Il nazista della porta accanto

Il nazista della porta accanto

Maggio 20, 2017 - 09:42

Le giovani generazioni hanno dimenticato Primo Levi,  “La banalità del male” e i milioni di morti del nazismo?

Il figlio di un politico ticinese ha affisso un volantino nazista alla porta del locale WKND.
Purtroppo usare simboli nazisti è ormai considerato socialmente una ragazzata (così p.e. la ha definita tio.ch). Oggi si giochicchia con la retorica nazista. Lo ho visto al bar, lo ho visto giocando a inline hockey, lo ho visto persino in un ambiente protetto come gli scout: la quantità di battutine in elogio a Hitler è aumentata clamorosamente rispetto a una decina di anni fa. D’altronde su internet dal natel trovano infinite fonti di ispirazione.
I nostri giovani non conoscono nulla del nazismo. Incendio del Reichstag? Notte dei lunghi coltelli? I roghi dei libri? Loro non sanno nulla della persecuzione, della prigionia e dell’assassinio di ebrei e altri gruppi sociali. Non sanno che i nazisti costruirono i forni crematori perché assassinavano così tanta gente da non riuscire più a seppellirla nelle fosse comuni. Non sanno degli esperimenti di Mengele.
I nostri giovani non sanno cosa sia il libro “La banalità del male”, non sanno cosa sia il processo di Norimberga, non hanno letto Primo Levi, non sanno nemmeno dell’esistenza del rapporto Bergier sui rapporti fra Svizzera e nazismo.
Volete capirne di più di quel periodo senza testi pesanti? Leggetevi il fumetto MAUS, di Art Spiegelmann (qua la pagina wiki). Quando devo spiegare a voce cosa è stato il nazismo a un giovane gli dico: “Guarda Lugano. Ecco, ora pensa che tutti quelli che abitano la città, compresi i tuoi genitori, i tuoi zii, i tuoi, amici… ecco, pensali tutti morti nel giro di alcuni giorni. Tutti assassinati. E sai perché? Boh. In realtà non c’è nessuna motivazione. Li uccidi. E basta”.
Questo è stato il nazismo. Morte, e basta.
Non abbiamo più anticorpi, tutto è mescolato. Ormai i grandi intellettuali citano Carl Schmitt senza ricordare che era il maggior giurista nazista. E così il giovinotto luganese di buona famiglia fa volantini con la svastica. Cosa gli si insegna a casa? Cosa leggono? Chi li educa?
La cultura svizzera del rispetto, della proporzionalità, del compromesso, dove sta? La Svizzera non usava la simbologia tedesca, ma il giovane è così ignorante da non capire nemmeno la differenza fra Terzo impero germanico e democrazia.
Dobbiamo riflettere seriamente su cosa sta succedendo nella nostra società: è un problema del capitalismo avanzato, che rende la simbologia nazista solo un altro fenomeno consumista? Oppure significa che la malagestione del conflitto socioculturale scaturito dalla globalizzazione sta ricreando spazi di violenza nelle menti dei nostri concittadini?
Il nazismo è il momento di svolta della nostra cultura. Nel continente europeo tutto si è sempre mischiato, solo una cosa è stata proibita: il nazismo. Perché riuscire a dire “mai più” è un segno di civoltà. Perché il nazismo è morte, e basta.
La Svizzera, ancor di più, non è nazismo. Non lo è mai stata anche quando alcuni lo chiedevano. E mai dovrà esserlo.
 
 
di Filippo Contarini