Il Morel e la nostra società: oltre al divertimento

Il Morel e la nostra società: oltre al divertimento

Maggio 20, 2018 - 18:38

Qui sotto un articolo dell’amico Giorgio Cassina, bravo giovane sociologo all’Università di Zurigo. Penso sia importante aprire il Malleus Maleficarum a altre letture sociali, soprattutto se hanno qualcosa da dire sulla realtà che ci circonda.
 
Recentemente ho visto un video online riguardante lo Spazio Morel. Si trattava di un’intervista a dei giovani che davano il loro parere sull’eventuale chiusura del locale e sulla variegata vita notturna luganese. Riassumendo: le loro motivazioni erano “lasciateci divertire”.
Ora, vedo almeno due problemi connessi a quest’affermazione: da un lato l’inefficacia di quell’espressione porta inevitabilmente a una non-comunicazione tra politica e giovani; dall’altro il tutto si basa su una non-criticità tendenzialmente egoista ed ingenua verso i propri comportamenti e mostra quanto oggigiorno la (auto)riflessione sia sempre più un lusso.
Proviamo a ragionare portando il discorso ad un livello borghese-politico-sociale. Parliamo, dunque, di funzioni: il Morel e locali simili cosa offrono? Che tipo di cittadini forgiano? Che effetti hanno sulla società?
Il Morel, anzitutto, è un luogo di incontro e in quanto tale, di società (nell’ampio senso della parola dato che non vi è esclusività): permette alla gente di incontrarsi e parlare, scambiare idee ed interagire. È anche luogo di cultura e ciò lo dimostrano le mostre, i concerti e le conferenze. Ma soprattutto è un luogo di resistenza.
Senza dare alla parola “resistenza” una connotazione negativa, il Morel mostra e permette di sviluppare concezioni della realtà che non corrispondono necessariamente a ciò che mostrano discoteche, bar o feste del vino. Morel mostra anche il diverso, la non-tendenza. Morel permette dunque di mantenere la diversità nella società e allo stesso tempo riesce a colmare una polarizzazione della cultura per cui o vai al LAC o nulla, zero, sei un giovane che si “diverte”.
In aggiunta cosa mostra il Morel? Dimostra che in fondo l’autogestione può portare a cose belle e che i giovani sanno organizzarsi. Non è una questione di tolleranza, ma di capire che una società omogenea in cui i giovani non vanno solo in discoteca a divertirsi, può portare a dare più scelte ai giovani e a permettere ai cittadini di avere opinioni diverse e scambiarsi le idee interagendo. In fondo è un alleggerimento dei compiti della città; è un servizio culturale e sociale.
Una richiesta più valida sarebbe quindi: lasciateci riflettere, lasciateci parlare, lasciateci essere diversi, ma soprattutto, lasciateci arricchire la società con opinioni diverse.

Giorgio Cassina, Comano