Nicola Respini: "voglio portare un po' di aria nuova"

Nicola Respini: "voglio portare un po' di aria nuova"

Ottobre 12, 2018 - 08:20
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Il procuratore pubblico Nicola Respini, sostituto procuratore generale, ha dato la sua disponibilità alla Commissione Cerca del Ppd per figurare fra i candidati nella lista per il Consiglio di Stato in vista delle elezioni cantonali del 2019. Abbiamo incontrato Respini a una conferenza in cui si parlava del rapporto fra media e Giustizia. La Commissione cerca dei popolari democratici è al lavoro e per ora le indiscrezioni uscite sulla lista del Ppd non hanno riportato il suo nome fra i candidati. Sicuramente però quella di Respini è una scelta in cui crede, anche perché, ci ha spiegato, qualora fosse effettivamente candidato, dovrebbe abbandonare il suo attuale posto a Palazzo di Giustizia.

Nicola Respini, lei ha dato la sua disponibilità a candidarsi sulla lista del Ppd per il Consiglio di Stato. Cosa pensa di poter portare alla lista?
Credo di poter portare la mia esperienza professionale, con il sevizio che ho detto al Paese in quasi 18 anni al Ministero Pubblico e prima 10 anni al Tribunale d’Appello. Oltre a ciò penso di poter portare nuove idee, un po’ di “aria nuova”. Sicuramente se del caso metterò tutto il mio impegno in questa sfida.

Pensa la sua carriera quale magistrato possa essere un vantaggio nella competizione?
Sicuramente può esserlo nella conoscenza delle istituzioni, come nella conoscenza del Paese, sia in quanto c’è di negativo che in quanto c’è di positivo.

Lascerà la Procura qualora entrerà in lista?
Si, sarò obbligato. Come procuratori non possiamo più chiedere un congedo. Se dovessi essere in lista dovrei rassegnare le dimissioni.

Mercoledì sera era ospite dell'Associazione Incontri Liberali in una conferenza in cui si è parlato del rapporto fra media, libertà di stampa e Giustizia. Quale bilancio si può trarre secondo lei di questo a volte travagliato rapporto?
In genere è un rapporto di buona collaborazione. Negli ultimi anni il ministero Pubblico ha visto l'introduzione dell'addetto stampa, che ora è stato inglobato nel servizio stampa della Polizia cantonale, in modo si possa avere una comunicazione uniforme e coordinata. Sicuramente con la maggior parte dei giornalisti abbiamo un buon rapporto.

In alcuni casi però, come ha avuto modo di dire durante la conferenza, alcuni giornalisti sono andati a suo avviso un po’ oltre nel rendere note alcune informazioni. Deve essere posto un limite a suo avviso o rischia di essere pericoloso?
Credo sua pericoloso. Noi abbiamo delle regole che dobbiamo rispettare per la comunicazione con il pubblico, dato che non possiamo rivelare quello che apprendiamo nell'esercizio della nostra funzione. Per i giornalisti è molto più facile, perché possono fare inchieste giornalistiche senza limiti. Mettere dei limiti però non è possibile, vige la libertà di stampa. Credo che il punto fondamentale sia il buon senso. Valutare che interesse può avere un'informazione e che interesse per il pubblico può avere rivelare un determinato dettaglio. È semplicemente un interesse dettato dalla morbosità o dalla curiosità, oppure è qualcosa di reale interesse o di aiuto (si pensi agli avvisi su fenomeni che possono preoccupare la popolazione) per l'opinione pubblica?

Quanto influisce invece l’attenzione mediatica per un determinato caso sull'operato di un procuratore?
Mette sicuramente sotto pressione il procuratore. Il giornalista è più facilitato a dare le informazioni al pubblico. Questo mette sotto pressione il procuratore. Deve accelerare il suo lavoro e anticipare i giornalisti, prima che l'opinione pubblica si sia già fatta la sua idea sul caso.