Ps Ticino: sconfitti Bertoli e Ghisletta

Ps Ticino: sconfitti Bertoli e Ghisletta

Dicembre 17, 2017 - 15:56
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Il Ps Ticino era riunito oggi a Camorino per decidere la posizione del partito sulla riforma fiscale e sociale.

Referendum sì o referendum no? Alla fine vince la linea della direzione per il sì al referendum sulle misure fiscali previste dalla riforma. Via libera dall'assemblea alle misure sociali.
I socialisti ticinesi erano riuniti oggi per dirimere la questione che dall'ultimo comitato cantonale ha diviso in due il partito guidato da Igor Righini.
Il comitato cantonale dello scorso ottobre (vedi qui) si era pronunciato contrariamente alla riforma voluta dal Consiglio di Stato. In quell'occasione a smarcarsi dalla posizione decisa dal Legislativo del partito erano stati il consigliere di Stato Manuele Bertoli, e buona parte del gruppo parlamentare, in primis il granconsigliere Raoul Ghisletta.
Oggi per affrontare lo "spinoso" dossier dal punto di vista tecnico, c'erano il funzionario della Divisione dell'associazione sociale e delle famiglie Roberto Sandrinelli per la parte sociale, e la funzionaria della Divisione delle contribuzioni Anna Maestrini per la parte fiscale.
Dopo l'esposizione tecnica dei due funzionari si è passati ad un analisi più politica del "pacchetto"
Per la parte sociale ha parlato Pepita Vera Conforti, esperta per la parità fra i sessi, che ha difeso l'efficacia del pacchetto per quanto riguarda le misure a sostegno delle famiglie, definendole "indispensabili", e ha invitato a non lasciare la tematica delle famiglie e della conciliabilità lavoro-famiglia "nelle mani dei popolari democratici".
La parte fiscale è stata analizzata dal punto di vista economico-politico dal professor Sergio Rossi. I risparmi garantiti dal punto di vista fiscale alle persone facoltose non porteranno beneficio all'economia del Cantone, ha detto Rossi: c'è il rischio che vadano a surriscaldare il mercato immobiliare. Per il ceto medio questo comporterà una maggiore difficoltà ad accedere all'alloggio, ha argomentato il professore. Anche le imprese che beneficeranno degli sgravi di questo pacchetto, secondo il professore, non porteranno ricadute sul territorio: i maggiori utili verranno reinvestiti nei mercati globali.
 
In seguito ha preso la parola il presidente Igor Righini, che portando la posizione della direzione ha definito "pericoloso" il pacchetto proposto dal Governo. "Le politiche di defiscalizzazione", ha detto il presidente Ps in riferimento alla riduzione dell'aliquota sulla sostanza, "condurranno inevitabilmente al progetto della destra neo-liberale, fondato sulla riduzione e sulla privatizzazione dello Stato". Righini ha invitato l'assembla a schierarsi a favore del referendum sulle misure fiscali previste dal pacchetto, ed ad accogliere la parte sociale.
 
A portare la posizione del gruppo parlamentare è stata la granconsigliera Pelin Kandemir Bordoli, che ha difeso l'accordo raggiunto in sede di Commissione, che, ha spiegato la già capogruppo Ps, ha impedito l'inserimento di ulteriori sgravi nel pacchetto. "Abbiamo contenuto gli appetiti fiscali ed evitato ulteriori danni per le casse dello Stato", ha detto. La granconsigliera ha pure evidenziato come la totalità delle misure sociali sia finanziata dalle aziende, che beneficeranno degli sgravi. Senza la parte fiscale, tuttavia, è stato detto, non sarà possibile finanziare il fondo destinato a sostenere le misure sociali. La proposta del gruppo parlamentare è stata quella di esprimere una contrarietà di principio ai tagli fiscali, ma di lasciare libertà di voto sulla materia.
A seguire è stato presentato un emendamento firmato dal già consigliere di Stato Pietro Martinelli, dal già consigliere nazionale Werner Carobbio e dalla già presidente del Ps Anna Biscossa, che proponeva una "via di mezzo" per non spaccare il partito. L'emendamento prevedeva la formula secondo cui il Ps riteneva "giustificato" il referendum, ma non vi dava formalmente la sua adesione.
Dopo una lunghissima discussione, che ha visto gli interventi del Consigliere di Stato Manuele Bertoli, che ha ribadito la validità del pacchetto, della consigliera nazionale Marina Carobbio, contraria, di Martinelli e Carobbio (che hanno peronato la causa del loro emendamento), della municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi (favorevole al pacchetto), del vice-presidente Fabrizio Sirica, del capogruppo Ivo Durisch, e di molti altri esponenti socialisti, il consesso è andato al voto.
Nulla da fare per l'emendamento Carobbio-Martinelli-Biscossa, che è stato bocciato con 74 voti contrari contro 54. Nella votazione finale ha prevalso la linea della direzione ha favore del referendum, con 95 voti a favore, contro quella sostenuta dal consigliere di Stato Bertoli e dal gruppo parlamentare, che ne ha raccolti solo 39.