Giudici, Bignasca e Cansani diedero il macello ai Molinari perché erano "bolscevichi"?

Giudici, Bignasca e Cansani diedero il macello ai Molinari perché erano "bolscevichi"?

Luglio 05, 2018 - 06:57
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Un comunicato dei molinari... ed ecco che il Macello diventa il tema caldo dell'estate.

Il Municipio di Lugano poche settimane or sono, ha comunicato che ha intenzione di investire 25/30 milioni franchi per ristrutturare l'area del Macello, oggi, in parte occupata dai molinari, che proprio in quel sedime da una quindicina di anni ospita il centro autogestito.
Chi sa bene come funziona come la politica comunale, sa che prima del 2020 non si muoverà nulla sul sedime del Macello. Allora perché è divampata la polemica contro gli autogestiti dei Molini proprio quest'estate?

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Certo in estate ci sono pochi temi politici, ma trasformare una non notizia (quella che a buona parte della classe politica luganese non piacciono i molinari), in un tema forte per l'estate ci sembra discutibile.
È bastato che l'assemblea dei Molini emettesse un comunicato stampa al vetriolo contro al Municipio e soprattutto al "vicesceriffo" Bertini (definizione loro), che dal sindaco Borradori al neopresidente della sezione del Plr di Lugano Tognola, sono scesi in campo, sui media, a dire che il "macello va restituito ai luganesi", che il csoa il Molino "non ha una proposta culturale particolarmente innovativa ed interessante".
Noi non siamo particolarmente competenti in materia per dire se ai Molini c'è un'offerta culturale innovativa o meno (e detto per inciso, per il nostro ragionamento è anche poco importante). Ci siamo limitati a pubblicare un'intervento di Filippo Contarini che invece a differenza di noi difende l'operato di questi anni degli autogestiti (vedi qui).
Ci permettiamo di dire che il ragionamento politico, a nostro modesto parere, dovrebbe essere un'altro.

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I molinari, non da oggi, ma da sempre, non fanno l'unanimità (tanto per utilizzare un eufemismo). Anche a sinistra non hanno sempre fatto il "pieno" di simpatie.
Ma non è che nel 2002 la situazione fosse radicalmente diversa. Dopo lo sgombero dal piano La Stampa sono arrivati al Macello mica perché la classe politica si era innamorata di loro.
Qualcuno vuole pensare che il terzetto composto da Giorgio Giudici, Giuliano Bignasca e Giovanni Cansani fosse un gruppetto "bolscevico" pronto a voler ricostituire la "Comune" parigina di Marx e Bakunin? Su via. Giorgio Giudici è sempre stato fiero di essere un esponente della destra liberale, Giuliano Bignasca si faceva chiamare "Nanozapata", ma con Marx e affini aveva poco da spartire e Giovanni Cansani era un buon "cattosocialdemocratico" abbastanza moderato. E dunque perché il terzetto si fece promotore della soluzione del macello? Semplice. Era "realpolitik, un adeguato pragmatismo politico.
Qualcuno si è dimenticato come i molinari erano, subito dopo la fine dell'esperienza al Piano della Stampa, una spina nel fianco all'allora Municipio? E la valutazioni di Bignasca, Cansani e Giudici non erano legate alla loro offerta culturale!