La mascherina e la "sterilizzazione" dell'Islam

La mascherina e la "sterilizzazione" dell'Islam

Agosto 16, 2017 - 22:20

Fatta la legge trovato l'inganno, si potrebbe dire. Specialmente se la legge è concepita male e scritta peggio...

Permettetemi di dire “noi l’avevamo detto”. È notizia di ieri su ticinonews che ormai le signore che vogliono continuare a indossare il burka semplicemente si mettono una mascherina igienica come le turiste giapponesi “et voilà”, diventano irriconoscibili e si comportano in modo legale. Interpellato, il cantone riconosce che non sa che pesci pigliare (vedi qui).
Non ci voleva un nobel per capire che questo sarebbe successo. Certo, il provincialismo ticinese non ha aiutato, ma lo capiscono i tonni che se le turiste giapponesi possono usare le mascherine, allora anche le turiste arabe possono. Non a caso, sicuri che sarebbe successo, nel ricorso che abbiamo scritto Colombo ed io abbiamo discusso anche questa eventualità. Come sempre detto, non si sa se vinceremo perché il tema giuridicamente è molto complesso e noi molto inesperti. Ma speriamo che questa evoluzione aiuti a capire che questa legge va cancellata.
La legge ticinese sulla dissimulazione del volto, chiamata anche “legge anti-burka”, è stata concepita male e scritta peggio. È incapace di rendere efficace qualsiasi effetto sperato, si tratta di un prodotto voluto da mitomani ben conosciuti che pensano che si possa sostituire con semplici slogan una cultura giuridica figlia di secoli di compromessi.
Io faccio parte dei liberi pensatori (www.libero-pensiero.ch), un gruppo in prima linea nella questione della limitazione dell’avanzata religiosa nella società, anche quella islamica. Siamo i primi ad opporci agli islamisti e siamo contro la sessuofobia tipica delle religioni. La limitazione del burka è quindi una questione all’ordine del giorno per noi. Io personalmente ho sempre ritenuto il divieto di dissimulazione del volto una porcheria, siccome limita le nostre libertà occidentali senza riuscire a cambiare le condizioni materiali dell’imposizione religiosa degli islamisti. Gli strumenti da usare sono altri (ad esempio: creare un museo dell’emancipazione della donna, cosa che terrorizza chiaramente leghisti e ppdini). Il nostro ricorso vuole mantenere la nostra libertà occidentale sulla pubblica via, a fronte soprattutto delle libertà che le donne islamiste ancora hanno di coprirsi il volto (ad esempio con una banale mascherina igienica, come è da vedere).
Non a caso il ricorso si basava solo sulla costituzione svizzera (e non sulla CEDU) e non toccava la violazione della libertà religiosa, ma altri 13 articoli costituzionali che con la religione non hanno nulla a che fare. Sono i nostri diritti, e non i loro, ad essere stati violati. E, lo ribadisco, con la “legge anti-burka” la libertà delle signore islamiste di andare in giro con il volto dissimulato non è messa in discussione, i fatti sono là a dimostrarlo.
 
 
Filippo Contarini