La sinistra è rimasta al "polpettone"

La sinistra è rimasta al "polpettone"

Novembre 13, 2017 - 11:49

Nell'odierno appiattimento informativo, la sinistra dovrebbe tornare alle Case del Popolo, in versione 2.0. 

Paradise Papers e il nuovo modo di essere giornale

Il vecchio mondo giornalistico, che basa la fusione del giornalismo d’inchiesta con la pubblicazione di opinioni, sta morendo.

È notizia (documentata) di questi giorni che i ricchi della Terra fanno affari senza pagare le tasse. I Paradise Papers sono un esempio di un giornalismo d’inchiesta importante, presente e fastidioso, che si propone come nuovo luogo di opposizione economica e sociale.

Sono dei colossi giornalistici a fornire il materiale umano necessario – e qualche volta ci scappa pure il morto, Malta docet. Non a caso, come ci diceva un anno fa il Tagesanzeiger.ch pubblicando i suoi dati: gli articoli che prendono più clic sono quelli di approfondimento, difficili, basati su dati e prove complesse. Mentre del verso del partito di turno interessa poco.

 

La Sinistra e la puzza sotto al naso

Colleghiamo questa cosa alla politica di Sinistra: i comunicati sui giornali sono sempre meno influenti. Eppure la Sinistra continua a giocare su quel terreno lì. E c’è un motivo: la Sinistra ha un approccio elitario e vacchio alla conoscenza. È così innamorata dei suoi libri (sacri) che non capisce che la conoscenza è ormai inaccessibile se non si hanno degli intermediatori virtuali.

Internet infatti offre uno spazio praticamente infinito di accesso alla conoscenza. Basta cercarla. Chiunque può farlo. Ma pochi riescono a interconnettere le cose che leggono online.

Quindi di per sè basterebbe scrivere un comunicato sul proprio sito e condividerlo su twitter, linkando i documenti importanti. Dedicandosi al secondo problema, più grande: la conoscenza basata sulla ricerca in google è completamente appiattita e decontestualizzata.

 

I video su youtube: scompare la storia, scompare il contesto

Basta guardare la lista dei “video consigliati” su youtube o le canzoni su spotify: tutto sullo stesso piano, impossibile capire a prima vista se si ha di fronte una cosa vecchia quarant’anni o di ieri. Il mondo contemporaneo si nutre di questo appiattimento informativo, di questa decontestualizzazione del sapere.

Anche i neofascisti su nutrono di questo appiattimento della Storia.

A questo fatto la reazione, non solo possibile, ma necessaria, è la creazione di nuove reti di intermediazione. E pure la politica di Sinistra deve inserirsi in questo gioco.

 

Marco Montemagno, che ne pensate?

Prendete i video di questo tizio, Marco Montemagno, che da Londra ci spiega un sacco di cose su come gira il mondo. Ad esempio questo, in italiano, sul problema dei Bitcoin.

 

Lui non mi pare di sinistra, anzi. Non dice nemmeno cose necessariamente vere. Ma ha un merito: fa da intermediatore della quotidianità. Piaccia o no, porta con sè una riflessione con delle affermazioni interessanti.

 

La contestualizzazione come nuovo luogo di dibattito politico

Montemagno ha un potenziale di contenuto politico. Crea contestualizzazione. Ci sono persone a me vicine, come l’amica Camilla che me lo ha indicato, che non disdegnano di dare un occhiata a cosa dice. Aiuta a orientarsi nel caos dell’informazione appiattita contemporanea.

Anche a sinistra si possono fare operazioni del genere, semplicemente politicizzandole un po’. I compagni sono invece inchiodati a un’idea vecchia e assurda di giornalismo.

 

Contro i polpettoni, per una comunicazione politica smart

Per l’amor del cielo, nessuno dice che non bisogna scrivere più, ma è assolutamente necessario variare i media e le forme utilizzati. A scrivere quei polpettoni allucinati, o anche fare video allucinanti solo sotto elezioni, al massimo fai come questa mia rubrica: crei opinione elitaria che non sposta un voto.

Se sommiamo che in Ticino si vive il paradosso che la sinistra cerca visibilità sul Corriere del Ticino (notoriamente di prorprietà democristiana con influenze liberiste), la Regione (notoriamente liberal-radicale), o 20 Minuti-Tio (corazzata Tamedia, che è di sinistra solo di facciata), ben si capisce il grado di desolazione.

 

L’intermediatore tra integrazione e opinione

Nel mondo del personalismo, della politica 2.0, a sinistra si è pensato di poter riproporre strutture di potere e di comando vecchie: ovvero i capi parlano con i giornali. Risultato: a sinistra guardano solo i pensionati e i docenti, ovvero gruppi già tutelati.

Per aumentare consenso e penetrazione bisogna invece tornare a fare quella proposta di intermediazione che facevano le “Case del Popolo” a fine Ottocento: integrazione e opinione.

 

L’integrazione come attività di base

L’integrazione sociale (parlo di tutti gli strati della società, a partire dall’integrazione internerazionale fino a quella delle madri sole o dei migranti) è quel lavoro certosino, silenzioso o rumoroso che porta nei luoghi dei conflitti sociali immediati.

Un esempio sono le brave Lisa Bosia ed Egea Zufolo, che han deciso di andare a vedere cosa succede direttamente fra la gente, fuori dalla comfort zone (http://bainvegnifugitivsmarsch.ch). Integrazione è fare società di base, attivismo, vita comunitaria.

 

L’opinione virtuale come attività di intermediazione

Dall’altro lato, oltre essere direttamente nella società concreta, è centrale fare opinione. Come si fa: con quei dannati oggettini che abbiamo in tasca. Ci si fa un video col Natel, una foto, eccetera. La politica poi mette a disposizione qualcuno che aiuti a coordinare e costruire materiale mediatico decente. Nasce la possibilità di farsi piccoli video di pochi minuti (3-4 minuti) parlando della quotidianità, ma connotandola politicamente.

Mi diceva una compagna di partito: ma io, che son di sinistra, ho cose troppo difficili da dire in così poco tempo. Mica dico cose facili come la destra.

Io la contraddico.

 

Parliamo del mondo, smettiamo di essere fighetti intellettuali!

Ragazzi, mica bisogna fare i grandi discorsi filosofici, nessuno vi chiede di essere Carlo Marx o Rosa Luxemburg. Vi si chiede di trovare un piccolo argomento di cui conoscete molto e cercare di trovare motivi per cui è utile connotarlo politicamente.

Non sono stupidaggini: la destra è ben presente su queste cose. Le chat di whatsapp di migliaia di ticinesi sono piene di cose parafasciste basate sulla quotidianità. Ma i ticinesi non guardano solo quelle perchè le preferiscono. È così perchè a sinistra non si offre roba molto interessante.

Chiaro: mica posso sparare su whatsapp un video di due ore di una conferenza di Umberto Eco! E bisogna comunque evitare stupidaggini come quel post su facebook del professore incazzato che ha comparato una votazione democratica ticinese su un paio d’ore di civica a un atto hitleriano...

Ma di cose interessanti da dire e da mostrare ce ne sono. Soprattutto se siamo esperti in una piccola cosa.

 

Teatri, discorsi, momenti: l’intermediazione si fa spiegando le cose piccole

Io sono convinto che a sinistra abbiamo qualcosa da dire, persino di bello. Raramente mi dimenticherò la freschezza di un teatro fatto da due giovani compagni socialisti al congresso di Chiasso del PS del 2010. Gesti e parole così semplici, eppure parlavano di vendita di armi all’estero. Era affascinante.

Se la sinistra si rifugia invece nel ridotto come sta facendo (tutti compresi, anche i vetusti compagni che ancora investono nei giornali delle ali del partito...), giocherà invece un ruolo sempre minore.

 

Guardiamo il cortile: in Italia non va meglio.

Le elezioni siciliane d’altronde ci danno due messaggi. Uno è che la coalizione dei neofascisti in italia ha il 40% dei voti, i grillini ne fanno il 35% da soli. L’altro è che la metà della popolazione non vota. In Ticino l’andazzo è identico.

Alcuni compagni (come scrivevo tempo fa) sostengono che per risolvere la situazione bisogna andare a giocare col populismo. Niente di più errore: noi sinistri siamo popolari per definizione. Non è il messaggio che è problematico, sono la forma e la presenza ad esserlo.

 

Tornare a comunicare nel mondo 2.0?

I primi che subiscono gli effetti dell’astenzione, ce lo si ricordi, sono i sinistri. Perchè non trovano canali di intermediazione, perchè non mobilitano. Eppure i canali ci sarebbero, considerando che tutti hanno accesso a internet sugli smartphone.

Mi viene quindi da proporre: invece di fare manifestazioni assurde come “ti aspetto fuori”, perchè non tornare a ragionare su integrazione e opinione? Bisogna però abbandonare idee vetuste della politica, e del giornalismo. Proviamoci, è più semplice di quel che sembra!

 

 

Filippo Contarini