” a queste loro visioni.
 
È da questa volontà di guardare al futuro, di guardare avanti (un atteggiamento tutt’altro che semplicemente a difesa dell’esistente, con il quale spesso vengono rappresentanti i lavoratori dell’Officina), che sono nati importantissimi studi, in particolare quello realizzato dalla SUPSI su mandato, oltre che dei lavoratori dell’Officina, anche del governo cantonale e delle stesse FFS.
 
Bisogna andare a rileggerlo quello studio, in particolare la poderosa analisi (centinaia e centinaia di pagine) del settore della manutenzione e della tecnica ferroviaria, con uno sguardo a livello europeo.
 
Ebbene, quelle analisi -che non hanno fatto altro che confermarsi- ci dicono che i settori tradizionali di attività dell’Officina (la manutenzione delle locomotive, la manutenzione dei carri merci e la revisione degli assali) così come la tecnica ferroviaria più generale rappresentano un mercato in grande espansione, che aprirebbe grandi opportunità per una struttura con la posizione, le conoscenze e l’esperienza dell’Officina.
 
È questa la direzione nella quale guardano i lavoratori dell’Officina e per la quale le loro richieste, come tu saprai certamente, non collimano praticamente con nessuno degli scenari  ventilati dalle FFS, nei suoi documenti ancora grossolani ma tutto sommato abbastanza precisi sulle intenzioni e le dinamiche. I lavoratori dell’Officina pensano (e noi crediamo abbiano ragione) che l’Officina possa e debba essere il punto di partenza per questo sviluppo, oggettivamente possibile.
 
Ti chiediamo di sostenere questa loro ipotesi sia all’interno del CdA  delle FFS che pubblicamente.
 
Grande fiducia era stata riposta, proprio nella prospettiva di sviluppo alternativo fin qui evocata, nella creazione di un Centro di competenza in materia di trasporto e mobilità ferroviaria che, attorno all’Officina, avrebbe dovuto elaborare e sviluppare progetti innovativi che sviluppassero produzione e occupazione.
 
Tutte le autorità esecutive e legislative interessate (Governo e Gran Consiglio, Municipio e Consiglio Comunale di Bellinzona, Ente Regionale di Sviluppo) nonché le parti sociali interessate (lavoratori, organizzazioni sindacali e FFS) hanno dato il loro sostegno a questo progetto, stanziando anche fondi per la sua realizzazione. Esso avrebbe dovuto rappresentare un primo tassello (e la sua fattibilità era stata certificata in un importante studio dedicato proprio a questo e realizzato dalla società BDO all’epoca diretta da Christian Vitta) di quel progetto di rilancio e sviluppo dell’Officina come “fulcro” di questo centro di Competenza.
 
Pensiamo che tu sappia come sono andate le cose. Non certo perché manchino le potenzialità, ma per una politica sistematica di boicottaggio da parte delle FFS e per resistenze economiche e politiche che hanno finora fatto di tutto perché questo progetto decolli.
 
Ci pare, caro consigliere di amministrazione, di averti illustrato bene quale sia il nostro punto di vista. I lavoratori dell’Officina chiedono che sia data loro una possibilità; quella di tentare di sviluppare il futuro di un’attività nel quadro di un settore che conosce grandi potenzialità.
 
Non chiedono un trattamento di favore, né chiedono scelte di tipo regionale. La loro proposta non è altro che un contributo allo sviluppo delle FFS, certamente in una prospettiva diversa, per quel che riguarda la cosiddetta manutenzione pesante, da quella oggi prospettata dalla direzione delle FFS.
 
E noi ti chiediamo di dare voce a questa prospettiva, sia in consiglio di amministrazione sia pubblicamente. Sarebbe un segnale importante, perché si tratta di dare voce ( e non solo tra le mura del CdA) alla loro proposta, al loro tentativo di salvare un’esperienza produttiva che rischia di essere cancellata. Ci pare il minimo che si possa chiedere ad un loro “rappresentante” che desideri “rappresentarli” degnamente.
 
 
 
Con cordialità
Per il coordinamento cantonale dell’MPS
G. Sergi
 
 
Bellinzona, 1 dicembre 2017